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La scelta 'logica' di Guardiola

Pep dopo il Barcellona non poteva che andare al Bayern Monaco. Per vincere, subito

L'allenatore del Bayern Monaco, Pep Guardiola – Credits: (Credits: EPA/ALEJANDRO GARCIA)

Sarà interessante vedere ballare il flamenco in Baviera. Sarà interessante l’innesto tra culture, in senso lato, un po’ agli antipodi, un po’ nemiche storiche. Ma non si deve esagerare mai quando si parla di pallone.

Però sarà interessante lo stesso vedere Pep Guardiola costretto a vincere, perché così sarà, senza il paracadute blaugrana, sotto il quale è bello trovare rifugio come sa bene anche Lio Messi.

La scelta di Guardiola è ovviamente la più razionale possibile, come si addice al personaggio, maturata nel silenzio di mille voci impossibili. Quella del Milan con le pezze al sedere era ovviamente una bufala fin dal primo minuto. Perché i rossoneri non si possono permettere lui, ma soprattutto i suoi programmi. Il resto, in quel minuscolo stagno che è ormai diventato quello dei top club, si riduceva a una Inghilterra in cui l’unica squadra con un senso ha in panchina un monumento (il Manchester United), mentre il resto voleva dire buttarsi in bocca agli sceicchi o ad un Abramovich che ha preso il vizio di giocare con la pelle dei suoi allenatori.

Poi quella è la casa di Josè Mourinho e mai uno intelligente come il catalano sarebbe andato ad infilarsi il suo accappatoio.

Pensateci bene, non c’erano molte altre soluzioni a un Bayern pieno di soldi e frustrazioni. Un posto dove ci sono giovani e possibilità economiche, dove non c’è bisogno di inventarsi acrobazie di sponsorizzazioni impossibili (vedi Paris St Germain) per far contento Platini e il suo sempre più bizzarro fair play finanziario.

Il giardino d’inverno, che è la Germania con il suo rigore, con i suoi stadi nuovi e pieni, con la sua cultura in fondo del divertimento, uguale e così diversa da quella spagnola, era la destinazione logica per l’allenatore più concupito del mondo. Chi credeva che Guardiola avesse voglia di buttarsi nella ricostruzione da capo di un progetto a medio o lungo termine – tipo Roma per intenderci – è servito: lui vuole vincere e farlo subito o subitissimo. Questa è la sfida più intrigante, quella di avanguardia: rimette subito in gioco tutte le sue medaglie senza cercare nascondigli.

Pep come il grande allenatore che tutti pensiamo sia, non si nasconde dietro il paravento della sua incredibile storia scritta nel castello di casa. Un giorno ci piacerebbe vedere anche il suo bambino d’oro, Lio Messi fare una scelta di coraggio estremo, per dimostrare di saper essere il più grande fuori dall’enorme coperta barcellonese. Ma qui siamo già nel paese della fantasia e Messi sarà invece l’anno prossimo il più grande avversario sportivo di Guardiola.

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