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Formula 1

Vettel, rischio sanzione dopo Baku: ecco perché il processo alla Ferrari

La Fia contro Sebastian per la ruotata nel Gp d'Azerbaigian. Recidivo dopo essere stato perdonato a novembre per gli insulti a Whiting

La gara pazza di Baku rischia di avere una coda lunga per la Ferrari e per Sebastian Vettel. La Fia ha deciso di aprire un processo sportivo dopo la lite in pista con Hamilton finita a ruotate e che è già costata al tedesco una penalizzazione in gara (stop and  go di 10 secondi) senza la quale sarebbe stato possibile vincere viste le difficoltà della Mercedes costretta a richiamare Hamilton ai box per un ulteriore stop.


Una vicenda nella quale l'errore di Vettel è stato evidente sin da subito e che il tedesco ha scontato anche in maniera limitata, avendo rischiato la bandiera nera e l'esclusione dalla corsa. Certo, anche Hamilton ha tenuto un comportamento border line e se l'è cavata con nulla, ma è evidente che nel mirino sia finita soprattutto la Ferrari ed è un segnale pericoloso in una stagione che si deciderà sul minimo dettaglio.

La Fia ha aperto un procedimento per stabilire se servano ulteriori sanzioni al pilota della Rossa o se le accuse rivolte ad Hamilton siano fondate. Potrebbe trattarsi solo di un modo per chiudere l'incidente prima del prossimo appuntamento in pista, ma il rischio di una punizione esiste.

Perché Vettel rischia una sanzione e la squalifica

La posizione più scomoda è quella di Vettel perché il suo 'fallo di reazione' contro Hamilton è stato evidente e ha molto colpito i vertici della Fia. Si sussurra che la direzione gara avrebbe scelto una linea dura sin dalla gara (bandiera nera ed esclusione), cambiando idea solo per la mancanza della prova certa della volontarietà della ruotata. Ora l'approfondimento rimescola le carte.

Comportamento pericoloso inaccettabile - Vettel ha compiuto un'azione pericolosa considerata inaccettabile nel mondo della Formula Uno. E' vero che si andava a basse velocità, ma praticamente tutti i colleghi (anche quelli non coinvolti direttamente o indirettamente nella vicenda) hanno condannato la reazione del tedesco. La provocazione di Hamilton non è stata considerata un'attenuante sufficiente.

Come aggravante c'è che la federazione è impegnata attivamente nella campagna sulla guida sicura (testimonial proprio Hamilton) e l'immagine di un campione del mondo che si comporta come un qualsiasi guidatore in preda a una crisi di nervi viene considerata inaccettabile.


I dati della telemetria - La Ferrari sostiene che il rallentamento di Hamilton sia stato eccessivo e ingiustificato (da 81 a 49,9 km/h), quasi cercato per creare danni a Vettel che seguiva alle spalle del britannico in regime di safety car. A quanto si sa, però, l'esame della telemetria ha assolto Hamilton che avrebbe avuto un'andatura costante e, soprattutto, non avrebbe fatto nulla di diverso nelle altre, numerose, ripartenze in una gara con tante safety car.

Il precedente del 2016 - Vettel ha anche un precedente particolarmente scomodo che risale all'ottobre 2016 quando insultò il direttore di gara Whting nel Gp del Messico dopo una lite in pista con Verstappen. Allora il tedesco se l'era cavata con le scuse ma era stato avvertito. Oggi la mano potrebbe essere molto più pesante.

Patente sportiva, già persi 9 punti - Anche perché a Vettel rimangono al momento solo 3 dei 12 punti della patente sportiva che accompagna l'attività di ogni pilota. Le ruotate di Baku gli sono costate un -3 e se la Fia dovesse appesantire la sanzione si arriverebbe direttamente alla squalifica per un Gp che sarebbe un danno clamoroso nella volata mondiale contro Hamilton. Rischio che Vettel correrà comunque in Austria alla ripresa perché solo dal Gp di Silverstone successivo riotterrà parte del bottino.

Ovviamente esiste anche il rischio teorico che ad essere sanzionato sia Hamilton, ma il britannico è già stato processato a Baku e i giudici di gara non hanno trovato nulla di anomalo nel suo comportamento. Il sospetto è che Todt e la Fia vogliano far pesare a Vettel e alla Ferrari quanto accaduto, in una logica di contrapposizione che Maranello sente tantissimo.

Non è sfuggito a nessuno il duro attacco di Maurizio Arrivabene al termine della gara, quando ha accusato i vertici della Formula Uno di decidere sempre e comunque contro la Ferrari: "Se questo è il Colosseo ce lo dicano". Alla fine del Mondiale mancano 12 gran premi. Impossibile andare avanti in un clima di rodeo per due titoli che saranno assegnati in volata.

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