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E' stata la settimana dei 'flop'

In Europa benino le squadre italiane, malissimo i suoi allenatori ed i violenti di Roma

L'ex allenatore del Chelsea, Roberto Di Matteo (Credits: Daniele Badolato - LaPresse)

Flop. Vi sembrerà magari un po’ strano, a chiusura di una settimana di baldoria di altri tempi per le nostre in Europa. Champions League: Milan passato, paradossalmente prima della Juventus in termini temporali e matematici, in un girone comunque obiettivamente ridicolo. Bianconeri a un passo: basterà, se non il biscotto, almeno un innocente semifreddo a Donesk per avere il timbro sul passaporto.

Europa League: Napoli avanti, Udinese indietro ed è un peccato dopo aver vinto a Liverpool, Lazio sul treno dopo due giorni di vergogna, in cui bestie con o senza sciarpe giravano impunite per Roma, unite dal peggiore degli istinti: quello dell’antisemitismo. Tutti sanno che il Tottenham è la squadra della comunità ebraica londinese. Così come sanno che all’andata la Lazio si beccò a Londra 40mila euro di multa dall’Uefa per cori antisemiti. Se poi Lotito vuol di dire che gli ultrà politicizzati dell’Aquila non c’entrano, faccia pure. Lui come tutti quelli che ci credono. E se non è un flop questo, diteci voi cos’è.

Il flop vero però è stato quello dei nostri quotatissimi e molto ben pagati allenatori all’estero. Lasciamo stare Ancelotti, che mancava solo non passasse il primo turno. Di Matteo ci pare più che altro vittima delle bizze di un miliardario che non della Juventus o di colpe sue. Probabilmente è troppo piccolo e Abramovich, da bravo russo, ha bisogno di girare con dei giaguari al guinzaglio, da esibire sulle sue panchine. Cosa che non è neppure Benitez, ma almeno è “the specialist”: punta al secondo Mondiale per club (per quel che può valere) senza aver mai alzato neppure una volta le grandi orecchie della coppa più bella. Quando si dice il destino.

Spalletti non riesce ad uscire dai confini russi e con il Milan ridotto in queste condizioni è colpa grave. Ma il flop più flop è quello diMancini che per il secondo anno in fila esce dalla Champions nel turno dei poveri. Che cerchi giustificazioni è la cosa più ridicola, dicendo che il City non è pronto per questi palcoscenici. Fossimo nello sceicco Mansur non ci dormiremmo nemmeno nel letto a baldacchino laminato d’oro, pensando al Malaga, ad esempio, dove c’è un altro sceicco con il braccio corto che nemmeno paga gli stipendi, ma che vince il suo girone. Se non è pronto il City, nemmeno per gli ottavi, non lo è nessuno. Con quel che spende e con i giocatori che ha. Ma la sensazione che Roberto ex re di Genova blucerchiata non sia uomo da Coppa che la portiamo dietro già da tempo.

La settimana ci apparecchia un Milan-Juventus che visto così viene battezzato “Eurosfida”. Ma non scherziamo, con i rossoneri a -17, diventa una partita normale appena caricata da un passato di polemiche. Se vogliamo parlare di calcio e guardare le differenze in campo, ci puzza di flop. Anche la domenica notte di San Siro.

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