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L'orgoglio di Prandelli: "Vi stupiremo". E la Spagna scopre la paura...

Debutto per gli azzurri a Euro2012. Il ct sfida i pessimisti: "Siamo preparati e faremo bene". In tribuna Napolitano. La sfida di Del Bosque: vincere per far dimenticare al suo paese la crisi.

Può sembrare un paradosso ma la sfida di Danzica che apre l'Europeo di Italia e Spagna rischiando di mettere una delle due subito in seria difficoltà, rischia di pesare più sulle spalle dei campioni del mondo che su quelle degli azzurri. Madrid e dintorni si sono risvegliati nel buco nero di una crisi finanziaria senza pari. "Una crisi brutale" l'ha definita capitan Casillas e lui (e i suoi compagni) sono consapevoli che solo un nuovo trionfo della 'Roja' potrà aiutare i connazionali a dimenticare almeno per un po' i guai economici.

Non è un caso che nella lunga vigilia in casa spagnola la parola 'crisi' sia la più gettonata. Ne parla Casillas e anche il ct Del Bosque, nonno saggio molto amato e molto prudente: "Possiamo aiutare i nostri connazionali a rialzare la testa, ma questo é solo calcio, anche se ho avuto la fortuna di partecipare ai nostri trionfi e so che tipo di valvola di sfogo possano essere e quanta gioia possano dare". Pressione da sopportare in un gruppo arrivato in Polonia con gli strascichi delle divisioni tra clan di Real e Barcellona. "Se questo Europeo si fosse giocato nel 2011 sarebbe stato un problema" prova a smorzare Casillas.

La prova del nove si avrà, però, solo in campo perché i giorni del ritiro hanno lasciato più di un dubbio sulle scorie dei 'clasicos' stagionali Mou contro Guardiola. Alla fine, insomma, è Cesare Prandelli ad avere l'animo più sereno. Di fronte ai guai di una nazione intera i suoi problemi legati al calcioscommesse e agli infortuni quasi scompaiono. "Avverto sensazioni buone, sto benissimo, ho pure fatto un pisolino nel pomeriggio" si lancia a dire cercando di spargere ottimismo in un ambiente che sembra votato al martirio contro i primi della classe: "Il pessimismo ci accompagna, ma non ci dà fastidio, anzi ci stimola. Il lavoro che abbiamo fatto ci darà grandi soddisfazioni".

Come se dover inventare una difesa sperimentale con De Rossi centrale, ritrovare la via del gol che manca da tre partite e quella della vittoria assente da oltre 200 giorni siano un'impresa trascurabile per una nazionale che ha preparato l'Europeo in mezzo alla bufera e in due settimane ha visto minate quasi tutte le sue certezze. Passare alla difesa a tre e al centrocampo folto dopo aver disputato qualificazioni e amichevoli in modo diverso è un segno di ecletticità o debolezza? "Siamo come studenti che sanno di aver fatto bene i compiti" dice il ct.

Ci sarebbe anche quel precedente di un anno fa a Bari con vittoria a sorpresa degli azzurri, ma Prandelli prova a non farci troppo caso: "Rimane poco di quella partita, il calcio è veloce, brucia tutto. Non abbiamo rivisto quelle immagini. Abbiamo cambiato, rispetto ad allora. Quando l’Italia gioca a calcio comunque ha dimostrato che può essere competitiva anche contro la Spagna". Le ha riviste Del Bosque per usarle come stimolo per i suoi nel timore si siano un po' seduti su una superiorità tecnica indiscutibile che però, come il Barcellona insegna, non sempre è sinonimo di vittorie: "Il ricordo di quell'amichevole deve essere per noi uno stimolo, l'esperienza di cominciare male l'ho già fatta due anni fa in Sudafrica e non vorrei ripeterla qui". Anche perché perdere all'esordio come due anni fa in Sudafrica potrebbe avere esiti disastrosi sull'avventura europea della Spagna.

E allora bisogna crederci o no? Prandelli ha provato a toccare le corde dell'orgoglio. Capitan Buffon lo segue: "La Spagna non deve temerci, hanno tanto certezze. Ci rispetteranno. Nel calcio quasi sempre vincono i più forti, e loro lo sono. Ogni tanto vincono i più bravi e questo lascia qualche speranza. La Grecia nel 2004 è stata più brava di squadre che le erano superiori, così come la Danimarca prima di lei". Avanti azzurri. Si parte da Danzica, la città dell'avvio dei moti di sindacato che rovesciarono il regime polacco. Si parte con il presidente Napolitano a fare il tifo in tribuna prima di tuffarsi in impegni economici-finanziari. Perché Italia e Spagna in fondo sono sulla stessa barca. "E' una crisi bestiale" ha detto Casillas. Vincere aiuterebbe almeno uno dei due popoli a dimenticarselo per qualche ora.

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