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"Greta cuor di leone", parola di Donatella

Parla la mamma di Greta Cicolari, stella del beach volley alle Olimpiadi

Donatella, mamma della campionessa di beach volley Greta Cicolari

Donatella Levati è alta e sfoggia una silhouette da fare invidia alle ragazzine: la figlia Greta Cicolari – 29enne campionessa d’Europa in carica insieme a Marta Menegatti, con cui forma il team punta di diamante del beach volley azzurro alle Olimpiadi di Londra – di sicuro ha ereditato da lei i 180 cm e la figura snella. Che mamma Donatella sia una sportiva non c'è dubbio: all’appuntamento a Grassobbio, una manciata da Bergamo, arriva in bicicletta nonostante il sole cocente di luglio e ci guida fino a casa con un ritmo di pedalata davvero notevole.

Oltre al fisico, viene da pensare che Greta abbia preso da lei anche la passione per schiacciate e muri.

Al contrario, è stata mia figlia a trasmettermi l’amore per la pallavolo: qualche anno fa mi sono messa ad allenare la squadra locale e ora ho in mente di cimentarmi con il beach volley. Sto seguendo passo dopo passo le orme di Greta (sorride, ndr).

Si aspettava che sua figlia diventasse una delle migliori giocatrici al mondo?

Avrei potuto immaginarlo, ammetto: Greta è l'ambizione in persona, punta sempre a eccellere. A scuola era brava, in qualsiasi sport provasse, riusciva bene: ha conquistato una sfilza di medaglie in salto in alto e in salto in lungo, ha conseguito la cintura nera di judo e a pallavolo ha subito dimostrato grande talento: all’inizio, a Bergamo, giocava addirittura in due squadre contemporaneamente, Foppapedretti e Grizzly.

Poi ha cominciato a girare l’Italia: Pistoia, Parma, Torino.

E all'estero, con la Nazionale juniores prima e seniores. Vestire la maglia del proprio Paese è il sogno di qualsiasi atleta, Greta inclusa.

Eppure nel 2009, quando ancora militava in A1 e avrebbe potuto conquistare trofei prestigiosi, ha scelto di dedicarsi al volley sulla sabbia.

Non è stata una decisione tanto sofferta: come al solito, aveva le idee chiare. Greta è molto decisa, ha un carattere tosto. Tostissimo, anzi.

Alla mamma non ha chiesto il parere?

Sì e le ho risposto di seguire il suo istinto. Adesso dico che ha avuto ragione: la situazione economica delle società era critica già all’epoca e lanciarsi con la sua forza d’animo in una nuova avventura, scommettendo tutto su se stessa, è stata la soluzione azzeccata. Al punto che parteciperà alle Olimpiadi: nessun team italiano aveva mai raggiunto questo traguardo.

La seguirà a Londra?

Cerco di non perdermi una sfida – ho imparato anche a prendere l’aereo da sola – figurarsi se mi lascio scappare l’occasione di tifare ai Giochi! La partenza è vicina, Greta esordisce  domenica 29 luglio (contro le russe Khomyakova-Ukolova, ndr), e ho la valigia pronta con tanto di cappello tricolore portaforuna. Sugli spalti non mi risparmio, adesso come 15 anni fa. Ero l’unica mamma che accompagnava la figlia agli allenamenti e si fermava fino alla fine: mi coinvolgevano e poi credevo che la mia presenza fosse utile a Greta, in qualche modo.

Per prendere coraggio?

No, no, il coraggio non le è mai mancato. Greta è un cuor di leone, non ha paura di niente. Non sa cosa significhi arrendersi né accontentarsi: sono due verbi che il suo dizionario non contempla. Del resto, è del Leone: il suo segno le calza proprio a pennello.

Sua figlia ha grinta da vendere: un altro pregio?

È sincera, schietta e, a proposito di cuore, ha un cuore d’oro. Dà l’anima a chi vuole bene, ama gli animali con una tenerezza disarmante ed è generosissima. Mio marito è stato operato al cuore e, per farci vivere tranquilli, lei e il fratello ci hanno comprato questo bell’appartamento.

E un difetto?

Il suo difetto principale è il suo pregio principale: è risoluta, troppo, a volte e non molla mai. In partita lotta fino all’ultimo punto, lontano dal campo di fronte alla sua caparbietà cedono tutti; nessuno la ferma.

Nemmeno lei?

Nemmeno io. Greta “comanda” anche me: tra le due è lei che bacchetta. Ecco perché, dopo tre giorni che stiamo insieme, non la sopporto più (ride, ndr). Vuole un esempio? Appena mi vede mangiare le unghie, mi dà una pacca sulla mano.

Avete invertito i ruoli, insomma.

La verità è che ci sentiamo due sorelle. Spesso ci scambiano per sorelle: merito dei 19 anni che ci separano, la differenza minima d’età ci pone sullo stesso piano e ci permette di confrontarci in libertà.

Anche sui match? Da allenatrice giudicherà le prestazioni di sua figlia.

Sì, commento sempre le gare e lei apprezza: dice che riesco a tirarle su il morale persino quando perde, perché le faccio notare che ce l’ha messa tutta ed è stata comunque brava. Non c’è regalo che gradisca più di un complimento.

Dovesse salire sul podio a Londra, però, Greta un regalo se lo meriterebbe, no?

Eccome. Ma lei preferisce donare che ricevere. Un pensiero, ora che ci rifletto, potrei farglielo: un quaderno di cucina su cui scrivere le ricette che le ho insegnato. A volte mi telefona disperata perché non si ricorda ingredienti e dosi per la sua adorata Carbonara!

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