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L'Inter in svendita?

Moratti si trova davanti le 12 domande ma non ha risposte (né soldi) da offrire ai suoi tifosi, i più responsabili di tutti - Le 12 domande - Tutti gli infortuni - Le immagini delle 15 sconfitte

Ricky Alvarez scivola mentre sta per calciare il rigore contro la Lazio, e manda la palla in tribuna (Credits: Claudio Villa/Getty Images)

Ciao a tutti. Campionato finito con gli inutili e stupidi rancori di Bergamo, perché non riusciamo a smentirci proprio mai. Con il Palermo che, se esiste un minimo di giustizia in questo gioco così strano, finirà dove merita. Con il Milan che andrà ai preliminari di Champions League e poi dovrà inventarsi un futuro, senza Allegri – nonostante tutte le smentite false che leggete – e con Clarence Seedorf  che si inventerà allenatore. Intelligente come pochi su un campo di calcio, ma quello è un mestiere diverso.

La prossima (anzi quella che è già iniziata) sarà l’estate della rumba delle panchine. Quando la musica si interromperà qualcuno, magari anche di importante, resterà senza sedia e verrà assoldato dalle televisioni. Poi c’è l’Inter.

L’Inter che scivola in modo quasi inevitabile verso la metà della classifica, verso i bordi della piccola borghesia che starà fuori da ogni Europa. Il problema non è tanto questo, capitato a molti, anche a quelli che oggi vestono lo scudetto o a chi sta dall’altra parte del fosso di Milano. Niente di drammatico se non l’incertezza totale sul futuro. Qui non è questione di allenatori ma di idee. E di soldi.

Stramaccioni è volato giù insieme a una squadra che non ha un principio e una fine. Le sue colpe sono quelle degli altri, non di più non di meno. Perché l’Inter vale la sua classifica e l’allenatore pure. A novembre sembrava la reincarnazione di Mourinho, oggi somiglia sempre di più a Mr Bean. Resterà, ma il problema non è questo.

I problemi sono quelli scritti dalla curva nerazzurra, con una contestazione che più civile, pertinente e intelligente non si ricorda. Un muro di domande. Dodici. Delle quali una soltanto marginale: quella sul colore rosso della seconda maglia, naturalmente. Tutto il resto ci sta eccome. Il fatto è che non ci sono delle risposte. E Moratti, che si è mestamente accodato alla protesta, non le ha in tasca. Dove non ci sono più probabilmente quei denari che parevano infiniti. Dopo i cinesi evaporati in modo un po’comico per un grande club, ora ci sono palline che rimbalzano da ogni angolo del mondo. Compresa, ultima, l’Indonesia prontamente smentita.

Dobbiamo pensare che l’Inter sia in saldo? Magari sì. Come i tre quarti del calcio e delle imprese mondiali. Certo che chi ci sta male, più a torto che a ragione dato che stiamo parlando di un passatempo, chi un tempo faceva volare dalle tribune i motorini e ora ha scelto di alzare invece civili messaggi su lenzuoli bianchi, una risposta onesta la meriterebbe. Invece c’è solo fumo.

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