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L’uomo “più vecchio” del Giro d'Italia

Ha visto passare i grandi campioni da Inoux fino a Pantani. Da 35 anni (senza sosta) Angelo Morlin lavora dietro le quinte del Giro

Angelo Morlin, 66 anni. Da 35 anni consecutivi lavora nell'organizzazione del Giro d'Italia.

“Ho cominciato quando avevo poco più di trent’anni, guidavo la macchina del direttore di corsa. Oggi ne ho 66 e posso dire che da 35 anni consecutivi respiro ogni istante del Giro D’Italia”.

E’ passato un po’ di tempo dalla prima volta che Angelo Morlin ha messo piede nel quartier tappa del Giro. “A quei tempi c’erano ancora le macchine da scrivere Olivetti — racconta con un briciolo di malinconia — i giornalisti battevano l’articolo e poi si recavano in un pullman, chiamato radiostampa, che inviava il pezzo al giornale con le telescriventi…”. Tante cose sono diverse rispetto a quel Giro d'Italia di 35 anni fa. Computer, internet e smartphone hanno cambiato tutto anche il lavoro di Morlin, che si occupa degli impianti elettrici del quartier tappa e che non sempre riesce a seguire la corsa perché, dice, con gli apparati di oggi c’è costantemente qualcosa che non funziona. L’aria che si respira al Giro è rimasta però quella di sempre. Vero Morlin?

“L’atmosfera per chi come il sottoscritto ama la bicicletta è ancora quella della corsa più bella, la più difficile. Forse una volta nel quartier tappa c’erano più giornalisti di spicco. Ho conosciuto Bruno Raschi (penna storica della Gazzetta dello Sport ndr) e i grandi giornalisti della carta stampata. Erano almeno in ottanta, ora sono molti di meno. In tanti ormai attingono dalle agenzie”.

Quanto è cambiato il Giro con il passare degli anni?

“Ovviamente la tecnologia ha cambiato tutto ma il Giro è rimasto lo stesso. La corsa la fanno i corridori, punto. Le biciclette sono più performanti ma per vincere ci vogliono sempre i “garon” (le gambe ndr), come dicono a Milano”.

Il più bel ricordo…

“Quando vinse Battaglin, credo nel 1981. Ricordo che tenevo in macchina la bicicletta e una volta finito il mio lavoro montavo in sella e andavo incontro alle tappe, fino all’arrivo. Un giorno ho pedalato più di quaranta chilometri per seguire la maglia rosa".

Addirittura.

“Un tempo tutti quelli che lavorano al Giro d’Italia erano grandi appassionati. Pensi che più o meno fino a metà degli anni ottanta durante il giorno di riposo organizzavamo una tappa a cronometro alla quale partecipavano tutti gli addetti ai lavori, giornalisti compresi. Il percorso di solito era breve ma si correva forte”!

Per lei che ci lavora quanto è impegnativo il Giro dal punto di vista fisico?

“Si dorme poco. Questa mattina sono partito alle 5 e mezza dall’albergo e credo proprio che prima delle 10 di questa sera non riuscirò a tornarci. Dipende da quando “staccano” i giornalisti. Se c’è qualche imprevisto può succedere di rimanere nel quartier tappa anche fino a notte fonda. Come quella volta in cui squalificarono Pantani… ”.

Lei c’era? Che ricordo ha di quell’episodio?

“Ricordo che eravamo a Madonna di Campiglio e che l’arrivo della tappa era ad Aprica. Quando la notizia cominciò a girare ci fu una confusione generale. Eravamo scossi, tutti amavamo Pantani. Giornalisti compresi. Fu una bella botta”.

Chi è il corridore più forte che ha visto passare al Giro?

“Il mio preferito era Inoux, un corridore di una classe immensa e una persona davvero umile. Probabilmente era anche meglio di Indurain. Di quelli recenti mi piaceva moltissimo il velocista spagnolo Freire ma in questi giorni stiamo tenendo tutti le dita incrociate per Vincenzo (Nibali ndr)…”.

E il più antipatico?

“Ci sono pochi dubbi, Cipollini. Era uno che se la tirava da matti. Adesso devo dire che sono tutti dei bravi ragazzi, umili. E’ gente che con la crisi degli sponsor fa tanti sacrifici per poter correre in bici e inseguire i propri sogni".

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