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L'Italia ha giocato un grande Europeo. Non buttiamolo via

La Spagna nettamente più forte di noi. Ma gli azzurri (e tutto il paese) devono convincersi che posso diventare i migliori

Cesare Prandelli e i giocatori italiani dopo la sconfitta nella finale di Euro 2012 (Ansa Foto)

La Spagna ci prende per il naso davanti a Mario Monti, il censore dei nostri costumi calcistici che avevamo tirato per la giacca fino a Kiev. Lui che vorrebbe fermare il pallone per tre anni.

Platini gli fa vedere la coppa da consegnare alla Spagna e Monti sorride a labbra strette, magari pensando ai punti di Pil che un Europeo trionfale poteva portare alla nostra derelitta economia. O forse questi sono solo discorsi di retroguardia, di un’altra epoca vicina nella quale ci facevano vedere gli asini che volano e noi ci credevamo perfino.

La verità è che la meravigliosa Italia di questo giugno ha perso l’aereo per l’Ucraina. E per qualcuno dei vecchi, da Pirlo all’incazzoso Buffon, certamente a Di Natale e Barzagli e magari anche per Cassano, era l’ultimo. Ed è un peccato da stringere il cuore.

Ma il peccato vero, mortale, sarebbe quello di cancellare tutto.

Ci credevamo davvero. Ma la Spagna ci fa male subito, a sangue freddo e ci sbatte dal regno del sogno a quello della realtà. Loro sono ancora più forti di noi, anche se ci eravamo illusi del contrario.

Rimane un grande europeo e un futuro che non finisce nella notte storta di Kiev. Loro sono una casa meravigliosa, noi un progetto accartocciato ieri con cattiveria. L’errore sarebbe adesso arrendersi nella delusione di giorni caldi in cui ci eravamo illusi di essere più bravi.

Non lo siamo ancora ma lo possiamo diventare, a patto di non dimenticare certe notti in cui abbiamo trovato le scintille del futuro. Vi sembrerà una sciocchezza ma siamo convinti che quello di ieri sera sia stato il meraviglioso canto del cigno della Spagna.

Il futuro può essere azzurro a patto di non bruciare tutto sull’altare della delusione che davanti a un 4-0 può essere devastante. Tutto è andato al contrario per una sera quando in altre era stato meraviglioso. Il centrocampo non funziona più, Pirlo viene accerchiato e preso nella rete. La difesa che non faceva passare uno spillo di apre come un fiore tenero davanti al palleggi dei rossi. Cassano non inventa, Balotelli non riesce nemmeno ad essere cattivo e beffardo, irriverente. Loro si prendono il pallone e noi ci ritroviamo improvvisamente esausti. L’Italia verticale e violenta è rimasta a Varsavia, qui a Kiev non è arrivata. Spiace da morire ma può succedere a metà di un cammino che porta dal disastro sudafricano al Brasile. Non dimentichiamolo.

Adesso che si apriranno i giorni delle trattative e dei sassi nelle scarpe, serve memoria e sangue freddo per non trasformare un bellissimo inizio in un finale stupido e banale.

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