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MotoGP

Casey Stoner: 'Ho perso il rispetto per la MotoGP, mi dedico alla famiglia'

Il due volte campione del mondo non lascia spiragli sul suo ritorno: il futuro è la famiglia

Stoner festeggia la vittoria a Phillip Island con Cal Crutchlow, terzo (Credits: AP/Rob Griffith)

«La pista di Motegi è molto faticosa per il fisico e so che mi troverò in difficoltà, soprattutto nei cambi di direzione. Ma non ce la facevo più a stare a casa» dichiara a metà ottobre Casey Stoner al rientro dall’operazione alla caviglia destra che l’aveva costretto a saltare tre tappe del Mondiale della MotoGP. Suonano strane queste parole, se a pronunciarle è il pilota che a maggio aveva annunciato il ritiro a fine stagione. Alla gara giapponese il fuoriclasse del team ufficiale Repsol Honda si piazza quarto; una settimana dopo, in Malesia, arriva terzo. A Phillip Island conclude il tour oltreoceano con una splendida vittoria, la sesta consecutiva sul tracciato di casa. Altro che appendere il casco al chiodo: i risultati sembrano smentire le intenzioni del 27enne australiano, che dimostra di non aver perso la voglia di essere il numero uno. Davvero, domenica a Valencia, il due volte campione del mondo darà l’addio alle corse? Glielo chiediamo.

È tornato in sella nonostante le condizioni fisiche precarie e nelle ultime gare è salito sul podio due volte su tre: la sua passione per le due ruote è ancora grande, eppure sta per lasciare la MotoGP.

Il problema non è la mia passione; è la passione che manca in circuito, quella che avevo trovato da bambino nel paddock e mi ha spinto a trascorrere tutti questi anni con la tuta addosso. Comunque, ci sono tanti motivi per cui è arrivato il momento di smettere. Un giorno spiegherò nei dettagli: adesso, in poche parole, dico che ho perso il rispetto per questo campionato e non approvo la direzione che ha preso (durante la stagione, Stoner si era lamentato più volte delle Crt, colpevoli di rallentare la velocità in pista, ndr).

Non c’è nessuna possibilità che torni sui suoi passi?

Mai dire mai, certo, ma non credo proprio: il campionato dovrebbe subire modifiche radicali. E poi non cambio parere alla svelta: sono un tipo riflessivo e, quando arrivo a una decisione, resta quella.

Che peso hanno sua moglie e sua figlia nella scelta?

Nessuno, è una questione soltanto mia; con loro accanto, però, scegliere è stato più semplice, perché sono la mia vita e, da settimana prossima, finalmente potrò dedicare alla famiglia tutto il tempo che merita.

Diventare padre l’ha cambiata?

Non so se Alessandra Maria mi abbia cambiato. So che non avevo mai provato un sentimento così profondo, non riesco nemmeno a descriverlo. Quando la guardo, provo un orgoglio immenso, che mi riempie completamente.

A proposito di sua figlia, Alessandra e Maria sono due nomi italiani: rappresentano forse il legame che ha stretto con il nostro Paese dai tempi con la Ducati?

Ho bellissimi ricordi dell’Italia e con la casa di Borgo Panigale: insieme abbiamo vinto il primo titolo per entrambi! I nomi della piccola, però, non c’entrano con l’Italia. A me e Adriana (sposata nel 2007, ndr) è piaciuto Alessandra perché il significato: in greco vuol dire “protettrice degli uomini”. Maria, invece, è il secondo nome di mia moglie: si chiamano così le sue nonne e abbiamo voluto continuare la tradizione.

Lei ha iniziato a correre a 4 anni. Se sua figlia, a quella età, le chiedesse di insegnarle ad andare in moto?

Le risponderei “sì” senza esitare, la mia esperienza potrebbe tornarle utile, no? Se poi diventasse brava e volesse gareggiare, sarei il primo a incoraggiarla – il discorso vale per qualsiasi progetto al quale vorrà dedicarsi – come hanno fatto i miei genitori.

Qual è stata la loro reazione, quando hanno saputo che la sua carriera si sarebbe conclusa quest’anno?

Hanno condiviso le mie ragioni e mi hanno dato il loro sostegno.

Come sarà la sua vita lontano dal circuito?

Non ho fatto programmi. Di sicuro, me ne starò un po’ tranquillo a casa, non so ancora se in Svizzera, dove abitiamo già, oppure in Australia: viaggiare di continuo è uno stress cui rinuncio molto volentieri. Dare una mano ad Adriana con le faccende e con Alessandra Maria non mi spaventa, anzi, non vedo l’ora.

Il paddock non le mancherà nemmeno un po’?

Sentirò molto la mancanza del mio team di lavoro e degli amici, con cui ho condiviso gioie e dolori in tanti anni. Il nostro rapporto non terminerà a Valencia: l’anno prossimo mi organizzerò per andare a trovarli.

Guarderà tutte le gare in tv?

Magari tutte no: di sicuro, non punterò la sveglia alle 4 di mattina! Immagino che avrò un po’ di nostalgia, quando vedrò i ragazzi sulla griglia di partenza, ma non li invidierò per niente nei Gran Premi al freddo o sotto l’acqua.

Tiferà per qualcuno?

Per tutti. In particolare, per chi ha duellato con me lungo tutta la mia carriera: Dani Pedrosa e Jorge Lorenzo. Nei loro confronti, come verso Ben Spies, nutro il massimo rispetto, per questo li seguirò con un occhio di riguardo.

Ha vinto due titoli mondiali, possiede una famiglia splendida: le è rimasto qualche sogno nel cassetto?

Nel cassetto non ce ne sono più, i miei sogni sono tutti nuovi: riguardano Adriana, Alessandra Maria e… i figli che arriveranno.

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