Televisione

Caso Paola Perego e ragazze dell'est: che brutta questa tivù

La sfida delle reti tra informazione e intrattenimento, tra fare ascolti e contenere i costi porta a prodotti senza qualità dove si straparla senza sapere

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La conduttrice Paola Perego nello studio del programma Rai "Parliamone...SABATO", Roma, 10 settembre 2016. – Credits: ANSA/MASSIMO PERCOSSI

"Un errore folle, inaccettabile". Lo ha definito così, senza mezzi termini, il presidente della Rai Monica Maggioni: il servizio e il talk dedicato alle "donne dell'Est" all'interno di "Parliamone Sabato", il programma condotto da Paola Perego che la Rai ha deciso di chiudere, è un dimenticabilissimo momento di tivù.

Un errore allo stesso tempo di forma e di sostanza, in cui si sono mischiati in maniera memorabile la figuraccia, il "luogocomunismo", il sessismo e la tuttologia spinta, creando un "mappazzone" televisivo difficilmente digeribile. 

Parliamone sabato, tra stereotipi e sessismo
Non ci voleva un genio ad immaginare che la lista con "i sei motivi per scegliere una fidanzata dell'est" avrebbe sollevato un polverone mediatico di quelli clamorosi, nel quale la politica è entrata a gamba tesa (e in maniera trasversale). Tra cliché ritriti e sessismo strisciante, gli errori sono stati molteplici: è evidentemente mancato un controllo a monte, c'è stata una scelta autorale incomprensibile e si è usato un "vademecum" tratto da un sito satirico - perché non lo si è specificato a dovere - per imbastire un talk che invece pretendeva di essere serioso. 

"Il problema non è una battuta inconsapevole, ma la costruzione di una pagina su un tema del genere: è un'idea di donna che non può coesistere con il servizio pubblico", ha tuonato la Maggioni. Peccato però che in studio fossero anche presenti una ragazza dell'Ucraina e una della Siberia che hanno confermato alcuni dei punti della lista e che persino gli opinionisti - i quali meritano una riflessione a parte - non abbiamo proferito parola contro quell'accozzaglia gli stereotipi da bar.

Dove sta andando l'infotainment
Si scrive infotainment, si legge "informazione-spettacolo". Mentre è in atto il massacro contro Paola Perego - può aver gestito male la situazione, ma ci sono conduttori e conduttrici che fanno una tivù molto più becera e a cui si perdona tutto - in molti fingono di non vedere il vero punto nodale di tutta la questione, ovvero dove sta andando questo genere di tivù.

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Un fermo immagine tratto dalla rubrica Parliamone sabato, condotto da Paola Perego su Rai1 - 18 marzo 2017 – Credits: ANSA/RAIUNO

Perché, è inutile spostare il problema: da tempo l'infotainment è sfuggito di mano, si è perso il controllo, ed è una macchina che ormai da molti anni sbanda tra eccessi, cronaca nera, spettacolarizzazione del gossip e racconto seriale del dolore, in una commistione di linguaggi che fagocita tutto. 

Se si vuole essere onesti intellettualmente occorre allargare la visuale e non fermarsi al clamoroso autogol di Parliamone sabato, contenitore pop che, al netto dello scivolone dell'ultima puntata, non hai mai peccato di cattivo gusto. Le colpe, se di colpe si vuole parlare senza "moralisteggiare", sono molteplici e toccano tutto il comparto infotainment: c'è un problema di controllo dei contenuti (ogni programma ha una catena decisionale), di scelte editoriali, di deontologia e poi di un avvitamento del binomio costi-ascolti. Perché le emittenti tv hanno ormai budget ridotti e con quei pochi soldi devono riuscire a portare a casa buoni dati e tenere alta l'asticella dello share. A rimetterci, molto banalmente, è sempre più spesso la qualità

I tuttologi da salotto tv
Intercambiabili, trasversali, "prezzemolini" e tuttologi. Gli opinionisti tv sono un pezzo di arredamento fisso dei salotti a trazione infotainment: che siano showgirl sul viale del tramonto, influencer prestati al piccolo schermo, volti tv, giornalisti, personaggi in cerca d'autore, un posto davanti alla lucetta rossa non si nega ormai a nessuno. Molti, non tutti, con la stessa sfacciataggine parlano del delitto di Avetrana e un minuto (o un canale) dopo del vestito di Kate Middleton. Il risultato? Spesso una serie di ovvietà un tanto al chilo.

Con una serie di perle imbarazzanti. Come quella pronunciata dall'attore Fabio Testi, sempre a proposito delle donne dell'est: "Se per caso l’uomo italiano ha qualche difficoltà nell’approccio finale con la donna, la brutta figura la fa l’uomo. Mentre se una donna russa vede che l’uomo non riesce a ottenere l’orgasmo, è lei che si sente in colpa". Urge cambiare il tiro, finché si è in tempo.

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