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Spagna in finale per la storia. Piange Ronaldo tradito dai compagni

Decisivo Fabregas ai rigori dopo una gara equilibrata. Di Bruno Alves e Moutinho gli errori portoghesi. Iberici a un passo dallo storico Triplete di vittorie

Spagna in finale

La disperazione di Rui Patricio e la gioia degli spagnoli – Credits: Reuters

Non è ancora tempo che i campioni di tutto si riposino. Domenica sera a Kiev ci saranno loro a giocarsi il titolo europeo inseguendo un Triplete da record mai riuscito a nessuno (Europeo, Mondiale ed ancora Europeo). Solo la Germania Ovest anni '70 era stata capace di fare tre finali consecutivi senza però completare il percorso netto. La Spagna vola a Kiev ma il Portogallo ha ben ragione di piangere. Ha perso ai rigori (4-2) tradito dagli errori di Moutinho e Bruno Alves dopo aver giocato alla pari contro gli iberici. Mai come questa volta il regno di Del Bosque è stato a un passo dal capitolare. Non è successo e questo è un merito per un gruppo eccezionale che sa anche soffrire nelle serate peggiori.

DECIDONO I RIGORI - Dopo 120 minuti di noia la differenza l'hanno fatto i tiri di rigore. Ha sbagliato subito Xabi Alonso, che contro la Francia aveva realizzato una doppietta, ma Casillas ci ha messo una pezza respingendo Moutinho. Poi gol di Iniesta, Pepe, Piquè, Nani e Sergio Ramos e traversa di Bruno Alves che Bento aveva fermato qualche istante prima per dare la precedenza a Nani rompendo forse la sua concentrazione. La rete decisiva l'ha siglata Fabregas (palo interno e gol). Del Bosque l'aveva escluso a sopresa dall'undici titolare per far posto non a Torres ma a Negredo. Quando l'ha lanciato dopo un'ora di nulla tutta la Spagna, pur nella sofferenza, è cresciuta.

GARA BLOCCATA - Chi sperava di divertirsi è rimasto certamente deluso. Non è stata una partita da cuori forti. Ha prevalso l'equilibrio tattico, il rispetto e la paura di scoprirsi ed essere puniti oltre a una comprensibile stanchezza diffusa trattandosi per entrambe del quinto impegno in 18 giorni. Emozioni prima dei rigori? Il contropiede sprecato da Ronaldo al 90' e una paratona di Rui Patricio su Iniesta. Poi null'altro che meriti di passare alla storia prima dei tiri dal dischetto. Il resto è stato una battaglia a tratti anche aspra che il turco Cakyr ha controllato a suon di cartellini gialli: ben 9 quelli estratti e buon per tutti che le diffide erano state cancellate al termine dei quarti, altrimenti...

RONALDO CONTRO TUTTI - Giocava per il Portogallo, per se stesso e la sua corsa al Pallone d'Oro, per il Real Madrid contro la Spagna 'barcelonista' e un pochino anche per cancellare la fama di perdente in nazionale. Ci teneva e si è visto. Ha corso tanto (13.240 metri, quasi come un centrocampista), tentato quello che poteva (6 tiri di cui uno in porta) ma anche sbagliato il match ball capitatogli sul piede. Non ha avuto modo di rifarsi ma non per colpa sua. Lo sguardo perso al momento dell'errore di Bruno Alves vale una carriera. Sognava di tirare il rigore decisivo ma sul dischetto non è nemmeno arrivato. E' possibile che lo sciagurato Alves gli abbia negato anche il Pallone d'Oro. A dicembre si saprà.

SPAGNA STANCA, ALLARME ITALIA - La squadra di Del Bosque è stata abbastanza simile a quella vista nel corso di tutto il torneo: sempre alla ricerca del possesso palla ma incapace di trovare continuità. Un difetto che i portoghesi, così come l'Italia di Prandelli all'esordio, hanno sfruttato alla grande almeno fino a quando ha retto il fiato.

E così la ragnatela spagnola è stata quanto mai sterile e per la prima volta nemmeno dominante. Dare un'occhiata alle statistiche: possesso palla 55% Portogallo, 10 tentativi dei lusitani. Una novità per la Spagna e un piccolo allarme per l'Italia. Anche i campioni del mondo hanno avuto 48 ore in meno rispetto agli avversari per preparare la semifinale. In campo si è visto.

LA MALEDIZIONE DEL PORTOGALLO - La sconfitta brucia e non poco per i portoghesi. Questo è un gruppo che meriterebbe ben altra sorte, ma a un passo dal traguardo si perde sempre. Capitò nel 2000 (fuori in semifinale), nel 2004 in casa nella finale lasciata alla Grecia (in quella occasione la Spagna era stata eliminata) e nel Mondiale del 2010 (fuori 1-0 sempre dagli iberici). Se non riesci a capitalizzare il miglior giocatore del torneo e un contorno di primo livello è giusto che anneghi nei rimpianti. Unica consolazione: l'età media è quella di una rosa matura ma non bollita. Brasile 2014 potrebbe essere l'ultima chiamata prima di passare agli annali come capitato ad altre grandi nazionali portoghesi: belle ma senza anima e, soprattutto, tituli.

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