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MotoGP

Rossi e Vettel: un terzo posto non vale l'altro, ecco perché

In Spagna il Dottore centra un podio che vale oro nella corsa per il titolo. Per i tifosi della Ferrari, è invece la fine di un sogno

La differenza tra la gloria e la delusione si nasconde spesso dietro la gonna delle attese. Nella domenica dei motori, l'Italia delle due ruote fa festa per il terzo posto di Valentino Rossi nella MotoGp e si stringe nel rammarico agli appassionati in rosso della Formula 1 per il terzo posto rimediato da Sebastian Vettel sul circuito di Suzuka. Terzo posto in Spagna e terzo posto in Giappone. Tutto uguale, anzi diversissimo. Per significati e traguardi. Aspettative e speranze.

 

Rossi, mai così bene ad Alcaniz

Il pilota di Tavullia è sceso in pista ad Alcaniz con l'idea di dare il tutto per tutto per contenere l'irruenza di Jorge Lorenzo, un treno sull'asciutto e con una tradizione di trionfi lunga così sulle piste di casa. Sapeva che il compagno di squadra in Yamaha ne aveva di più. Arrivava da due gare da dimenticare, colme d'acqua e d'errori, e al Motorland era pronto a giocarsi le sue ultime carte per il titolo, distante 23 punti. Le qualifiche avevano sgombrato il campo dagli ultimi dubbi: Lorenzo aveva un solo rivale, Marc Marquez, autore della migliore pole di sempre. Rossi è nei guai. La sua M1 fa le bizze e Aragon non perdona: se sbagli, sei fuori.

Pronti e via e il pilota della Honda firma l'ennesimo scivolone della stagione, lasciando a Lorenzo la possibiiltà di snocciolare la sua migliore strategia: la fuga. Rossi tiene duro e inizia un corpo a corpo meraviglioso con Dani Pedrosa per la seconda posizione. La lotta si conclude sul traguardo. Vince Lorenzo, Rossi è terzo. Il vantaggio del Dottore scende di nove punti: erano 23, sono 14. Potrebbero essere lacrime, invece sono sorrisi. Valentino è più in forma che mai. Parola sua, parola nostra: non aveva mai corso così bene ad Alcaniz. Il decimo titolo è a portata di mano, la sua. L'entusiasmo, si sa, è il migliore dei carburanti. Brucia e convince.

Vettel, l'estate sta finendo e un anno se ne va

Da Singapore al Giappone, con in tasca la speranza che la Mercedes fosse un pugile suonato prossimo a cadere al tappeto. La vittoria di Sebastian Vettel a Marina Bay aveva consegnato al popolo del Cavallino l'idea che tutto fosse possibile. Che il dominio della casa tedesca in campionato potesse essere messo in discussione nelle ultime gare in calendario. La Ferrari ci ha creduto per dovere di firma: la Mercedes non poteva sgonfiarsi in pochi giorni. Quindi, la gara. Che vede Lewis Hamilton alle prese con l'ennesima spallata al compagno di squadra Nico Rosberg. Il pilota britannico infila il collega alla prima curva e se ne va, guadagnando mezzo secondo al giro su Vettel, che altro non può fare che difendere la seconda piazza dal ritorno di Rosberg.

La sfida tra i due si decide con il cambio di gomme ai box, ma in realtà la gara aveva già espresso il suo verdetto: la Mercedes di Hamilton è tornata a dettare legge in Formula 1. Come prima, più di prima. Perché a cinque gare dal termine della stagione, i 59 punti di vantaggio su Vettel pesano come un macigno nella lotta per il titolo. La speranza si accartoccia nella delusione. Ma fa bene la Ferrari a dichiararsi più che soddisfatta del lavoro fin qui svolto. Di più, siamo onesti, non era lecito chiedere. Il 2016, promettono da Maranello, sarà tutta un'altra storia. Viste le premesse, c'è da credergli.

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