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"Io ho portato la bandiera"

Antonio Rossi ha sfilato col tricolore a Pechino dopo aver attraversato due decenni di Giochi dominando nella canoa

Antonio Rossi 3

Il palmares di Rossi alle Olimpiadi è di 3 ori 1 argento e 1 bronzo – Credits: Ansa

Il rischio è che della sua carriera si ricordino gli occhi blu colore del mare piuttosto che le straordinarie vittorie in acqua. Perché Antonio Rossi ha avuto tutto per far innamorare gli italiani e ci è riuscito. E' sempre piaciuto per l'immensa carica di agonismo e talento in canoa ma non si può negare che lo abbia aiutato anche un certo phisique du role a sfondare.

E' stato l'ultimo portabandiera azzurro nei Giochi estivi prima della sfilata di Valentina Vezzali a Londra. Un'emozione unica che gli ha consentito di coronare un sogno dopo essere partito da molto lontano, ultimo di cinque figli di una famiglia dedicata allo sport sul ramo lecchese del Lago di Como.

Rossi alle Olimpiadi ha vinto tutto quello che si poteva vincere spingendo il suo kayak. Ha cominciato con il bronzo a Barcellona 1992 quando era poco più di un ragazzo di 24 anni e si cimentava nel K2 500, e ha finito ad Atene 2004 insieme all'inseparabile Beniamino Bonomi nel K2 1000. In mezzo una carriera ricca di soddisfazioni con qualche successo nel singolo ma, soprattutto, un'innata capacità di fare squadra.

Ad Atlanta 1996 addirittura due medaglie e la consacrazione definitiva: oro nel K1 500 e nel K2 1000. Protagonista assoluto nell'età della sua piena maturità fisica. A Sidney 2000 il bis sul gradino più alto del podio nel K2 1000 e la conferma di una grandissima popolarità perché nel frattempo Antonio Rossi era uscito dall'acqua per diventare un personaggio anche fuori.

Sulla canoa il suo palmares è arricchito anche da 3 ori, 3 argenti e un bronzo mondiale con il dominio quasi totale della specialità negli anni Novanta, quando Rossi si distingue come il canoista più forte di tutti, quasi imbattibile nelle distanze preferite.

Impegno politico (assessore allo Sport della Provincia di Lecco) e civile. Nel 2000 si presentò come rappresentante degli atleti a Giovanni Paolo II nei giorni del Giubileo degli Atleti scrivendo di suo pugno un messaggio con l'impegno a praticare lo sport senza scorciatoie e in modo serio e corretto.

Una scalata alla celebrità che gli è valsa anche la poltrona all'interno della Giunta Nazionale del Coni dove si decidono i destini dello sport italiano e un impegno a livello europeo ma, soprattutto, la chiamata a portabandiera nello stadio di Pechino nei Giochi del 2008. "Mi tremeranno le mani. Spero di non far cadere la bandiera" raccontava divertito prima di imbarcarsi per la Cina chiedendo a Yuri Chechi come comportarsi. In acqua non arrivò nessuna soddisfazione, ma poco importa. L'immagine del suo sorriso sventolando il tricolore ha fatto il giro del mondo.

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A Londra la sua ottava partecipazione ai Giochi. Mai nessuna donna ha fatto tanto e in Italia c'erano riusciti soli i mitici D'Inzeo. Nel suo palmares un oro (Sidney 2000), due argenti (Atene 2004 e Pechino 2008) e due bronzi (Atlanta 1996 e Los Angeles 1984). Il suo primo podio è stato conquistato con la Germania, poi è diventata una di noi. E non riesce a promettere che questa sarà la sua ultima sfida.

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