MotoGP

MotoGp, Gp Misano: le pagelle

Jorge Lorenzo centra sul circuito dedicato a Simoncelli la seconda vittoria consecutiva, la terza in tre anni a San Marino. Alle sue spalle, il solito castigamatti Marquez, che precede sul traguardo Pedrosa. Rossi quarto

Vittoria numero tre negli ultimi tre anni per Lorenzo a Misano (Credits: Mirco Lazzari gp/Getty Images)

10 – Jorge Lorenzo. Il campione del mondo in carica ha imparato la lezione. Ha capito che per tenere a bada il rookie della Honda, un giovanotto che corre come un missile e che proprio non ne vuole sapere di lasciare alla concorrenza il gradino più alto del podio, deve sfruttare il suo unico grande limite, la partenza. E quindi, pronti e via ed ecco che Lorenzo saluta e se ne va, con la determinazione (e il talento) di chi sa il fatto suo. Tempo un giro e il vantaggio su Pedrosa che segue è già di 1,3 secondi. Altri due passaggi e va ancora meglio: 2,3 secondi sull’avversario targato Honda. Gara già finita.

Perché da lì in poi Jorge il temerario non si fa più vedere dalle parti del terzetto dei soliti noti che gli corrono dietro. Tre di tre. Per il fuoriclasse della Yamaha, terza vittoria negli ultimi tre anni. Perfetto, magistrale, incontenibile, straripante. Lorenzo ha riaperto un mondiale che dopo Brno sembrava già scritto. Ora sono 34 le lunghezze che lo separano da Marquez. Tutta un’altra musica.

9 – Marc Marquez. Il migliore nelle libere, il migliore nelle qualifiche, un diavolo quando si aggancia alla posteriore di chi lo precede per fargli sentire il fiato sul collo. L’extraterrestre della Honda si fa prendere dall’emozione allo spegnimento dei semafori - cosa che gli capita piuttosto spesso, ma se a 20 anni il 10% dei piloti della MotoGp arrivasse ai nastri di partenza di una gara con una preparazione e una classe simile alla sua altro che fuochi d’artificio in pista – e deve lasciare la prima posizione sia a Lorenzo sia a Pedrosa, che gli si mettono davanti e tentano l’allungo.

Al quarto giro, poi, arriva anche l’errore. Marquez sbaglia l’ingresso in curva e Rossi ne approfitta. Dopo pochi minuti di corsa, quasi tutto da rifare. Ma il bello deve ancora cominciare. Perché il rookie di Cervera scalcia e sgomita finché non riacchiappa il Dottore (giro 12) e si dà al valzer con Pedrosa, che quando capisce di averlo dietro smette di respirare per qualche istante. Un tentativo, un altro ancora. Fino all’ineluttabile. Marquez passa Pedrosa e chiude la corsa al secondo posto. Riassumendo: nelle ultime sette prove, quattro primi posti e tre secondi. Male non va.

8,5 – Dani Pedrosa. L’obiettivo era uno e uno soltanto: vincere. Per ridimensionare l’entusiasmo di Marquez, per dire a tutti, anche a Lorenzo, che il Pedrosa dei tempi migliori è tornato, sebbene la spalla sinistra gli faccia ancora male. Bene nelle libere, “l’altro” spagnolo della Honda fa fatica nelle qualifiche, che invece premiano un sorprendente Dottore tirato a lucido dalle nuove intuizioni della Yamaha. Pedrosa parte quarto, ma non si dispera. Perché allo start lui c’è, come sempre. Anche a Misano. Lorenzo scappa e Dani insegue. Con la speranza che Jorge rallenti prima o poi.

Non succederà. Succederà invece quanto siamo abituati a vedere dall’inizio della stagione, ovvero l’assalto di Marquez al vertice della corsa. Storia che prende forma a metà gara. Pedrosa non sbaglia una virgola, ma chi lo segue fa di meglio, inventando traiettorie impossibili eppure micidiali e vincenti. Marquez passa, ma Pedrosa non molla. Un duello infinito, spalla a spalla. Che si chiude con un muso lungo a fine gara e una voglia grande così di urlare al cielo il proprio disappunto. Pedrosa bravo, bravissimo. Ma non abbastanza per stare davanti a Lorenzo e Marquez.

7 – Valentino Rossi. “Fantastico”, ecco com’è il nuovo cambio seamless della Yamaha per il Dottore, che ne scopre le gioie nel corso di tutto il weekend. Non è roba da poco se si considera che il pilota di Tavullia è dall’inizio del campionato che studia il modo per non farsi mettere sotto dal trio degli spagnoli che gli stanno davanti in classifica generale. Che qualcosa è cambiato lo si vede dall’ottimo terzo posto sulla griglia di partenza, la migliore qualifica dell’anno. Per numeri e convinzione. Sarà la volta buona? Vuoi vedere che Rossi ripeterà le magie confezionate a Doha e Assen?

L’inizio è un po’ saltellante, con il Dottore passato da un Pedrosa arrembante e da un Espargarò (voto 8 per l’ottimo weekend, falsa partenza a parte) che spera nel colpaccio. Al quarto giro, però, le cose si rimettono a posto per gentile concessione di Marquez, che gira lungo e gli regala la terza posizione. Un sorriso, forse due, poi tutto cambia ancora. Sì, perché otto giri dopo lo spagnolo si riprende ciò che era suo e per Valentino comincia la solita maledetta domenica. A guardare i soliti tre che si danno battaglia per il podio. Oggi, difficile fare di più.

7 – Il giovedì di Coriano in memoria di Marco Simoncelli. A due passi dalla casa del Sic è festa grande per la presentazione del monumento intitolato al pilota che tanto ha regalato agli amanti delle due ruote. Ogni domenica all’imbrunire per 58 secondi il Sic sarà ancora con noi per mezzo di una fiamma che uscirà dall’opera firmata dall’artista Arcangelo Sassolino in collaborazione con Silvia Dainese. I grandi protagonisti della MotoGp fanno tappa a Coriano per stringere la mano a papà Paolo e mamma Rossella e fargli sentire tutto il calore di chi ha deciso di non dimenticare. Ci sono tutti. Tutti, tranne Valentino. Che a Coriano non ci va per ragioni che non è dato sapere e che però indossa in gara un casco che omaggia il suo ex compagno di pista e amico. Bellissimo, certo. Ma forse da lui ci si aspettava qualcosa di più.

5 – Ducati. Prima uno, poi l’altro. In fila. Come da consuetudine. Dovizioso e Hayden ripetono il copione da manuale. Perché altro non possono fare. Perché nell’attesa di sapere se la Audi cambierà l’inerzia di Borgo Panigale non resta che sbrigare le faccende del quotidiano al meglio delle possibilità. Un altro anno se ne va. E nulla è ancora cambiato rispetto al doppio tonfo di Rossi. Peccato.

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