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Sliding di fine stagione a Castelletto di Branduzzo

Con la supermotard "pronto gara" di Yamaha sul circuito più incredibile d'Italia per praticare la disciplina delle "ruote che scivolano"

Per superare le crisi di astinenza da pista un sistema c'è. E' quel rimedio semplice, neppure troppo antico, che arriva dalla Francia e che tutti conoscono con il nome di Supermotard. Trascorso più di un mese - quindi un'eternità per i nostri gusti - dall'ultima scorribanda tra i cordoli in sella alla supersportiva è arrivato dunque il momento di assumerne una dose "fuori stagione". Sì, perché rispetto alle SS iper-vitaminizzate, le motard hanno potenze e velocità di punta inferiori, e la posizione di guida le rende gestibili anche quando le condizioni di aderenza - per via delle temperature più basse - per una moto da velocità sarebbero proibitive.

Il pusher si è fatto riconoscere dal suo marchio con il diapason e il tutto si è consumato al Motodromo di Castelletto di Branduzzo , in provincia di Pavia, la pista più completa per praticare questa specialità.

Non siamo soli. Con noi un manipolo di altri piloti provenienti da diverse discipline, un gruppo eterogeneo, proprio come quel frutto dell'ingegneria genetico-meccanica che è una supermoto, mezzo stradale mezzo off-road.

LA MOTO - Su questa pista ci eravamo già stati in diverse occasioni in tempi non sospetti, motivati dalla curiosità di toccare con mano cosa volesse dire, per davvero, trovarsi su una striscia d'asfalto consumando la suola degli stivali invece che le saponette. In tutti i casi, ciò avvenne alla guida delle nostre Ktm Duke (sia la II che la III), fun bike divertentissime, ma comunque votate più alla strada che ai cordoli.

Questa volta le cose sono andate invece un po' diversamente e, grazie al pusher di cui sopra, per la prima volta abbiamo potuto comprendere cosa significhi portare in un tracciato da motard una racing costruita per dare il meglio in questo habitat. Stiamo parlando dell'ultima arrivata nel catalogo Yamaha dedicato a tale categoria di mezzi, l'YZ450SM, cugina a ruote lisce della leggendaria YZ450F da cross equipaggiata con il rivoluzionario monocilindrico dal cuore rovesciato con cui David Philippearts ha corso quest'anno nel mondiale MX1.

E' una motocicletta non omologata per circolare in strada che già un secondo dopo essere uscita dalla vetrina del concessionario è pronta per correre. Spogliata com'è di qualsiasi elemento superfluo, nel tragitto tra il box e la salita sul carrello con cui la trasporteremo in circuito, mostra una delle sue principali doti, la leggerezza: centoundici chilogrammi, dice la scheda tecnica, oltre quaranta in meno di quanti siamo soliti maneggiare.

Lungo il percorso, il cielo è nero e una volta giunti nella piana che ospita il circuito, sul parabrezza della nostra auto comincia comparire qualche goccia d'acqua, con buona pace delle Dunlop Kr slick che equipaggiano (di serie) la nostra Yamaha.

SI COMINCIA - Arrivati davanti al box che abbiamo a disposizione per l'intera giornata, scarichiamo moto e atrezzatura e raggiungiamo il gruppo riunito ad ascoltare il brief della giornata con le parole di Borgiotti.

Oltre al ripasso delle regole fondamentali di comportamento in pista, lo speaker si sofferma sulle novità del tracciato, ridisegnato per l'occasione con il rettilineo principale ridotto, con l'aggiunta di un nuovo salto e di una giunzione sterrata tra il tratto più veloce e la cosiddetta sky section, ovvero una pista nella pista, con fattezze da cross ma asfaltata, unica nel suo genere.

Il tempo, per fortuna, tiene ed è il momento di dare il via alla vestizione. Prima, però è il caso di fare la nostra conoscenza con gli altri biker che si alterneranno con me alla guida della YZ. A scendere per primo in pista sarà William Ascrizzi , pilota amatoriale di buon livello, che le Yamaha le conosce bene (nel suo box un R1 per la pista e un YZ125 per il cross), ma che su una moto da supermotard non ci è mai salito.

Dopo di lui toccherà a Bruno Fumagalli, anche lui velocissimo con le supersportive ma qui in veste di crossista - la sua prima, vera natura - curioso di capire che effetto fa la guida ibrida del motard.

Sarà quindi la volta di un pilota vero. Anzi, di una pilota, Martina Beltrandi , la più forte rider donna della categoria, reduce dalla vittoria nel campionato regionale Fmi Emilia Romagna-Triveneto e dal terzo posto assoluto nella categoria rookie assieme ai piloti maschi.

A me rimane l'ultimo stint, durante il quale cercherò di capire il più possibile di questo straordinario ticket Yamaha-Castelletto di Branduzzo. Via le termo, quindi, e si entra. Nonostante l'assenza del magico bottoncino rosso, la messa in moto a pedale non è un problema, l'operazione riesce anche stando in sella senza alcuna difficoltà.

Intanto, in pista c'è Borgiotti che mostra agli allievi del suo corso come mettere in pratica quanto, poco prima, hanno appreso nella sessione teorica.

Lasciamo il box nel paddock per l'ingresso pista. A differenza di quanto avviene con i circuiti di velocità, qui non c'è pit lane, nessuna corsia di ingresso, bisogna semplicemente attendere fermi il via del commissario e dare gas. Con parsimonia, magari, visto che la risposta del motore alla minima rotazione del posto, se non si è abituati alla tipica erogazione dei motori racing, è brutale.

Sotto il casco cominciamo a domandarci cosa succederà quando arriveremo nella sky section, dove - obbligati a usare le marce basse - ci ritroveremo a dover dosare il gas in maniera millimetrica, soprattutto in ingresso e nell'atterraggio dai salti.

Puntuale il momento arriva. E non senza timori. Primo: perché non abbiamo mai saltato prima d'ora, men che meno sull'asfalto. Secondo: perché il fondo è ancora piuttosto umido. Terzo: perché, per chi è alle prime armi in questa disciplina, un 450 racing, specialmente se in gran forma come quello che sta sotto la nostra sella, va maneggiato con estrema cura.

Con questi tre punti ben stampati in fronte procediamo. L'interpretazione del tratto misto non è proprio immediata. Da neofita, anzi, è proprio straniante, intervvalata com'è da una sequenza che pare interminabile di dossi, panettoni e tornantini molto stretti.

Ne esco - incredibilmente - vivo, ma non faccio neppure in tempo a sospirare di sollievo che mi si presenta di fronte un'altra difficoltà, un muro sterrato da superare, letteralmente, come in un videogame: se lo oltrepassi avrai in premio la seconda porzione del tracciato, quella veloce, sicuramente più facile da digerire, se non lo superi, sei per terra e riprova che la prossima volta (forse) andrà meglio.

Per una chissaquale coincidenza astrale, ci ritroviamo al di là dell'ostacolo tutti interi, nonostante a metà del breve tragitto sulla sua superficie il posteriore della Yamaha ci abbia dato più di un segnale di quanto la copertura slick fosse inadeguata alla circostanza.

Torno quindi sull'asfalto, nel tratto veloce, che mi è più congeniale. Ma qualcosa non va. Alla staccata del primo rettilineo che chiude con una bella curva da terza marcia da percorrere con il gas puntato, rischio di fare un lungo clamoroso per colpa del pedale del cambio. O meglio, per l'incapacità degli stivali da cross - nuovi e perciò ancora molto duri - di piegarsi, letteralmente, ai suoi voleri.

Nella curva successiva la musica è la stessa. Decido così di rientrare alla base e fare un pit stop per sostituirli con i più comodi da pista. Che saranno anche inadatti perché meno robusti e meno protettivi, ma quantomeno mi consentono di guidare.

Impiego il primo giro a riportare le gomme in temperatura e nei due che seguiranno comincio a godermi l'arma da supermotard made in Iwata.

Il grosso dell'impegno - sì lo ripeto per l'ennesima volta - va alla gestione del mono con il cilindro rovesciato, la cui potenza è davvero imbarazzante in rapporto con il peso complessivo del mezzo.

In un misto così stretto e tortuoso com'è quello di Branduzzo, la grande maneggevolezza e l'equilibrio generale della moto mi aiutano non poco a uscire dall'imbarazzo. Proprio nel momento in cui comincio a prenderci gusto per davvero, torna lei, la pioggia. Nonostante il treno di gomme rain che ci aspettano nel box, preferiamo chiudere qui.

GLI ALTRI - Per fortuna, gli altri tester erano scesi in pista prima di me. Ecco il loro feedback.

William, il pilota SS: "La cosa che mi ha impressionato di più del motard? Il divertimento a palate che si manifesta fin dalla prima volta che metti il piede a terra per accompagnare la moto nella percorrenza di curva. In più questa pista è spettacolare davvero.

Questa Yamaha, poi, ha un motore spaventoso e un apparato ciclistico di prim'ordine. Pollice su anche per l'impianto frenante Brembo, molto gestibile e correttamente dimensionato alle prestazioni del mezzo. Cosa non mi è piaciuto? Il prezzo..."

Bruno, il crossista, da più di 35 anni solca asfalti e sterrati di tutto il mondo, ma su un circuito da supermotard, appunto, non ci aveva mai girato: "Ma quanto è divertente intraversarsi sull'asfalto? Secondo me, rispetto al cross, si rischia meno di farsi male. E direi anche che per andare forte ci si mette meno tempo. Questa pista poi è straordinaria, ben disegnata, con un grande equilibrio tra lento e veloce. La moto mi ha stupito, ho dovuto soltanto regolare un po' le leve. E poi gas, è una vera racing pronta per correre".

Martina, la campionessa: "Questa pista è sempre stata bellissima, ma con la variazione appena introdotta è diventata una bomba. Voto: 9. Stessa valutazione per la YZ450SM, soprattutto per via della ciclistica e del motore, incredibilmente potente, semplicemente perfetto se non fosse per l'on-off che per i miei gusti è un po' troppo accentuato. Le caratteristiche della ciclistica la rendono molto stabile nel veloce e maneggevole nelle parti più lente del tracciato. Le sospensioni, molto rigide, sono perfette per l'asfalto, ma rischiano di creare qualche problema nei tratti off-road"

Non ci resta che sperare nella clemenza del meteo e prepararci per la prossima uscita in sella alle spassosissime "gazzelle che scivolano".

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