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Televisione

Enrico Bertolino torna in tv con Wikitaly

La nuova trasmissione è una sorta di lettura approfondita dell'ultimo censimento Istat, per ridere (e riflettere) sull'italia dei panieri vuoti

Enrico Bertolino (Credits: Ufficio Stampa)

Enrico Bertolino, milanese doc classe 1960, è quello che Petrolini avrebbe definito "un comico mica da ridere". Simpatico, caustico e attento alla realtà che ci circonda e che, a ben guardare, con lo sguardo lieve del disincanto, sa anche far sorridere. "Ognuno deve fare seriamente il proprio mestiere, anche quando è comico" spiega Bertolino, presentandoci  il suo nuovo programma: "Wikitaly", sorta di lettura televisiva e approfondita dei dati dell'ultimo censimento Istat, che tra il serio e il faceto occuperà il palinsesto di Rai 2 ogni giovedì alle 23.35.

Questo nuovo programma fotografa gli italiani, cosa che lei ha fatto spesso nei suoi monologhi sia in teatro che in tv.  Com'è questo italiano medio di oggi?
"Appunto, è medio. È quello che a volte si dice "potrebbe fare ma non fa", secondo il modello scolastico: "è molto vivace ma non si applica"... La figura che ne esce, non tanto dal mio programma quanto dai dati dell'Istat, è quella di un italiano che è molto meglio di coloro che lo governano - e già questo è un dato positivo - ma è molto peggio di quello che si aspetta di essere considerato: noi vorremmo essere sempre i migliori, ma analizzando alcuni dati i migliori non lo siamo più per vari motivi. Non è solo la produzione industriale, adesso tutti parlano del termine spread..."

E la maggior parte delle persone non sa neanche cos'è, lo spread...
"Non c'è trasmissione televisiva in cui non ci si colleghi per sapere quant'è lo spread... "350? Ah, bene!" come se fosse un dato risolutivo, ma spesso anche il conduttore  che fa la domanda non sa cosa sia, lo cita perchè è un riferimento economico. Una volta era il paniere, infatti noi riporteremo in puntata il paniere, proprio la cesta con dentro i prodotti. C'è stata una fase di  euforia, in cui non ce lo si poteva permettere ma ci si fidanzava sul Titanic e adesso c'è una fase di consapevolezza che è molto più difficile, ma nella quale di solito l'italiano dà il meglio. Ci vuole reattività, certo, ed è un po' sopita da anni di scarsa partecipazione attiva nella vita sociale del Paese e - devo dire - questo a causa della sua classe dirigente che ci ha fatto disamorare totalmente dall'esprimere il nostro pensiero"

Un giudizio sul premier Monti?
"Guarda, è l'unico che ha preso il cerino in mano  e merita rispetto solo per questa roba, anche perché é un cero di Gubbio... Ogni volta che lo criticano e gli tirano la giacca e lui si gira per ripassare il cero perché i ceri - come lei sa - una volta che sono accesi colano cera calda, non c'è nessuno che nonostante urli e sbraiti sia disposto a prendersi il peso.
Il PD è terrorizzato all'idea di governare questo Paese,  il PDL continua a fare cose propagandistiche, Casini come sempre fa l'ago di una bilancia senza pesi, perché non so quanta gente rappresenti, e poi ci sono i cosiddetti estremisti che entrano a destra ed escono a sinistra e viceversa.

E di Matteo Renzi cosa mi dice?
"Lo considero una figura interessante perché poi ha dietro una persona come Giorgio Gori che è stato il miglior direttore di rete su Mediaset degli ultimi 10 anni in quanto a competenza, è uno che sa di cosa parla. Il problema è che non so se è il momento... Silvio scendeva in campo, lui scende in camper: ognuno sceglie le sue modalità"

Parliamo anche dei colleghi: Beppe Grillo.
"È il voto di protesta che monta nelle persone, ho letto l'articolo che avete pubblicato su Panorama: ci si espone, è quello che ha fatto la Lega all'inizio, sono partiti di rottura che partono da una base di protesta con dietro delle idee perché credo che Grillo abbia delle ricerche solide, non sono dati campati in aria o delle boutade... Però da lì in poi si rischia di degenerare, di fomentare la piazza quando la protesta è incontrollata. È la sindrome di Robespierre: nel 1761 scrisse un discorso contro la pena di morte che pronunciò davanti all'Assemblea Costituente francese e poi diventò Massimiliano Robespierre il Ghigliottinatore. Bisogna fare molta attenzione alle doppie vesti"

La manca, dal punto di vista satirico, Berlusconi?
"Grillo dà una speranza a tutti noi comici di andare al Governo prima o poi (sorride)... Ma quello che c'era prima era bravo anche lui, quel Silvio... Averne come lui, un comico in Svezia rischia di suicidarsi. Già non c'è il sole, se poi manca lo stimolo governativo è la fine"

Scenderebbe mai in politica in prima persona?
"No, per carità, farlo adesso che non c'è neanche più modo di corrompere ed essere corrotti.. Non mi piacciono le ostriche, sono a dieta, non bevo champagne ma - grazie a Dio - vado avanti a prosecco, quindi me la posso cavare benissimo così... Seriamente, per fare il politico oggi bisognerebbe farlo come Maurizio Cevenini, quello che doveva diventare sindaco di Bologna e che purtroppo si è suicidato. Se uno leggesse la lettera di Cevinini ai bolognesi scritta nel 2010 probabilmente avrebbe un'idea di cosa vuol dire essere al servizio dei cittadini: i sindaci sono rimasti gli ultimi a venire giudicati dai propri elettori, tra porcellum e menate varie, voti uno che è a sinistra e te lo ritrovi a destra, per non parlare del Gruppo Misto: un abominio che non esiste nemmeno in Botswana. Ci sono i vari Straguadagno, Rosy Mauro, Scilipoti, gente in attesa della pensione a spese di Pantalone. Devono finirla lì, sennò un giorno la gente prende il forcone e lo tira dietro a tutti"

L'Italia è, secondo lei, un paese pronto alla rivoluzione?
"Ma no, grazie a Dio no, noi siamo l'ultimo paese del Nord Africa che non si è ribellato. Perchè non ci hanno ancora messo alla fame. Quando la gente comincerà a vedere qualche bancone dell'Esselunga vuoto e gli altri che vanno in giro e ridono, quando l'evasore ti passerà davanti con la Bentley e tu farai fatica a pagare il bollo della Panda, magari qualcuno comincerà ad arrabbiarsi. Noi abbiamo distrutto un ceto medio mentre in altri paesi lo hanno fatto crescere. Il Brasile, ad esempio (paese a cui Bertolino è molto legato perché la compagna è brasiliana, la figlia Sofia ci e nata 3 anni fa e lì aiuta con una Onlus i bambini meno fortunati, ndr), sta diventando una potenza mondiale perché ricostruisce il ceto medio, quella classe che vuole diventare ricca partendo dalla povertà"

Giochiamo al censimento del 2023. Come se lo immagina?
"Immagino che ci saranno alcuni italiani in mezzo a molte persone che vengono dall'estero. Quindi ci sarà un'integrazione ancora più forte. Più che immaginarlo, lo auspico perché, quando uno legge il libro di Deaglio o altri, poi ci crede che se l'Italia all'improvviso si svegliasse senza extracomunitari sarebbe un paese paralizzato"

Bertolino, lei ha fatto molte dotte citazioni. Essere così intelligente è un vantaggio o uno svantaggio per un comico?
"Non lo chieda a me, perché non lo sono (ride)... A me piace molto il concetto latino di intelligenza, intus-legere, nel senso di leggere dentro: allora si, è molto importante per un comico leggere dietro la realtà delle cose, per fare satira di costume come la voglio fare io  e restare un po' sopra le parti.

Parla di numeri e percentuali, in "Wikitaly". Si dia un voto.
"Un 6 e mezzo. Che è molto di più del 5/6 che mi davo prima. Son cresciuto. Ma un 7, la sufficienza piena, bisogna meritarsela"

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