Televisione

Barbara Boncompagni: "L'intuizione alla base di un programma di successo"

L'autrice tv ci porta dietro le quinte di Paint your life e I menù di Benedetta. "Anche in tempi di crisi, la tivù deve continuare a sperimentare"

Barbara Boncompagni

Barbara Boncompagni, l'autrice tv è stata una cantante negli anni '80 – Credits: (ufficio stampa)

Se la creatività è una questione genetica, Barbara Boncompagni ne è la conferma. Cresciuta a pane e televisione da papà Gianni - il divino Gianni Boncompagni – ha archiviato in fretta la carriera televisiva e quella di cantante, per tuffarsi nel dietro le quinte della tivù. "Mai avuto la febbre da lucetta rossa" dice. Oggi è una delle autrici più richieste del mercato televisivo e firma svariati alcuni format culto, tra cui Paint your life, che incassano il pieno d'ascolti. Panorama.it le ha chiesto come si costruisce un programma acchiappa share.

Barbara, come nasce un programma di successo?

La formula chimica non esiste. Basta un’intuizione, altre volte bisogna puntare sulle passioni personali. Come nel caso di Paint your life, che è nato da una mia esigenza. In casa dipingo, monto, sposto, sono sempre in movimento: per me è uno sfogo creativo totale.

Tra un découpage e una stuccatura, ecco la folgorazione.

Ho pensato: perché non farne un programma? E mi sono inventata un Art attack dei grandi. E’ la mia creatura e ne vado fiera. Siamo all’ottava edizione, abbiamo fatto un libro e da quando Real Time è passato al digitale il pubblico è raddoppiato.

Quanto conta individuare il personaggio giusto?

Bisogna avere le idee chiare su ciò che si cerca. Per Paint your life non volevo una conduttrice finta, ma una che sapesse fare. Quando abbiamo trovato Barbara Gulienetti ho capito che era la persona giusta: è una grande decoratrice, una professionista ed è perfetta davanti alle telecamere.

Quando hai iniziato a fare l’autrice?

Ho perso il conto (dice ridendo). Ho esordito a 17 anni come conduttrice, ma ho scoperto presto di non avere la febbre della lucetta rossa. La tivù è il mio habitat naturale, anche per familiarità, ma sto meglio dietro le quinte. Così ho fatto tutta la gavetta, dalla redattrice alla responsabile delle musiche, fino a diventare autrice. Dal 2001 lavoro in esclusiva per Magnolia.

La tivù ai tempi della crisi. E’ difficile realizzare un buon prodotto con budget sempre più sottili?

Si stringono i denti, magari si lavora con un redattore in meno, oppure si registrano quattro puntate anziché tre. Fatichiamo un po’, ma ci organizziamo. La mia fortuna è lavorare con Magnolia e con canali satellitari che hanno strutture molto agili anche a livello organizzativo.

Perché le generaliste sembrano soffrire di più in questa fase?

Perché appena mancano i professionisti, casca tutto. Per fare prodotti di un certo livello serve un gruppo di lavoro all’altezza: se hai un team ristretto ma composto di gente competente, ce la fai, sennò è un disastro.

Si dice sempre che nella tivù di oggi latitano le idee.

E’ difficile proporre cose nuove, perché è già stato fatto e detto tutto. Inventare nuovi format è complicato e poi le tivù non rischiano: preferiscono fare un format testato in tutto il mondo piuttosto che imbastirne uno da zero. Anche se ci sono, per fortuna, dirigenti che hanno ancora voglia di sperimentare.

In questo periodo hai in ballo tre programmi di cucina.

Ho riversato un altro mio grande interesse nel lavoro: sono una cuoca appassionatissima, da sempre.

In tivù si spadella a tutte le ore. Il genere che continuerà a funzionare?

In Italia funzionerà ancora per un bel po’ di anni. La cucina è un antistress molto forte, idem i programmi che se ne occupano. Nelle società dove lo stress è alto, la gastronomia ha un grande spazio. Penso al Giappone: lì l’80% del palinsesto è fatto da programmi di cucina.

Sei autrice di Cuochi e fiamme, uno dei programmi più visti di La7d.

L’idea nasce da un format, poi ci abbiamo lavorato per riadattarlo. Piace perché s’impara a cucinare in un clima rilassato. Simone Rugiati è smart, veloce. La giuria, perfetta, fa il resto.

E’ tuo anche Cucina con Ale su Real Time. Ora però Alessandro Borghese trasloca a Sky.

Non so quando partirà il suo nuovo programma. Finora è andato molto bene: è interessante l’estrema eterogeneità del pubblico che lo segue, dalla casalinga all'impiegato.

Di cucina in cucina, firmi anche I menù di Benedetta.

Sto già seguendo lo start up della seconda edizione. Ci saranno delle novità, visto che andremo in onda dalle 18 e 30 alle 19 e 30, che è uno slot molto competitivo. Per ora non posso dire molto, ma mentre Benedetta cucinerà, ci saranno delle persone che le faranno compagnia.

Come te lo spieghi il “fenomeno” Parodi?

La chiave del successo è Benedetta stessa. La sua forza sta nel proporre ricette semplici senza avere l’ambizione di fare una cucina stellata. Dà dritte che possono risolvere il problema di ogni donna: “Che cucino stasera a marito e figli?”. Sembra una banalità, ma non lo è.

Tuo papà che dice dei tuoi programmi? Li guarda?

Ogni tanto. Ma lui è oltre: in generale non guarda molta tivù, a parte Rai Storia e pochi altri canali. Tanti programmi lo annoiano, altri li trova orrendi. Preferisce ascoltare la musica classica.

Ti piacerebbe fare l’autrice dell’Isola dei famosi?

No. Preferisco fare produzioni più piccole e cambiare ogni quattro o cinque mesi. Il mio lavoro ideale? Fare lo start up di tutti i programmi nuovi, forse perché sono del segno dell’Ariete e mi stufo facilmente, non sono costante.

Diresti no anche a X Factor?

La musica è la mia grande passione dunque X Factor lo avrei fatto volentieri, ma stare fissa sei mesi a Milano diventerebbe difficile. Però seguo i casting.

Dimmi un programma del passato che avresti voluto scrivere tu.

Tanti. Ma preferisco guardare al futuro: sono sempre in fermento e lavoro a nuovi progetti, anche per Real Time. E ho un sogno: che si realizzi una nuova versione di Chef per un giorno. Per me è uno dei programmi più carini che ho scritto.

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