MotoGP

MotoGp - Olanda. Rossi alla prova Assen

"La Ducati è la mia prima scelta per il futuro" dice Valentino. Sarà vero?

Valentino Rossi tra le curve di Assen (Credits: LaPresse)

"Assen è una gran pista - ha detto il Dottore nel corso della prima conferenza stampa in salsa olandese -. Mi piace moltissimo e mi porta alla mente un sacco di bei ricordi. Cercheremo di partire da questo buon feeling con il tracciato per migliorare un po' i nostri risultati. Per il momento possiamo solo lavorare sul set-up per mettere a punto al massimo la moto per tornare al livello che avevamo prima di Silverstone, che è stata una gara molto dura". Valentino ha vinto 5 volte sul tracciato che è stato inaugurato nel 1949, lo conosce alla perfezione. Da quelle parti ha fatto bene prima e dopo il 2006, anno in cui la pista ha subìto grandi cambiamenti. Certo, allora poteva contare sulle prestazioni di una Yamaha velocissima e affidabilissima. Oggi, come è noto, le cose vanno diversamente.

Sì, perché la Ducati continua a lavorare per migliorare il migliorabile, giusto perché durante la stagione è complicato rivoluzionare una moto che è stata messa a punto al termine di un lungo lavoro di analisi e approfondimenti. Ma non è sufficiente. Lo dicono i risultati messi da parte da Rossi nelle ultime prove, Silverstone compreso. Nicky Hayden, il compagno di squadra di Valentino sulla Ducati ufficiale, aveva iniziato bene, tanto che sembrava potesse confermare la tesi secondo la quale la Desmosedici Gp12 non era poi così male e che il vero problema fosse rappresentato dalla guida spigolosa di Rossi. Uno sguardo ai numeri della stagione e si capisce che c’è dell’altro. Valentino Rossi 58 punti, Nicky Hayden 49. Pur tra mille difficoltà, il Dottore è avanti e non di poco. Chiaro, se si guarda chi sta davanti vengono le vertigini (Lorenzo di punti ne ha al momento 140), ma questo è un altro discorso.

La verità sulle prospettive della Ducati da qui ai prossimi mesi la racconta il pilota made in Usa. “Per il momento – spiega Hayden - non è la stagione che speravamo, ma così vanno le cose. Stiamo facendo progressi, ma tutti migliorano e il gap non cambia. Silverstone è stata una buona prova e in gara siamo stati più veloci di sempre oserei dire. Mi sono anche divertito nei primi due giri, ma quando perdiamo grip è difficile. Il nuovo motore e la nuova moto? Non credo saranno pronti per Laguna. Magari qualche aggiornamento, ma non sono sicuro. Avremo un test al Mugello nel fine settimana senza GP, e vedremo se avremo qualche novità”. Ecco, continua il work in progress, in attesa di novità di rilievo che possano spingere in alto la Ducati, un po’ come è successo alla Ferrari nelle ultime settimane. Più una speranza, che una promessa.

Intanto, continua il balletto della sedia per il rinnovo dei contratti dei piloti di punta della MotoGp. Lorenzo è sistemato, ha firmato un contratto di due anni con la Yamaha per confermarsi ad altissimi livelli. Pedrosa ha fatto l’occhiolino alla Yamaha per ottenere probabilmente qualcosa di più dalla Honda ufficiale. Stoner lascia per dedicarsi alla famiglia, Hayden dovrebbe rimanere alla Ducati, e Rossi? Da quello che si dice nei paddock, Valentino potrebbe rinnovare la sua fiducia alla casa di Borgo Panigale, ma soltanto se ottenesse la garanzia di poter tornare a lottare per il titolo. Come dire, rimango ma soltanto se mi promettete che mi consegnate una moto che possa giocarsela con Yamaha e Honda. Una richiesta che nasconde il desiderio di volare alto ancora una volta, prima di lasciare la MotoGp per dedicarsi ad altro. Magari alle corse in auto. Magari alla 24Ore di Le Mans.

Fino a qualche anno fa, vincere ad Assen significava entrare nella storia delle due ruote da corsa. Perché era un circuito complicatissimo e velocissimo, bastava un attimo per finire nei campi.
Perché sulla pista olandese che si trova a due passi dalla città da cui ha preso il nome, meno di 70 mila anime e una tradizione lunga così di destini incrociati ai motori, si sono confrontate spalla a spalla almeno due generazioni di motociclisti. Fino al 2006, prima
delle modifiche che ne hanno rivoluzionato il tracciato, Assen veniva chiamata "l'Università", perché vincere lì era come laurearsi. Ed è sufficiente dare un'occhiata ai grandi personaggi che hanno scritto il loro nome nel taccuino dei ricordi per capirne le ragioni.
Il primo campione a vincere sulla pista olandese fu l'italiano Cirillo Pagani, detto Nello, su Mondial. Un fuoriclasse con la velocità nel sangue. Tanto che prima di ritirarsi delle scene volle provare l'ebbrezza di misurarsi con un bolide della Formula 1. Per la cronaca,
una Maserati, nel 1950, in occasione del Gran premio di Svizzera. Poi, arrivò il momento d'oro di Carlo Ubbiali, che su MV Agusta salì sul gradino più alto del podio per 7 volte, dal 1955 al 1960, nella 125 e nella 250. Nel 1968 iniziò l'era Agostini. Roba da leggenda. Il pilota bresciano vinse ad Assen complessivamente 14 gran premi. Con un filotto di sette vittorie consecutive nella 350, dal 1968 al 1974. Poco da aggiungere, un campione senza tempo, praticamente imbattibile quando saliva su una moto.
Tantissimi i piloti italiani che in seguito sono riusciti a tagliare il traguardo prima degli avversari. Da Lazzarini a Villa, passando per Bianchi e Rossi. Sì, proprio lui, Graziano, il papà di Valentino, che nel 1979 riuscì a mettere tutti in fila nella 250. Ma come non
segnalare anche i successi di Lucchinelli, Cadalora, Gresini, Biaggi, Capirossi, Chili, Gianola, Romboni, Melandri e Pasini. Come si diceva, vincere ad Assen significava laurearsi a pieni voti all'università delle due ruote a motore. Arrivare primi sulla pista olandese era un po' come ritirare il tagliando per diventare campioni.

Soltanto i migliori ce la facevano. Per poco meno di 60 anni, in terra d'Olanda si è scritta la storia della moto d'elite. Poi, le modifiche del 2006 hanno cancellato tutto. O quasi.

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