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Mario Balotelli, cinque motivi per amarlo (e per farlo giocare)

Pochi calciatori in Europa (e nessuno in Italia) hanno la sua capacità di evocare delle storie

Mario Balotelli a Cracovia durante l'allenamento della nazionale (Jonathan Moscrop - LaPresse)

Ecco perché Mario Balotelli è l'unico motivo che mi spinge a guardare la nazionale italiana di calcio:

1) Mario Balotelli è uno dei pochi calciatori in assoluto, e sicuramente l'unico calciatore italiano, con capacità evocativa. Capacità di evocare qualcosa oltre i confini del calcio.

Un uomo la cui sola presenza richiama una storia, anzi più storie. Parafrasando il ragionamento fatto da Tim Parks sul blog della New York Review of Books: ci sono nomi che si portano con sé intere narrazioni.

Mario è uno di questi. Evoca la redenzione assertiva e arrogante di gente come Tupac Shakur. Oppure - prendendo le misure, ovviamente - quella di Mohammed Ali. Mi fa pensare, in modo addirittura incongruente, anche a James Baldwin e al suo The fire next time; ma anche a Londra che brucia in agosto o a quello che avrebbe potuto essere se non fosse stato un calciatore. Evoca anche Franz Fanon, anche in questo caso forse in modo del tutto incongruente. (Incongruente è il fatto che in questo post non vengano citati tutti i difetti di Mario).

2) Mario è un fuoriclasse. Forse un fuoriclasse mancato, o ancora in potenza; irrealizzato. Ma quando lo si guarda giocare, quando vuole giocare, a frammenti, a momenti, illumina. Ha tutto: tecnica, velocità, atletismo, fisico spettacolare.
E non esulta come un invasato quando segna; e non segna mai reti banali: eppure fa la faccia di uno che è talmente orgoglioso e consapevole della sua forza che nemmeno si stupisce del portento che ha combinato; lascia che a stupirsi siano gli altri.
George Best lo adotterebbe.

3) È un italiano di colore, africano. Adottato. Perfetto.
Infatti gli imbecilli lo fischiano per questi motivi.

4) Ha giocato nell'Inter: ci ha fatto vincere il secondo scudetto di Mancini (quello che in molti attribuiscono a Ibra). Io gli perdono tutto, anche la maglia gettata a terra nella semifinale con il Barcellona, che pochi interisti gli hanno perdonato. Il grande Mourinho non aveva capito Mario. Unico suo vero errore sulla nostra panchina.

5) Il quinto motivo ha a che fare con i precedenti e in parte è il contrappunto dei precedenti: ci ricorda che le vite non sono delle storie ma sono più complicate e complesse; che pochissimi sono i predestinati e che Mario non lo è: quindi non è detto che diventerà un fenomeno del calcio. Che le strade che abbiamo percorso ne hanno escluse altre. Che quindi dobbiamo aspettare e vedere cosa succederà al nostro campione.

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