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Televisione

Emmy Award: trionfano i serial amati da Obama

Tanto glamour e poche sorprese all'edizione numero sessantaquattro degli Oscar della tivù. Ecco il commento di un esperto.

Emmy Awards

Tra i premiati anche Julianne Moore che in Game Change, che ripercorre la storia di Sarah Palin – Credits: (La Presse)

Tra glamour hollywoodiano e trionfi annunciati, è scivolata via rapida l’edizione numero sessantaquattro degli Emmy Awards, appuntamento imperdibile per i (tanti) cultori di serial e sit-com. I vincitori assoluti? Homeland per i drama e Modern family, per il terzo anno consecutivo miglior sceneggiato comico. Un’edizione ad alto tasso politico, stravinta dalle serie più amate da Barack Obama. Panorama.it ha chiesto un commento a Leo Damerini, co-fondatore dell’Accademia del Telefilm e Direttore Artistico del Telefilm Festival di Milano, che compie dieci anni e torna in una vesta completamente rinnovata.

Leopoldo, nel tuo blog hai scritto: “Emmy Awards sempre più come i Telegatti”. Spiegaci.

E’ una battuta per dire che, un po’ come accadeva al Gran Premio della Televisione, i vincitori erano abbastanza scontati: il trionfo di Homeland e di Modern Family era già scritto. In questo senso, candidarli al fianco di serie “minori” ha spianato la vittoria a queste due serie.

Molti commentatori hanno parlato di edizione politica.

Gli Emmy delle ultime edizioni rappresentano la cartina di tornasole della politica americana: annusano il cambiamento e qualche volta lo anticipano. Quest’anno il clima di vigilia della elezioni Presidenziali ha influito: da una parte c’è stata la vittoria dei serial amati da Obama, dall’altro si sono delineate alcune novità che potrebbero movimentare i giochi il prossimo anno.

Partiamo da Homeland, miglior serie drammatica, trasmessa in Italia su Fox: dopo quattro anni ha scalzato dal podio Mad Men.

E’ molto seguita e ben scritta. In più al centro della trama c’è un intrigo legato al rischio di un attentato: gli sviluppi internazionali e le minacce oltreconfine di questi giorni lo rendono estremamente attuale. Obama ha per altro confessato di recente di essere un grande fan di Homeland.

Poi c’è Modern family, miglior serie comica, con la sua trama cucita tra famiglie allargate e coppie gay.

Questo è senza dubbio un altro premio “obamiano”: parliamo di una sit-com che dà voce alle differenze e alla multietnicità, sempre con grande ironia e divertimento. E’ la rivincita di un genere, la situation comedy, che per molti anni era rimasto sottotraccia. Ieri ha portato a casa il premio come miglior serie brillante, migliori attori protagonisti e miglior sceneggiatura.

Per il prossimo anno dobbiamo aspettarci qualche novità?

Secondo me ci sono due serie che rischiano di sparigliare i giochi: American Horror Story e Girls, unica vera novità tra le nomination di quest’anno, per certi versi molto più meritevole di Modern family, che ha perso appeal.

C’è spazio per queste serie nel mercato televisivo italiano?

Certo. Molte si vedono sui canali satellitari, Homeland ad esempio su Fox, altre passano sulla tivù generalista come Downton Abbey - che ha conquistato la statuetta per la miglior attrice non protagonista - trasmessa su Rete 4. C’è un’Italia a due velocità: da una parte gli appasionati alle fiction dei vari Garko e Arcuri, dall’altra un pubblico che cerca qualcosa di diverso, di più strutturato. Da Nip and Tuck in poi, ci siamo molto evoluti: siamo diventati più esigenti e capaci di decrittare anche drama e serial intensi e sofisticati.

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