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MotoGP

Gp San Marino: Rossi batte Lorenzo, la fortuna c'entra poco

Il Dottore approfitta dell'errore dello spagnolo per aumentare il suo vantaggio in classifica. La pioggia, la variabile che fa la differenza

Non è mai soltanto questione di fortuna. C'è di più nell'emozione di un risultato che strizza l'occhio al titolo mondiale e riannoda il corso della storia. A Misano, sulla pista che svela nel nome le ragioni di un talento infinito  (Marco Simoncelli, campione di umiltà innanzitutto), Valentino Rossi ha stravinto senza vincere (clicca qui per leggere l'articolo). Chiamato a rispondere per le rime all'irruenza agonistica di un Jorge Lorenzo che fino al giorno prima aveva messo tutti sull'attenti, il pilota pesarese aveva un unico obiettivo al via della gara: contenere e, se possibile, rilanciare. Ovvero, impedire al compagno di squadra di prendere il largo nei primi giri e trovare il modo di fare lo sgambetto al terzo incomodo, quel Marc Marquez fuori dei giochi per il vertice del campionato e proprio per questo disposto a improvvisare salti mortali per la difesa del proprio orgoglio e delle proprie ambizioni. Sull'asciutto, l'hanno confermato i tre tenori a fine corsa, non ci sarebbe stata partita. Lorenzo girava con una marcia in più, meglio di Marquez, meglio di Valentino. Poi, la pioggia. Che tutto cambia e tutto ridefinisce. Sì perché sul bagnato, la MotoGp è quasi un altro sport. 

 

Si diceva, la fortuna. Nel gioco degli specchi in cui si misurano in gara Lorenzo e Rossi, determinati e pure di più a non perdersi di vista per approfittare di un eventuale passo falso dell'avversario, ci pensa la pioggia a stravolgere il fragile equilibrio e a far impazzire di gioia il campione di Tavullia. L'assioma è noto: l'acqua sta a Lorenzo come la criptonite sta a Superman. Il pilota spagnolo ha sempre faticato a costruire trionfi sulle pozzanghere. Per lui, titolare ad Harvard della cattedra di guida pulita, priva di incertezze e di errori, la pioggia è una maledizione del cielo. La variabile che ridefinisce traiettorie e inclinazioni. Che obbliga a disattivare il pilota automatico e a rimettere in discussione le convinzioni acquisite nei due giorni di libere. Va proprio così. Lorenzo non fugge e fa fatica, ma quando la pista si asciuga decide che è venuto il tempo di provare il colpaccio. Anticipa Rossi nel passaggio ai box per il cambio-moto e si gioca il tutto per tutto con le gomme da asciutto. Decisione saggia e accorta. Eppure, qualcosa non torna. Il tempo di fare un giro e la M1 dello spagnolo va per margherite con un volo da paura. L'errore c'è e pesa come un macigno sulla testa di Lorenzo. Che spreca malamente l'occasione per mettere sotto scacco il suo collega in tuta blu. "Avessi avuto più pazienza...", dirà a cose fatte tra ammaccature e turbamenti che gli provocano dolore e rimpianti. 

D'accordo, Rossi sbaglia clamorosamente i modi e i tempi dell'ingresso ai box e rischia di cedere a Lorenzo la palla del break, ma è altrettanto vero che dimostra una volta di più di essere un fuoriclasse anche sul bagnato, sicuro e affidabile come pochi altri nella storia delle due ruote. Lo ripetono da sempre i fenomeni dello sport di ogni ordine e grado: sul lungo periodo, le sfide si vincono con la testa, limitando le zone d'ombra e puntando forte sulle qualità individuali. Lorenzo torna in pista con le slick e cade piegato dalla voglia matta di tornare protagonista. Rossi azzarda ma svolge il compito senza sbavature. Amministrando la gara con l'esperienza del veterano. E poco importa se Marquez azzecca tutte le mosse e strapazza Valentino sul traguardo. Pur interrompendo la striscia straordinaria di podi, il pilota pesarese vince la sua personalissima gara con Lorenzo e aumenta il suo vantaggio in classifica di 11 punti. Erano 12, sono 23. A cinque tappe dalla fine del campionato, un divario che riempie il cuore del popolo in giallo di speranza e dedizione. L'errore di Lorenzo, le magie di Rossi sulla pioggia, il coraggio di Valentino il magnifico alle prese con gomme che perdevano consistenza giro dopo giro. La fortuna conta come il due di coppe quando la briscola è a bastoni. Dunque, poco. Anzi, nulla. 

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