MotoGP

Rossi in Yamaha per curare la MotoGP?

Gossip e rumors su quello che sarà il prossimo Motomondiale

Il Motomondiale è profondamente cambiato, negli ultimi anni. Sono cambiati tanti aspetti di questo sport, perfino gli appassionati.

A giudicare dall'aria che tira nel web - specchio della società - il pubblico del Motomondiale sembra concretamente più interessato a scovare tra un tweet e un link, l'ultima indiscrezione sul mercato piloti, che allo spettacolo stesso offerto dalle gare. Un po' come bimbi che mentre scartano con indifferenza il regalo del compleanno appena sbirciato, sognano già il pacchetto che arriverà per Natale.

Siamo un popolo di voraci che non sanno godere di quello che hanno o semplicemente il Motomondiale, così com'è, non ci entusiasma più?

Ad aprire le danze sul mercato piloti, quest'anno, ci ha pensato Casey Stoner, annunciando - per nulla pentito, anzi non vede l'ora - di appendere il casco al chiodo a fine stagione.

Gli australiani, rispetto a noi, vivono a testa in giù, abitano alla rovescia e forse son proprio fatti alla rovescia; la notizia del sabbatico abbandono alle corse da parte del "Kanguro Mannaro" scioccò l'ambiente quando deflagrò nel web, producendo miriadi di punti di domanda che da allora non hanno ancora cessato di proliferare.

Tale missiva sembrava dover restare incisa nella storia delle competizioni a due ruote come unica nel suo genere, invece il texano Ben Spies l'ha ricalcata e utilizzata a proprio uso e consumo.

"Lascio la Yamaha a fine stagione - ha detto Texas Terror - alcuni di loro mi mancheranno, loro sanno chi". L'ambiente si è fatto pesante, insomma.
Fuori due. Due forti, due campioni del mondo, due che hanno regalato spettacolo, che hanno arricchito il mondiale con stile inconfondibile, emozioni forti e una quantità di appassionati che non si conta.

Il buon Nicky Hayden, invece, ha rinnovato il suo contratto con Ducati. Sembrerebbe che Kentucky Kid piaccia molto allo sponsor, per la dedizione al lavoro che l'americano dimostra in pista e nelle attività collaterali di pubbliche relazioni, che sono tanto importanti quanto i risultati.

Questo è il quadretto iniziale per capire, ancora una volta, quale sarà il futuro di Valentino Rossi e di conseguenza, a parere di molti, dell'intero Motomondiale.

"Potrebbe essere interessante, se scegliessi Yamaha, cercare di battere il pilota più forte del mondo“, ha dichiarato il “Dottore“ dalla sala stampa di Laguna Seca, e ha ammesso di avere in ballo una buona offerta da parte di Yamaha per ricomporre il team del 2010 con Jorge Lorenzo; ma il ventaglio delle possibilità concede ancora spazio ad un rinnovo con Ducati, a un ritorno alla Honda nel team Gresini o mettendo in campo un team tutto suo.

Se pare confermato che la scelta definitiva non arriverà prima del GP di Indianapolis (il 19 agosto), ci si può comunque divertire con il gioco dei pro e dei contro, ad azzardare con virtuoso anticipo quale sarà la scelta.

Ipotesi n°1: Ducati. “Non c'è due senza tre”, recita un proverbio popolare. E' il caso di sfidare granitici dogmi? Per due anni su due, in Ducati è andata come sappiamo; vero è che ora da Audi ci si aspetta una correzione del tiro su tutto ciò che ha fatto saltare l'ingranaggio nell'ultimo biennio: modifiche sulla D16 secondo la ricetta del Dottore, maggior snellezza nell'invio di parti speciali da provare e, forse, maggior chiarezza nella comunicazione interna.

Il punto è: lui, Valentino, ci crede ancora? Ha perso stimoli e speranze, come molti sostengono, e non sarà mai vincente in sella alla D16 o c'è ancora margine per raggiungere gli altri piloti che sono davanti? Oppure: non rischia, Ducati, di trattenere a sé grazie ad un contratto milionario un pilota che non è mai riuscito a far innamorare?

Ipotesi n°2: Honda Team Gresini. Quello di Fausto Gresini è un team Clienti un po' sui generis, infatti è uno dei pochi con le credenziali giuste per ospitare nel box anche una moto ufficiale. E' successo lo scorso anno con Marco Simoncelli e a maggior ragione succederebbe con Valentino Rossi.

Rossi ha vinto tanto con Honda. Alla fine del 2003 mollò i giapponesi dell'HRC per “divergenze caratteriali”, ma in questo caso Gresini, team italiano, filtrerebbe tra le sue maglie molti di quegli aspetti nipponici che al Dottore all'epoca non erano piaciuti. E agli occhi lucidi dei più sensibili, Rossi in sella alla Honda Gresini riscatterebbe parte del vuoto lasciato dall'amico Sic...

Ipotesi n°3: Team privato. Una moto, Rossi, la troverà sempre. Forse non sarà altrettanto semplice farsi proporre ingaggi da 15 milioni di euro, ma le porte per lui sono letteralmente spalancate in qualsivoglia motorsport. Una moto a sua scelta, i suoi meccanici di fiducia, gli amici, il clan. Perché no? E se non vince il 10° titolo dal primo anno, vale la giusta e doverosa attenuante della moto nuova da sviluppare, contrapposta a certi mostri (moto+pilota) che sono all'opera già con stagioni d'anticipo.

Ipotesi n°4: Yamaha Team ufficiale. Questa, fra le quattro ipotesi, è la più geniale e pruriginosa operazione di marketing. E la cosa incredibile è che la YZR M1, ora che Ben Spies ha dato le dimissioni da Yamaha, è lì che aspetta! Certo, tecnicamente è anche una delle due moto migliori del lotto (l'altra è la Honda ufficiale), non a caso è la moto attualmente in testa alla classifica del campionato del mondo...

Di sicuro ad un tipo come Rossi, che su una sella Yamaha ci ha messo il sedere per 7 anni, è un oggetto che alletta parecchio. Ma prima di tutto sarebbe una planetaria operazione di marketing perché, dopo due anni di disfatta in Ducati, il popolo vuole capire se è Rossi che non sa far andare la Rossa, o se la Rossa che non sa far andare Rossi.

Insomma: Rossi è ancora capace ad andare in moto? E' ancora vincente? Se invece di quella dannata D16 (che in Ducati non vogliono snaturare perché è bella così), lui ritornasse - ginocchio a terra - dalla ex (l'M1) sarebbe nuovamente il Vale che il mondo intero ha saputo adorare?

Il punto è che l'interesse alle gare di GP è in calo più o meno verticale. La gente non va alle gare (il GP del Mugello sotto quell'aspetto è stato deprimente), gli ascolti televisivi sono sempre più rosicati, lo spettacolo spesso annoia e da quando Rossi ha smesso di portare a casa titoli di Campione del Mondo, cioè dal 2009, il riflettore su questo sport sta cominciando a trasformarsi nel tubo scarico di neon che, intermittente, perde i colpi.

Ricostruire la “vecchia squadra” Yamaha ufficiale Rossi-Lorenzo sarebbe il giro di vite che rimette in assetto il mondiale, il tirocatena che trascina nuovamente il pubblico sugli spalti e davanti alle tivù. Il ritorno ai duelli tra  avversari in pista e nella vita, tra il passato glorioso che non si cancella e il futuro ardito e vigoroso. La “bella” tra Rossi, che a parità di moto ha battuto per due anni di fila il giovane rookie Lorenzo nel 2008 e 9 insegnandogli come si fa e Lorenzo, che con la stessa moto ha battuto Rossi nel 2010, inducendolo all'errore, per recuperare, al Mugello, il distacco nella classifica.

E chissà,  “Il Ritorno del muro”,  la seconda parte di quel film proiettato nel 2010, quando il primo muro nella storia del motociclismo arrivò a dividere fisicamente le due fazioni di un team nello stesso box, nell'indomabile duello Italia contro Spagna.

Cosa c'è di meglio oggi da dare in pasto ad un pubblico assopito, per risvegliarlo da uno spettacolo che spesso latita? Jorge Lorenzo è forte, è forse il più forte, ma non fa vendere. In Spagna, Dani Pedrosa e perfino il giovane Marc Marquez sono più popolari di lui. E questo Don Carmelo Ezpeleta, il capo dell'intero carrozzone, lo sa bene. La cura al malessere della MotoGP c'è. Va solo confermata.

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Commenti