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Inter-Juve, pareggio fuori stagione

La sfida di San Siro come un trofeo estivo. Mazzarri ha una squadra che deve crescere, mentre Conte trova il risultato perfetto - moviola di Inter-Juve

Uno a uno, zero a zero. E’ esattamente la stessa cosa. Tanto che due lampi nel cielo ancora bollente e velato dalle nuvole di zanzare, non cambiano il prodotto. E la sensazione. Che è quella di una squadra – l’Inter -  che prova a specchiarsi in ciò che vorrebbe diventare. Ma è uno di quegli specchi, appunto, che si trovano nei baracconi delle fiere estive, di quelli che ti fanno sembrare alto magro e figo anche se sei un metro e cinquanta per novanta chili.

Pettinature perfette, creste, geroglifici e tutto il resto. Tatuaggi lucidati, magliette nuove stirate. Ma è Inter-Juventus fuori stagione, mentre dentro e fuori da San Siro è ancora estate alle sei del pomeriggio, con quasi trenta gradi. Per di più si esce dalla solita sosta per le Nazionali. Normale, almeno per chi ne ha viste troppe, che rimanga in mano solo l’involucro, la scatola di una grande partita potenziale e prematura. Quando nessuno vuole perdere e quindi, dalle nostre parti almeno, nulla succede. Ovviamente, in teoria, sarebbe della nuova Inter il compito di provare a far saltare il banco. Ma più forte è l’istinto di non rischiare nulla. Quindi si fa il gioco della Juventus per la quale il pareggio è il risultato perfetto, quando ci sono ancora in giro, appunto, i cocktail all’aperto con gli ombrellini dentro.

Anche se solo in teoria è un confronto diretto, dato che al di là del colore delle maglie e di tutte le altre suggestioni che vi pare, troppa è la distanza calcistica tra le due. Oggi. Quindi i ritmi sono da Trofeo Berlusconi, visto che chi dovrebbe alzarli (l’Inter) non ne ha nessuna voglia. L’aspetto curioso, semmai, è l’immagine di due squadre che si somigliano molto. L’Inter è una Juventus in piccolo, per il rigore tattico e la voglia di correre bene. E’ la qualità ad essere profondamente diversa, quando da una parte hai, tanto per dire, Cambiasso che ha il libretto della pensione nei pantaloncini, e dall’altra Pogba che è già uno dei centrocampisti più forti del mondo. O se preferite, da un lato Palacio a fare il centroboa piccolo com’è e dall’altra Tevez e Vucinic. Potremmo andare avanti a lungo, ma sarebbe inutile, tanto avete già perfettamente capito.

Morale, Inter-Juventus, in uno stadio esaurito, raro in Italia come un Gronchi rosa, è una partita inutile e di una barba mortale. Così tanto che anche i tentativi dei ragazzi di Sky di infarcirla di effetti speciali e di superlativi assoluti diventano sempre più sterili e faticosi, come i tiri di Nagatomo (stiamo parlando di Nagatomo…) verso Buffon nel primo tempo. “L’Inter sta sfidando la Juventus sul piano dell’intensità e del gioco fisico”, dice a un certo punto della ripresa Fabio Caressa. Vero.

Peccato che la qualità dell’una e dell’altra non sia nemmeno paragonabile, mentre vediamo Taider che schiaccia un tiro smorto sui cartelloni della pubblicità per poi lasciare subito dopo il campo a Icardi, che, sempre in teoria, doveva essere la nuova stella della nuova Inter. Bello che sia lui a segnare sull’imbucata di Alvarez, trasformato da Mazzarri da bidone a uomo-franchigia (sarà un bene?). Normale che pareggi Vidal, un campione vero, nel tempo che serve per lavarsi le mani. Torniamo a prendere il sole. Per i superlativi assoluti passiamo un’altra volta. Anche perché Handanovic para Tevez con il più bel gesto tecnico della serata intera a tre minuti dalla fine. E Isla, oggetto del desiderio interista (figuratevi un po’) spara ridicolmente verso la piccionaia della Curva Sud.

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