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Sport

Valentina Marchei: sul ghiaccio è nata una stella

La quattro volte campionessa italiana di pattinaggio di figura gareggia nel Gran Prix e sogna le Olimpiadi

La campionessa di pattinaggio di figura Valentina Marchei (Credits: DNA Sport Consulting)

Forse il talento è davvero una questione di dna. Valentina Marchei, 26 anni, milanese, è la campionessa italiana in carica nel pattinaggio di figura, titolo che ha vinto quattro volte. In questi giorni l'atleta della Sesto Ice Skate di Sesto San Giovanni è impegnata nella seconda tappa del Gran Prix a Mosca e, proprio a Mosca, papà Marco ha gareggiato alle Olimpiadi del 1980, azzurro della maratona anche a Los Angeles 1984. Certo, le discipline sono diverse, ma viene naturale pensare che Marchei junior abbia ereditato la passione per lo sport e lo spirito battagliero per la competizione da Marchei senior. Non a caso Valentina sogna di seguire le orme del padre: partecipare ai Giochi, nel 2014 a Sochi.

Avrebbe avuto uno straordinario allenatore in casa, se avesse scelto la maratona, invece ha preferito il pattinaggio. Come mai?

La corsa non mi ha mai attirato, a differenza di mio fratello che l’ha praticata a un buon livello. Cosa ha di speciale la mia disciplina? Da piccola cantavo e ballavo davanti allo specchio e, in occasione delle feste, preparavo mini spettacoli per la famiglia. Sul ghiaccio ho realizzato il mio sogno: non canto – sono troppo stonata! – ma, in pista, credo di aver imparato a recitare e a muovermi bene a tempo di musica. Diciamo che sui pattini trova il spazio ideale la ballerina che c’è in me.

Quando ha cominciato a dedicarsi alla sport?

A 7 anni: mi ero avvicinata al pattinaggio a rotelle nelle Marche, dove trascorrevo le vacanze. Mi divertivo molto e desideravo proseguire l’attività a Milano, peccato che vicino a casa non esistessero piste. Così ho provato con il ghiaccio ed è stato amore a prima vista.

Suo padre è stato un atleta di alto livello: una lezione che le ha insegnato?

Non mollare mai: lui, grande maratoneta, ne sa qualcosa, una corsa delle sue misura 42 chilometri! Non a caso il mio motto è “never, never, never give up”: da papà ho imparato a non arrendermi davanti a niente, che si tratti di un infortunio o di una sconfitta amara, e ad apprezzare lo sport, perché aiuta a crescere. È una scuola di vita, di lealtà, di rispetto verso se stessi e gli altri.

Sua madre che ruolo ricopre nella sua carriera?

Mia mamma è fondamentale: come mio papà, ha sempre condiviso e supportato le mie scelte, senza forzature.

E nella vita?

Mamma è interprete, ma ha sempre messo il lavoro in secondo piano per dedicarsi alla famiglia; a me e ai miei fratelli, siamo tre, ha insegnato le lingue, affinché diventassero uno strumento per aprirci al mondo. Con lei ho un rapporto splendido: ovunque mi trovi, ci sentiamo decine di volte al giorno. Litighiamo anche, però lei è pronta ad ascoltarmi in qualsiasi momento, a qualsiasi ora del giorno e della notte. Sapere che c’è, anche se l’oceano ci divide, ora che abito a Detroit, mi dà grande sicurezza.

Come si trova negli Stati Uniti?

Benissimo: a Detroit c’è un grande gruppo multietnico di atleti con i quali vado d’accordo. Non sono soltanto i miei compagni di allenamento ma anche i miei amici; anzi, la mia seconda famiglia. Dal punto di vista del lavoro, poi, mi piace potermi allenare in serenità senza pressioni, senza pensieri, concentrata su ciò che devo fare.

Dopo due anni di permanenza, sente ancora la mancanza dell’Italia?

Eccome! Mi manca tutto, la famiglia, gli amici, il calore della casa. Eppure, la lontananza non mi pesa: soltanto se mi alleno in America, posso provare a realizzare l’obiettivo che mi sono prefissata.

Fino a quando vivrà a Detroit?

Di sicuro fino al 2014, quando si svolgeranno le Olimpiadi di Sochi: è questa la meta per cui lavoro.

E quanto lavora per raggiungere questa meta?

Cinque ore ogni giorno, di cui tre sul ghiaccio. Risultato? Devo affidarmi a dosi massicce di Tropicanta, un liquido che evita l’irritazione della pelle causata dal freddo.

Il resto del tempo come lo trascorre?

Quando rientro a casa nel pomeriggio, studio per laurearmi in scienze motorie. Durante il periodo di gare, da settembre a marzo, le uscite serali sono limitate a qualche film al cinema o a cena da amici: non posso stancarmi in discoteca fino a notte fonda, ne risentirebbero gli allenamenti. E poi, capita che faccia la babysitter ai figli dei miei coreografi, Pasquale Camerlengo e Angelica Krilova: i bimbi sono simpaticissimi e mi diverto molto.

Con le faccende domestiche se la cava?

Nessun problema: non vivo con i miei genitori dal 2008, ho dovuto per forza imparare a badare a me stessa! A dire la verità, telefono ancora a mamma per chiederle dei consigli, quando devo caricare la lavatrice o mi metto ai fornelli: lei è una cuoca fantastica e, all’inizio, mi spiegava addirittura le ricette via skype, passo per passo!

Negli Stati Uniti ha trovato anche l’amore?

Vuole sapere se sono fidanzata? Rispondo come su Facebook: “situazione complicata”.

Allora ci dica almeno com'è il suo ragazzo ideale.

Alto, capelli scuri e occhi chiari, carattere forte e determinato. In un uomo mi conquistano lo sguardo, l’intelligenza e la simpatia.

Identikit preciso: lei come si descriverebbe?

Solare, ambiziosa, determinata.

È soddisfatta del quarto posto ottenuto a Seattle, una ragazza ambiziosa e determinata come lei?

Molto soddisfatta. Sapevo di essere pronta, ma quando ho letto i nomi delle concorrenti ho pensato subito che sarebbe stato difficile scalare la classifica. La mia gioia è essere riuscita a fare bene in gara quello che ogni giorno mi riusciva in allenamento. Non avevo ambizioni di piazzamento, solo di eseguire due esercizi senza errori. E il risultato è stato un bel regalo.

Il suo traguardo sono i Giochi del 2014; per questa stagione, invece, quali obiettivi si pone?

Migliorare progressivamente, gara dopo gara e aggiungere qualche difficoltà tecnica per puntare in alto agli Europei e guadagnami il pass per Sochi ai Mondiali: i prossimi Campionati del Mondo a London, in Canada, serviranno proprio per la qualificazione olimpica.

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