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Calcio, serie A - 11^ giornata

L'impresa (annunciata) dell'Inter contro la Juve, la resurrezione del Milan, la crisi di nervi del Napoli

L'esultanza dei giocatori dell'Inter dopo il successo contro la Juventus a Torino (Credits: Jonathan Moscrop / LaPresse)

Però... Il lunedì che non ti aspetti arriva sul ponte delle castagne e dei crisantemi. Ma anche di Halloween, che non sarà Carnevale, ma quasi ogni scherzo vale. E soprattutto ogni travestimento.

Questo senza togliere niente a nessuno, perché l’Inter asfalta la Juventus nella sua casa e non dite, voi lettori più attenti di queste righe, che qualcosa non vi avevamo lasciato intuire. Restiamo ovviamente dell’idea che cambi pochissimo, se non il fatto che i nerazzurri si fanno una punturona di autostima e il bravissimo Stramaccioni si avvicina sempre di più a Mourinho, oltre che nei risultati, nell’essere sempre più permaloso.

La Juventus ha incassato un paio di favori arbitrali che per paradosso estremo hanno finito per farle del male. Per prima cosa nel condizionare un filo la direzione di Tagliavento e in secondo luogo per aver costretto Conte a bruciarsi il cambio di Lichtsteiner, nel timore (fondato) che sarebbe stato espulso al primo fallo possibile. Sottolineando così in rosso l’errore grave della pattuglia arbitrale. La possibilità Pogbà, invece, l’allenatore in castigo se l’è incendiata da solo, perché non esiste tenere fuori da una partita diventata così complicata il giocatore più on fire della rosa.

L’Inter ha schiantato la Juve con il ritmo, il fisico e la fifa (anche di questo un po’ si era parlato, o no?), fifa perché quei tre attaccanti così diversi te la mettono addosso ogni volta che scippi un pallone a centrocampo e Strama si è ben guardato dal coprirsi, perché come il suo predecessore portoghese non sembra affatto pirla. Verranno altri tempi e altre condizioni, le lune di Cassano cambieranno e un altro attaccante a gennaio sembra una necessità assoluta. Intanto per un po’ l’Inter può correre nel vento della Juventus, restandole attaccata alla ruota, mentre i bianconeri andranno a giocarsi tantissimo sulle strade d’Europa. Non una brutta prospettiva.

Nel sabato delle rivincite e forse di qualche silenziosa vendetta, ecco anche il miglior Milan della stagione. Cioè un Milan come dovrebbe essere sempre: certamente non da scudetto e probabilmente nemmeno da terzo posto. Ma almeno vivo. Allegri, che era appeso a una corda sottilissima ha l’unico merito di guardare in faccia i giocatori e, appunto, far giocare quelli ancora vivi, come ha fatto con El Shaarawy. Non saranno dei fenomeni, perché lì di fenomeni quest’anno non ce ne sono, ma almeno hanno la voglia, la freschezza e la faccia di tolla sufficiente per non farsi intrappolare da mille menate. Il Milan al momento ha solo bisogno di questo, e forse questa unica possibilità, giocare sulla spensieratezza dei suoi ragazzini.

Il resto è il Napoli che dalla sconfitta di Torino vive in una fase di depressione cosmica, un po’ figlia forse della sua presunzione, ma anche specchio dei suoi limiti oggettivi, specie quando Cavani ha la bua. Il problema è che lì diventa difficile vivere ogni giorno coi nervi scoperti, è una cosa che ti consuma. Sale e continua a salire, e salirà, se non in classifica in qualità la Fiorentina, che in qualche modo somiglia all’Inter nella possibilità di correre leggera e di far scorrere libero il suo talento, che si trasforma nella semplicità di trovare così spesso la strada che porta in fondo alla rete altrui. La Lazio pare improvvisamente diventata un pianto e la Roma sbriciola il Palermo, serissimo candidato alla retrocessione: ecco che abbiamo una favoritissima per il derby di domenica notte. Avrete già capito che non è la squadra di Zeman.

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