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Milan-Juve a maglie invertite

Merito ai rossoneri più cattivi e convinti degli ospiti un po' troppo presuntuosi

L'abbraccio dei milanisti a Robinho, dopo il rigroe decisivo (Credits: AP Photo/Luca Bruno)

Già visto in certi film per bambini. Molto più raramente su un prato del calcio. Dove però nulla sorprende più se non gli ingeui. Per una notte Milan e Juventus si scambiano non le magliette, ma l’anima.

I rossoneri mangiano l’erba, corrono come i diavoli che non sono più. I campioni d’Italia giocano in punta di piedi, con la presunzione dei fighetti in faccia e forse poca energia nelle gambe. Possesso palla, peraltro impreciso e manovra di plastica. Giustificazioni che stanno a zero.

La peggior Juventus delle ultime due stagioni perde a San Siro, per un rigore che non c’è. Il modo migliore, non solo per Berlusconi che subito lo è andato ad ammettere, ma per la mezza Italia intera che non vedeva l’ora. Pace fatta con il mondo? Nemmeno per idea. Nella coda di questa giornata lunga e sbriciolata fino ai limiti superiori della noia, altre ne verranno fuori, magari già stasera da Cagliari-Napoli e Parma-Inter, perché il lamento è sempre dietro il primo angolo e rimane la giustificazione migliore.

Giustificazioni la Juventus di ieri sera non ne ha molte, come detto, al di là di quelle ridicol-penose sulla definizione di ascella. Isla la prende con la schiena e un inutile braccio largo abbaglia in fin troppi arbitri che ci sono in campo.

Qualcuno tirerà in gioco la stanchezza dei bianconeri per la partitona con il Chelsea. Se credete, non fatevi ingannare perché quella che abbiamo visto a Milano, ci è parsa più la presunzione di chi gioca con la troppa certezza che tutto sia dovuto. E la Juventus non ha le qualità tecniche per vivere in questa maniera. Se non combatte col sangue agli occhi vale molto meno anche nello stagno del campionato italiano dove rimane la nave più grande e potente.

In fondo il calcio non è una scienza difficile, piuttosto un gioco semplice nel quale se una squadra più debole corre molto più dell’altra, c’è caso vinca. Come è successo. Corretti applausi al Milan che ha giocato con l’umiltà che serve a una squadra che non vale tantissimo e che deve abituarsi a vivere così. In attesa di consolidare la democrazia reale, o una nuova versione dell’amore libero se vi piace di più: cioè parlare con il suo allenatore di quello che si sogna per il futuro. Un po’ come scegliere con la moglie attuale, l’identità della futura compagna. Allegri che è uomo di libere idee, pare stare al gioco. Ad altri sarebbe partita la brocca. Poi tanto va a casa, apre il cassetto del comodino e rilegge prima di dormire le cifre scritte sul suo contratto. Massì, le corna si possono anche accettare.

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