MotoGP

MotoGp, Brno: Marquez firma la quarta vittoria consecutiva

L'extraterrestre della Honda mette tutti in fila anche in Repubblica Ceca. Benissimo Pedrosa, secondo, strepitoso Lorenzo, però soltanto terzo. Cructlow cade. Rossi fa il compitino. LE PAGELLE

Marc Marquez, quarta vittoria consecutiva per il leader del Mondiale (Credits: Mirco Lazzari gp/Getty Images)

9 - Marc Marquez. Niente da fare. Non ce n'è per nessuno. Signore e signori, ecco il nuovo fuoriclasse della MotoGp, il ragazzo diventato uomo in sella a un bolide da 340 km/h. E meno male che la pista di Brno doveva essere favorevole alla Yamaha, con Lorenzo probabilissimo vincitore. Pronostico disatteso alla grandissima. Perché le due Honda giocano con Lorenzo come il gatto con il topo. Lo fanno divertire nei primi giri, quando sembra che il campione del mondo in carica possa prendere il largo. Poi, si fanno sotto e prima uno e poi l'altro gli girano i saluti che potrebbero fare la differenza. Sì, perché uno schiaffo simile non si dimentica. 

Marquez indovina la partenza e questa è una novità tutt'altro che trascurabile e dopo sette giri incolla il proprio muso a quello di Lorenzo. I due, meglio i tre, perché a un tiro di schioppo c'è pure Pedrosa, proseguono a braccetto per otto giri. Finché Marquez capisce che è arrivato il momento di affondare il colpo e comincia a stuzzicare chi lo precede. E' una battaglia apertissima, senza esclusione di colpi. Marquez abbozza e Lorenzo risponde da campione, indovinando traiettorie al limite e staccate da trattenere il respiro. Il balletto si conclude un paio di giri più tardi, quando il giovane extraterrestre della Honda, saltellando come un grillo in amore, chiude la faccenda con un allungo decisivo. 

E' la quarta vittoria consecutiva per Marquez. Sachsenring, Laguna Seca, Indianapolis e, appunto, Brno, la pista impossibile per la Honda, quella che più o meno da sempre è territorio di caccia della Yamaha. Ora la classifica generale dice Marquez punti 213, Pedrosa punti 187 e Lorenzo punti 169. A sette gare dalla conclusione. Chi si aspettava numeri simili all'inizio della stagione, alzi la mano. Merita il premio come sciamano dell'anno. Perché se è vero che in moltissimi pensavano che il prospetto della Honda avesse le qualità per emergere ad alto livello, in pochissimi, forse meno, sarebbero stati disposti a giocarsi due euro su un risultato di tale portata. Marquez sempre più vicino al mito. E' già più che un campione. 

8,5 - Dani Pedrosa. Dolorante a intermittenza, per via di quella ferita che fa ancora male e che non si è ancora rimarginata del tutto, l'ex numero 1 della Honda fa tutto bene. A cominciare dalla partenza. Che gli consente di guadagnare una posizione su Bautista e Crutchlow. Poi, è caccia aperta alla Yamaha di Lorenzo. In branco, lui e Marquez, come d'abitudine, uno in fila all'altro. Anche se questa volta tocca a lui, a Pedrosa, mettere pressione al compagno di squadra. Per una decina di giri, la sensazione è che Dani di Sabadell voglia lasciare a Marc di Cervera il lavoro sporco. Per la serie, "tocca a te andare a prendere Lorenzo, io ti copro". 

Ma con il passare dei giri, Marquez si fa più impertinente e Pedrosa fa fatica a stargli a ruota. Fino al sorpasso del numero 93 su Lorenzo. Che perde colpi in modo evidente e viene infilzato, per l'uppercut da ko, pure da Pedrosa. Doveva essere la gara del dominio Yamaha, è stata invece la gara della conferma della bontà del progetto Honda, cresciuto qualitativamente nel corso delle ultime settimane tanto da lasciare intendere che il passaggio del testimone nella leadership della due ruote d'elite si è compiuto. Forse in modo definitivo, almeno fino alla fine della stagione. 

8,5 - Jorge Lorenzo. Una corsa da supereroe. Alla stregua di Superman nell'episodio in cui cerca di riprendere fiducia nei propri mezzi dopo essere stato messo al tappeto dalla criptonite. Il fuoriclasse della Yamaha ha fatto tutto quello che era nelle sue possibilità. Anzi, di più. Sapeva di non avere la moto migliore e questo l'aveva fatto agitare fin dalle prime libere. La strategia? L'unica possibile: partire forte e sperare che le due Honda ufficiali non avessero la grinta dei giorni migliori. Il piano, almeno inizialmente, funziona. 

Lorenzo scatta come un furetto al via della corsa e guadagna la prima posizione con una prodezza degna della sua classe. Fa quasi il vuoto per un paio di giri, portando a un secondo il vantaggio su Marquez, che quasi non credeva a quanto stava succedendo. Ma al giro numero 7 l'incantesimo si è spezzato. Marquez e Pedrosa si sono fatti sotto e lui, Lorenzo, si è battuto come un guerriero per contrastare i loro attacchi. Fino alla resa. Matta e disperatissima. Da applausi a scena aperta. Lorenzo non ce l'ha fatta nemmeno nel suo campo di battaglia preferito a mettere sotto scacco la Honda. E ora sono guai. 

7 - Valentino Rossi. Il miglior risultato possibile. Dietro al terzetto di imprendibili e davanti ai piloti di seconda fascia. Lo si dice dall'inizio della stagione che questa sarebbe potuta essere la dimensione più prevedibile per il meraviglioso di Tavullia, tornato tra i grandi con il limite di esserlo diventato forse un po' troppo (questione di età) per ritornare a mettere tutti in fila come una volta. A Brno, Valentino finisce quarto davanti al suo killer del Mugello, quell'Alvaro Bautista che aveva fatto benissimo nelle qualifiche (partiva 2°), ma che poi non aveva potuto fare altro che dedicarsi alla lotta con Rossi per raggiungere un traguardo dignitoso. 

Certo, lascia l'amaro in bocca pensare che tra lui e il compagno di squadra Lorenzo ci siano spesso e volentieri una manciata di secondi e che sia nelle qualifiche sia in gara non ci sia mai partita tra i due piloti che calzano la stessa moto. In più, va detto che il Dottore si trova quasi sempre a dare spettacolo con piloti che dovrebbero essere tagliati fuori, sulla carta, da differenze prestazionali del tutto evidenti. Eppure, così è, prendere o lasciare. Questo è il Valentino di oggi. Un generosissimo campione che per ragioni diverse è costretto ad assistere alle premiazioni dai box. Primo tra i delusi. E lontano anni luce da chi si gioca il titolo. 

6 - Cal Crutchlow. La rockstar che si improvvisa pilota d'eccellenza avrebbe pagato oro perché la gara di oggi finisse in modo diverso. Già, perché al termine di qualifiche tutte da scoprire si era guadagnato la prima posizione sulla griglia di partenza. Un lusso per chi cavalca una moto non ufficiale, da sottolineare a suon di battute e pernacchie. "I due piloti ufficiali avevano provato qui a inizio agosto, ma sono dietro in qualifica, sarà contento (ndr, Lin Jarvis, il grande capo delle corse della Yamaha) di aver buttato via i soldi", la dichiarazione che chiude il conto con i mammasantissima della casa giapponese e che apre il nuovo racconto con la Ducati, felice di consegnargli una moto dalla prossima stagione.

Peccato che l'allegria duri poco. Il tempo di registrare una partenza tutta da dimenticare (dal primo al quarto posto in un amen) e un paio di mordi e fuggi con Bautista. Al giro numero 7 arriva l'inforcata che gli costa la gara. Una banalissima scivolata in solitaria e il gran premio passa in cavalleria. Gioie e dolori di chi fa questo mestiere. Felicità a momenti e futuro incerto. Andrà meglio la prossima, Cal. 

5 - Ducati. Passano le settimane, cambiano i circuiti, non si sposta di una virgola il racconto delle gare di Borgo Panigale. Dovizioso e Hayden, Hayden e Dovizioso. Dalle prove libere alla corsa. Attaccati come calamite, i due piloti ufficiali fanno storia a sé. Come se il resto non esistesse. Come se il resto non potesse essere avvicinato. Perché irraggiungibile. Nelle premesse e nelle prospettive. A Brno, tagliano il traguardo al settimo e ottavo posto. Ancora Dovizioso davanti a Hayden, che questa volta decide di non dare i pizzicotti al suo compagno di scuderia e lascia respirare gli ingegneri ai box. D'accordo, andrà meglio. Ma la speranza non può durare in eterno, o sì?

© Riproduzione Riservata

Commenti