MotoGP

Meda: "Valentino? Io ci credo ancora"

Il popolare giornalista tv dice la sua sul momento difficile del pilota di Tavullia. "Rossi va ancora fortissimo, ma è vero che la MotoGp di oggi gli sta un po' stretta"

valentino rossi

L'inizio in Qatar è stato da applausi. Partito dalla terza fila, per via di una qualifica che gli ha riservato pochi sorrisi, il Valentino nazionale ha dato sfoggio della sua classe con un recupero impressionante. Al traguardo, è secondo. Dietro al compagno di squadra in Yamaha, Jorge Lorenzo, che lo precede di 5,99 secondi. Tanto, tantissimo. Ma bene comunque, perché il podio va sempre accolto con grande piacere. Rossi è tornato, si diceva. Tutti felici, tutti contenti, anche la MotoGp, che aveva ritrovato uno dei suoi protagonisti.

Poi, una delusione tira l'altra. Valentino non trova il feeling giusto con la M1 in qualifica (nelle ultime tre gare, parte due volte ottavo e una volta quinto) e colleziona tanti mugugni. Sesto ad Austin, quarto a Jerez, dodicesimo a Le Mans, sulla pista che gli aveva regalato i migliori risultati pure nel biennio matto e disperatissimo in Ducati. Insomma, qualcosa non torna. Rossi c'è, ma non si vede. Almeno, non come era lecito attendersi dopo il ritorno del nove volte campione del mondo in Yamaha, con la Honda la moto più veloce del motomondiale. 

Vero, la stagione è lunga e prima di fare un bilancio complessivo della nuova avventura del fuoriclasse di Tavullia è bene attendere le prossime prove, ma certo non si può nascondere che le cose non gli stiano andando per il verso giusto. Per colpa di chi? Lo abbiamo chiesto a Guido Meda, il giornalista di Mediaset che segue da vicino per Italia 1 tutte le gare della MotoGp. 

Crisi vera o anche e soprattutto tanta sfortuna?

Direi né una, né l'altra. Crisi vera no, perché quanto è successo finora è abbastanza in linea con ciò che mi aspettavo a inizio stagione. Vederlo guidare e combattere come ha fatto in Qatar dopo due anni di Ducati, mi ha fatto capire che il manico ancora c'è. E parlo della capacità di fare le rimonte e di usare la fantasia. Da questo punto di vista, Rossi c'è. Poi, ci sono i suoi limiti. E tra questi, c'è senz'altro la difficoltà di entrare in pista e di fare subito o quasi il giro veloce. 

Lui non l'ha detto mai, ma io sono convinto che il nuovo sistema di qualifica non gli piaccia. Gli altri, e parlo dei tre avversari spagnoli, riescono invece a fare bene e a qualificarsi nelle prime posizioni della griglia di partenza. Lui, no. O non ancora. Una differenza non da poco, evidentemente. Infine, sì, c'è anche la sfortuna. Non so cosa avrebbe fatto domenica scorsa se non fosse caduto, ma era lì. A lottare per un posto sul podio. 

Per essere chiari, io non mi aspettavo che quest'anno Rossi tornasse in Yamaha vincendo nove o undici gare come anni fa. Il tempo è passato e poi ci sono degli avversari fortissimi. La realtà oggi è un po' più dura, diversa. Fisicamente è ancora a posto e quando la moto gira come dovrebbe, lui dimostra di saperla guidare benissimo. Però è chiaro che si scontra con un nuovo modo di fare le corse.  

Dopo quattro gare, il Dottore ha soltanto cinque punti in più rispetto alla scorsa stagione in Ducati. Ma non era la Desmosedici il vero problema di Valentino?

Intanto, cominciamo con il dire che l'anno scorso l'inizio della stagione di Valentino non era stato poi così male. E questo è un fatto. A Le Mans non ha raggiunto il podio. Se ce l'avesse fatta, ora non staremmo parlando di crisi e lui avrebbe molti punti in più rispetto a dodici mesi fa. Le Ducati invece hanno fatto bene, ma cosa ne sarà di loro dal prossimo gran premio?

Aggiungo che se la Ducati andrà avanti con questa filosofia costruttiva non andrà da nessuna parte. Stoner ha lasciato la scuderia di Borgo Panigale dopo aver detto che sarebbero serviti più soldi per finanziare lo sviluppo della moto previsto da Filippo Preziosi. Fatto sta che quando la moto è passata a Valentino si sono riproposti tutti i problemi che si erano evidenziati con il pilota australiano. 

Vero, però Stoner in Ducati ha raccolto traguardi importanti, mentre Valentino no. E la moto era praticamente la stessa...

Be', su questo c'è poco da dire. Forse, se Stoner avesse avuto una moto più guidabile avrebbe fatto ancora meglio di quanto è riuscito a fare. Probabilmente, avrebbe vinto a mani basse tutto quello che c'era da vincere. Per capirci, Stoner era un fuoriclasse, non ci sono dubbi a proposito. Ed era anche un fuoriclasse perché riusciva a fare cose pazzesche pur avendo tra le mani una moto che non faceva la moto. Ecco, Valentino invece ha bisogno di avere una moto che fa quello che dice lui, altrimenti sono guai e non riesce a esprimersi al meglio. 

Parola di Rossi: "Le Honda vanno forte e possono recuperare anche quando fanno errori, hanno qualcosa in più". Epperò, la distanza in classifica dal compagno di squadra Lorenzo è oggi di 19 punti...

Ok, ma anche a Lorenzo le cose non stanno andando benissimo. Oggi ha 17 punti di distacco da Pedrosa leader del Mondiale, non va alla grande nemmeno lui. E poi, la verità è che la Honda è al momento molto più guidabile della Yamaha. Sta in piedi sul bagnato, sui cordoli, consuma pochissimo le gomme, mentre gli altri sono nei guai. E' una moto perfetta, fantastica. Insomma, tanti complimenti alla Honda per essere riusciti a mettere in pista una moto così.

Tornando invece al confronto tra Valentino e Lorenzo, non possiamo dimenticare che tra i due ci sono otto anni di differenza. E poi, il campione del mondo in carica conosce benissimo la moto e ha meno pressione del suo compagno di squadra, che è atteso da tutti per un ritorno stellare. Valentino è un po' sotto processo, deve confermare di essere il pilota che tutti conosciamo e chiaramente non è facile muoversi in queste condizioni. Vero è che Lorenzo ha una gestione del weekend di gara molto meno travagliata di quella di Rossi...

Appunto, i guai nelle qualifiche. Ovvero, come trasformare in traguardi importanti partenze dalla seconda o terza fila. Non possiamo pretendere che il Dottore faccia sempre i miracoli in gara...

Certo che no, ma mi pare che lui per il momento sia condannato proprio a questo. A recuperare posizioni su posizioni in gara. Del resto, come si fa a girare subito forte quando hai una moto che devi sistemare in pochissimo tempo?  Mentre dall'altra parte, abbiamo un Lorenzo che il venerdì sera è a posto. E questo è legato probabilmente a due modi di lavorare completamente diversi. Si dice che lo spagnolo sia un pilota che tocca poco la moto. Ha una base di partenza e fa giusto qualche aggiustamento. Un po' avanti, un po' indietro, fine. 

Al contrario di Valentino, che invece si dice che sia un esasperante perfezionista. Per la serie, finché l'ultimo dettaglio non è posto, non si può fare. Prendiamola così, ok. Ma ci sta anche, e questa è una mia convinzione personale, che Ramon Forcada, il capo-meccanico di Lorenzo, abbia fatto un investimento sul motociclismo moderno per studiare la giusta combinazione tra gomme, ciclistica, motore ed elettronica. Cosa che mi pare non abbia fatto Jeremy Burgess, il responsabile tecnico di Valentino. Dicono che se Burgess si trova un computer davanti, scappa. 

Valentino anni 34, Marquez anni 20. La differenza si vede e si sente. Che sia questione di motivazioni? Per intenderci, Rossi ha ancora la giusta determinazione per raggiungere i risultati che i suoi tifosi si aspettano da lui?

Valentino è una delle persone con le idee più chiare che io conosca. Se non avesse le giuste motivazioni per andare avanti, avrebbe già lasciato. Ne sono sicuro. Poi, c'è chi va a cercare nel tragico incidente con Simoncelli la fine della sua voglia di arrivare, ma a mio parere è tutto molto più semplice. Ha degli avversari fortissimi e deve inventarsi dei modi diversi per fare meglio degli altri in una MotoGp che nel frattempo è cambiata.

E' diventata una gara di prestazione a tutti gli effetti. Dove contano tantissimo le gomme e molto meno la fantasia. E questo non è un terreno sul quale Valentino si confronta volentieri. Lui è uno che ti inventa il sorpasso in staccata, magari dove non si può e in pochi sarebbero capaci di farlo...

Tirando le somme, cosa è legittimo attendersi dal Dottore nel corso della stagione?

Credo che lui abbia la possibilità e la forza di vincere qualche gara, assolutamente sì. E credo ancora che possa lottare ancora per il Mondiale. Sì, io ancora un po' ci credo. Non sono a lutto. Non sono nella condizione di dire che Valentino è finito e ne sono felice. Dico però che qualcosa di determinante deve cambiare. Non so ancora bene cosa, ma qualcosa deve cambiare. Capisco che i suoi tifosi lo vogliano sempre vedere vincere, ma purtroppo le cose cambiano. Per tutti.  

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