Sport

Schwazer, un "ladruncolo onesto"

Ha buttato via tutto ma, almeno, ha confessato, risparmiandoci le solite scuse

L'oro di Alex Schwazer a Pechino (Credits: (AP Photo/Mark Baker/File)

Erano gli “anti”. Antidivi, antipersonaggi, antichi anche, se si vuole, con quelle belle faccine da montanari, gente di confine. Anche al confine dello sport, con la danza sul ghiaccio e la fatica pura della marcia. Antipatici mai. Magari chiusi come la gente che non ama le luci delle telecamere e dei fotografi, della vita in copertina. Adesso però li stacchiamo, perché Carolina Kostner in questa storia non c’entra niente. E anche se adesso è terribilmente difficile credere ad ogni singola parola di Alex Schwazer, non sapeva.

Nemmeno che un giorno di metà luglio il suo ragazzo, quello che faceva la pubblicità delle merendine per bambini, si fatto una puntura di veleno in casa sua. Alex Schwazer, l’oro di Pechino, è un truffatore come tanti, un ladruncolo dello sport, nemmeno dei più furbi e raffinati, perché l’eritropoietina è un vecchio arnese ormai nell’arsenale del doping, fatto di altre cose, fino ai sospetti, recenti e agghiaccianti, di quello genetico.

L’hanno beccato il 30 luglio: in quella data è finita la sua carriera e ora speriamo solo mantenga fede a quella promessa, lanciata tra le lacrime. Perché di pentiti e riabilitati ne abbiamo le piste, i campi, le strade e le tasche piene.

Dopo Pechino è andato su e giù, più delusioni che allori. L’unico con un senso quello europeo a Barcellona l’anno scorso. Ma adesso come facciamo a crederci e a credergli? Schwazer è un mascalzoncello da quattro soldi che sporca un giorno con tre medaglie olimpiche. Ma gli riconosciamo almeno un pregio: quello di aver sputato il rospo, risparmiandoci mille manfrine alle quali dovremmo aver fatto un callo grosso così, ma che lo stesso non ci evitano mai la nausea di chi viene sistematicamente pigliato per il culo da ragazzini stupidi. “Io non c’entro; non sapevo nulla; mi affido alla giustizia eventualmente divina; mi hanno avvelenato l’acqua; ho mangiato troppa carne; ho bevuto il the alla coca che ha portato mia zia dalla Colombia; era nello shampoo, nel bagnoschiuma, nello spray che prendo per l’asma, o nella pomata che ho usato per curarmi un’infezione a un dito; ce l’avevo nel frigorifero ma, giuro, non l’ho mai usata; c’è un errore; c’è un complotto; ne uscirò pulito”.

Quante stupide bugie abbiamo dovuto ingoiare come acqua marcia e vendervi come legittimo dubbio. Alex almeno ci ha risparmiato tutto questo, ammettendo sulla pubblica piazza la sua vergogna. Proprio per questo, forse solo per questo, gli auguriamo di riuscire a perdonarsi un giorno e di costruirsi una vita da ragazzo normale. Le luci sono ormai spente.

© Riproduzione Riservata

Commenti