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Thiago resta, un sacrificio da 100 milioni di euro

Cosa c'è dietro il no di Berlusconi alla cessione del brasiliano al Psg. Bilancio non risanato, aumento di stipendio e campagna acquisti azzerata. E il Barcellona...

I tifosi del Milan ringraziano Berlusconi – Credits: La Presse

Ora che il tormentone si è concluso con il colpo di scena più atteso (e nemmeno tanto a sorpresa visto i precedenti) sarà utile fare qualche riflessione sulla scelta del Milan di trattenere Thiago Silva sfidando la logica economica del bilancio da risanare e di una situazione di crisi che imporrebbe sacrifici. Ha deciso Silvio Berlusconi perché così deve andare in una società in cui c'è un padrone unico che alla fine di ogni anno si assume l'onere di coprire eventuali passivi. I soldi sono suoi e nessuno può discutere che sia lui ad avere l'ultima parola. Adriano Galliani ha spiegato bene questo passaggio nelle ore convulse del fallimento della trattativa e i tifosi del Milan faranno bene a tenerlo a mente quando, presumibilmente anche tra qualche settimana, si sentiranno magari delusi per mancati acquisti di presunti top player. Ecco allora una serie di riflessioni da appuntarsi per cercare di non lasciare zone d'ombra.

LE VERE CIFRE DELL'AFFARE - Berlusconi ha svelato la reale consistenza dell'offerta del Paris Saint Germain. Non i 50 milioni di euro di cui si era favoleggiato e nemmeno i 40 più bonus che qualcuno aveva azzardato. Alla fine Leonardo aveva messo sul tavolo un assegno da 46 milioni di euro tutto compreso. Per il Milan sarebbe stata un'operazione complessiva da 82 milioni di euro (tra cash e ingaggio risparmiato fino al 2016) con una plusvalenza di circa 30 milioni di euro. Cifra seconda solo a quella messa a bilancio da Moratti un anno fa cedendo Eto'o all'Anzhi.

UN SACRIFICIO DOPPIO - In realtà il conto è ancora più salato perché, come il procuratore di Thiago Silva si è incaricato di sottolineare subito, ora il brasiliano passerà alla cassa. Se il suo valore di mercato è così alto il suo stipendio non può essere di poco superiore ai 4 milioni di euro netti a stagione. Non arriverà ai 9,5 ufficiali di Ibrahimovic ma si dovrà attestare intorno ai 7,5 (15 al lordo) sempre tenendo buona la scadenza del 2016 già in essere. Per il bilancio del Milan significa stanziare da subito una somma pari a circa 24 milioni di euro per adeguare l'ingaggio al giocatore. Soldi che ci sono, considerati i big in partenza, ma che rappresentano un passo indietro sulla strada del contenimento del costo del personale. Galliani lo sa, ma sa anche che la richiesta del procuratore non è eludibile.

LA SERIE A NON SVENDE - A Berlusconi dovrà dire grazie tutto il campionato italiano perché veder partire l'ennesimo fuoriclasse sarebbe stato un ulteriore colpo alla nostra credibilità. Un anno fa toccò a Sanchez, Pastore ed Eto'o. Ora, perso Lavezzi, si tornerà a parlare di Sneijder. Il ridimensionamento del nostro movimento è nei fatti e di questo passo non potrà non cominciare ad avere ripercussioni anche sugli incassi da diritti tv (che crescono) dopo il calo delle presenze negli stadi (-7,5% nell'ultimo campionato.

TRANQUILLIZZATI IBRA E GLI ALTRI - "Non abbiamo trovato un sostituto all'altezza" ha spiegato Berlusconi. Non c'era, ma la verità è che i vertici societari si sarebbero anche accontentati di reinvestire una parte dei 46 milioni di euro incassati mentre i big dello spogliatoio non avrebbero accettato il ridimensionamento delle ambizioni. Ibrahimovic, Boateng e Cassano lo hanno detto apertamente. Al Milan sarebbe iniziato un periodo pericoloso che Berlusconi ha disinnescato con il suo sacrificio.

ORA NIENTE ACQUISTI - E' la parte più dolente per i tifosi. Galliani è stato chiaro: "Il mercato in entrata è stato fatto con Montolivo e Traorè". Potrebbe arrivare Acerbi e, forse, un altro centrocampista. Ma aver trattenuto Thiago Silva toglie risorse per ogni altro movimento. Il prossimo Milan, dunque, sarà molto simile a quello prima. Qualche tifoso subodora aria di fregatura pensando a un teatrino mediatico messo su proprio per coprire la scelta societaria di un'altra campagna low cost. Non è così. L'offerta c'era e il Milan è stato a un passo dal vendere. I problemi di bilancio però restano intatti in via Turati come altrove.

BERLUSCONI E LE ANIME DELLA SOCIETA' - La scelta di Silvio Berlusconi di gettare via l'assegno degli sceicchi conferma anche il suo ritorno al centro del Milan. Si potrebbe banalizzare tutto sostenendo che tra le figlie Barbara e Marina abbia scelto la prima sacrificando la seconda. Non è così, ma è evidente che anche il parere della neo-consigliera milanista ("Sarebbe una cessione svantaggiosa") ha pesato. E' la seconda volta che accade dopo gennaio quando in partenza c'era Pato. Allora fu un errore, oggi potrebbe essere stata la scelta giusta. E' evidente che Berlusconi si è condannato a staccare tra undici mesi un altro assegno da 60-70 milioni di euro. Fino a quando non si stanca...

LEONARDO IN DIFFICOLTA' A PARIGI - Il 'no' del presidente mette in difficoltà Leonardo. Ha un budget quasi infinito e uno stipendio da favola (oltre 5 milioni di euro netti). Però è la seconda volta che 'buca' l'appuntamento con l'acquisto di un vero top player. Era già capitato in gennaio e prima ancora l'estate scorsa. Ha davanti due mesi per riparare, ma deve necessariamente far fare al Psg il salto di qualità già compiuto dal Manchester City. La vicenda di Thiago Silva ricorda da vicino anche quella dei tanti rifiuti incassati dai Citiziens della prima ora. Adesso la storia è cambiata, ma Leo deve fare se possibile più in fretta.

IL BUDGET DEL BARCELLONA - In Spagna hanno salutato la permanenza di Thiago Silva a Milano sottolineando come la quotazione fosse fuori mercato. Il brasiliano, secondo loro, vale più o meno 25 milioni di euro. Per intenderci meno di quanto il Real Madrid ha pagato Coentrao. La riflessione è che - come l'esperto Bronzetti ha rivelato a Panorama.it - in realtà anche le grandi spagnole stanno entrando in 'recessione'. Il Barcellona non ha trattato Thiago Silva perché per la prima volta non può permettersi quelle cifre. Colpa della crisi del sistema delle banche iberiche e di campagne faraoniche negli anni scorsi. Nessuna illusione: restano avanti anni luce rispetto a noi, però è un segnale che deve essere colto. A futura memoria.

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