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MotoGP

"Rossi a Valencia con la convinzione che tutto dipenda da lui"

Per lo psicologo dello sport, Salvo Russo, il Dottore deve dimenticare in fretta quanto è successo a Sepang per ritrovare la concentrazione

Due piloti, una gara, un titolo mondiale. E un precedente, che infiamma gli animi e rivoluziona le gerarchie. Valentino Rossi ha deciso di non tirarsi indietro. Ha risposto presente all'appello dei tantissimi tifosi che gli hanno chiesto di correre a Valencia perché altro non si potrebbe e dovrebbe fare. Perché vincere, in fondo, è l'unica cosa che conta. Arriverà all'appuntamento spagnolo con 7 punti di vantaggio sul suo avversario diretto, quel Jorge Lorenzo che al traguardo di Sepang ha urlato al mondo la sua rabbia per la decisione dei commissari di pista di non punire Valentino come a suo dire sarebbe stato giusto.

Voleva la resa del Dottore, il prof spagnolo. La resa incondizionata. Che invece non c'è stata e non ci sarà. Perché se è vero che a Valencia Rossi sarà costretto a partire dall'ultima fila, è assai probabile che il pirata pesarese troverà il modo di arrampicarsi sulla schiena della coppia Lorenzo-Marquez con l'obiettivo di portare a Tavullia l'alloro numero dieci in carriera. Il trionfo del mito, della leggenda. L'ideale conclusione di una carriera esaltante e travolgente. Perché Andorra rimanga una briciola di terra a due passi dal cielo, non la declinazione di un patto che potrebbe deformare le regole del gioco. 

 

Prima regola: dimenticare Sepang

"Rossi deve convincersi che tutti i piloti in pista avranno lo stesso numero - spiega a panorama.it lo psicologo dello sport, Salvo Russo - Che non ci sono due fazioni in lotta, ma soltanto lui e Lorenzo. Perché altrimenti quando arriverà ad avere a che fare con i suoi due principali avversari correrà il rischio di farsi prendere dall'agitazione. Durante la gara ci deve essere soltanto lui con la sua moto. Il resto non conta nulla". Ecco la ricetta che dovrebbe seguire Valentino per addomesticare la mente e tagliare il traguardo di Valencia con un sorriso grande così. Rossi non ha scelta. Per portare a casa il mondiale, è costretto a dimenticare il passo falso in Malesia e ricostruire fiducia e motivazioni. "L'immagine del pilota pesarese è uscita certamente indebolita dalla gara di Sepang - spiega Russo - Se Marquez ha messo l'amo, Rossi ha abboccato".

Il grande errore: lo sfogo contro Marquez

Ecco, l'amo. Riavvolgiamo il nastro della memoria e torniamo per un istante alle dichiarazioni di Sepang. Rossi ha puntato il dito contro Marquez, accusandolo apertamente di condotta antisportiva. "Ora lui sa che io so", l'affondo che ha chiuso la giornata e dato fuoco alle polveri. "Se voleva anticipare quanto è poi realmente successo, ovvero la marcatura a uomo su di lui di Marquez, la strategia non ha pagato - aggiunge Russo - Anzi, ha prodotto l'effetto contrario. L'ha distratto, gli ha fatto concentrare l'attenzione su un aspetto che non era prioritario. Perché la precedenza era fare bene in pista. A dispetto di quanto gli stava capitando intorno.

"Rabbia, delusione, voglia di rivalsa. Ecco cosa potrebbe aver provato Marquez dopo aver ascoltato il pensiero di Rossi. In gara, credo che entrambi avessero il coltello tra i denti. Marquez voleva probabilmente dimostrare di non essere da meno del grande campione che l'aveva attaccato di fronte alla stampa". La sintesi estrema del mito greco di Epido: il figlio (Marquez) che uccide il padre (Rossi) per prenderne il posto nel motomondiale. E' la MotoGp, è un abbozzo di gloria sparso sul cemento.

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