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NFL, Chuck Pagano ha il cancro: i Colts si rasano e vincono con lui

La storia del coach di Indianapolis ha raccolto solidarietà in tutto il mondo con l'hashtag #Chuckstrong. Sul web spopola il suo discorso da pelle d'oca alla squadra

L'allenatore degli Indianapolis Colts, Chuck Pagano, malato di leucemia (AP)

La voglia di vincere una partita che vale infinitamente più di qualsiasi trofeo. Chuck Pagano, coach della squadra di football americano dei Colts di Indianapolis malato di leucemia, è tornato a lavorare nello spogliatoio visibilmente dimagrito e con i capelli totalmente rasati. Dopo un discorso da pelle d'oca (nel video) la squadra è scesa in campo iniziando una serie positiva che sta proiettando i Colts in un inatteso cammino verso i playoff. Il forzato stop per il coach era coinciso con i primi problemi per una squadra che la scorsa estate aveva lasciato andare via un quarterback come Peyton Manning per scommettere sul giovane Andrew Luck, promettente rivelazione nell'ambito college. I Colts sono tuttavia riusciti a trasformare la grave situazione del coach Pagano in uno stimolo per tutto l'ambiente di Minneapolis.

Il movimento #Chuckstrong è nato per sostenere la lotta del tecnico e Twitter è stata letteralmente inondata di commenti e frasi d'affetto da ogni parte del mondo. La triste storia di Pagano ha motivato Luck e compagni fino a raggiungere lo score totale di 6-3, numeri che tengono la squadra in piena corsa per i playoff. Motivazione che ha portato i membri della squadra a rasarsi a zero in solidarietà con il tecnico, stessa scelta fatta da due chearleaders dei Colts che si sono fatte rasare a zero nell'intervallo dell'ultimo match della Nfl tra i Colts e i Buffalo Bills. In questa occasione Chuck Pagano, che tornava in panchina per la seconda volta dalla diagnosi della malattia, è stato accolto da un boato e una standing ovation. #Chuckstrong è l'hashtag tramite il quale tifosi e semplici sostenitori hanno anche raccolto 22.000 per la ricerca contro il cancro, un'iniziativa frutto di una storia che fa sperare nel lieto fine.I medici hanno infatti assicurato Pagano di come la sua malattia sia in regressione e si sono detti ottimisti per la totale guarigione. In tempo per il Superbowl?

L'elenco degli sportivi malati è lungo e raccoglie storie che suonano come fiabe sportive e umane. Esperienze di chi ha trovato la forza per reagire nel momento più difficile, quando tutto sembrava ormai destinato a svanire nel buio. L'esempio più famoso è quello di Lance Armstrong, sopravvissuto ad un tumore ai testicoli per poi vincere sette tour de France consecutivi dal 1999 al 2005. Peccato che la sua fiaba sia stata cancellata dall'onta del doping nello sdegno globale. Esempi più vicini a noi e meno gravi nella diagnosi sono quelli di Lilliam Thuram, tra i più forti difensori arrivati in serie A negli ultimi vent'anni, che nel 2008 durante le visite mediche al Paris Saint Germain scoprì di avere una malformazione cardiaca, per i dottori simile a quella che uccise anni prima il fratello su un campo da basket. Esempio simile a quello di Nwankwo Kanu a cui nel 1996 fu diagnosticata una disfunzione cardiaca congenita: la sua carriera sembrava destinata a finire prima di iniziare invece si concluse solamente nel 2012 dopo una lunga esperienza in Premier League con Arsenal, West Bromwich e Portsmouth. Ipertrofia cardiaca anche per Giacomo Fioravanti che fu costretto a interrompere la sua carriera agonistica. Più toccante il dramma di Earvin Johnson Jr, conosciuto come Magic Johnson, uno dei più grandi giocatori della storia dell'NBA. Nel 1991 scopre di avere l'HIV, vorrebbe smettere ma la sua carriera non termina e lui finisce nella Hollywood Walk of Fame.

Problemi di salute anche per Hakeem Olajuwon, eletto uno dei migliori 50 giocatori NBA di sempre. Nel 1996 fu fermato a tempo indeterminato per aritmia cardiaca. Paura per Serena Williams, colpita da una grave embolia polmonare, e per Carlo Janka, sciatore svizzero tornato ad allenarsi dopo un piccolo intervento per correggere un'aritmia. All'altra Williams, Venus, fu invece diagnosticata la sindrome di Sjogren, una malattia autoimmune che causa l'affaticamento muscolare e dolori alle articolazioni e l'ha obbligata a fermarsi per un po' dalle gare. Terrificante invece l'incubo vissuto dal giocatore americano di beach volley, Jake Gibb, alle scorse Olimpiadi. L'atleta Usa ha scoperto di essere affetto da cancro dopo un esame antidoping. Dalle analisi è risultato che il livello degli ormoni era troppo alto e subito è scattato l’allarme. La biopsia ha confermato l'esito delle analisi: “Le Olimpiadi sono un sogno difficile da mollare. La parte più complicata è stata dirlo alle persone, perché una volta comunicato mi sono accorto di quanto fosse reale” dichiarò Gibb la scorsa estate.

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