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Formula 1

Schumacher e la trappola del ritorno

Da Jordan a Armstrong, Il Kaiser è solo l'ultimo ad esserci cascato

Michael Schumacher durante la conferenza stampa in cui ha annunciato il suo ritiro al termine della stagione 2012 (Credits: LaPresse).

A volte ritornano ma non sempre le cose vanno come ci si aspetta. Con una conferenza stampa da Suzuka Michael Schumacher ha messo fine definitivamente allo "Schumacher bis", la seconda reincarnazione del pilota di formula 1 più titolato di sempre.

Prima l'ascesa, poi la gloria, quindi il ritiro al momento giusto, quando era ancora sulla cresta dell'onda. Infine il ritorno, a 41 anni. Sembra la trama di un film alla Stallone. Sarebbe stato tutto perfetto se non fosse che da quando è risalito in macchina, sulla Mercedes dell'amico Ross Brawn, Michael non è più stato lo squalo di un tempo. I numeri del ritorno, a 5 gare dalla fine della sua carriera, sono impietosi: in tre anni Schumi ha collezionato zero vittorie, 14 ritiri e il solo exploit del terzo posto del Gran Premio d'Europa di quest'anno. Poco, anzi quasi niente per uno che nella sua vita precedente aveva vinto 91 gare e 7 titoli mondiali.

Una carriera straordinaria quella del campione tedesco, divisa in due dal ritiro del 2006 e dal clamoroso ritorno nel 2010. Tre anni di inattività passati tra famiglia, le consulenze alla Ferrari, qualche partecipazione al campionato tedesco di Superbike e persino un paio di cadute in moto. Per molti sarebbe potuto rimanere a casa a godersi moglie, figli e i milioni guadagnati (tanti, nel 2011 Forbes stimava un un totale di 869 milioni di dollari) ma evidentemente nelle vene di Schumi scorreva ancora il sangue delle corse, della competizione.

A conti fatti, oggi si può tranquilliamente dire che almeno dal punto di vista dei risultati la scelta di Schumi sia stata un errore. D'altronde sono diverse le leggende dello sport che come lui sono cadute nella "trappola del ritorno". Michael Jordan, il più grande giocatore di basket di sempre, "ci cascò" nel 2001 quando a 38 anni decise di tornare a giocare nei Washington Wizards (squadra dell'NBA di cui era proprietario). Nessuna questione di soldi, la spinta era data dalla voglia di tornare e dimostrare che il più forte era ancora lui. Jordan batterà altri record individuali (alcuni davvero incredibili per un 40enne) ma le sue prestazioni avranno sempre intorno l'aura di una storia che in qualche modo era già stata scritta. Una sorte simile a quella capitata al ciclista americano Lance Armstrong, che corre il Tour de France 2009 dopo quattro anni di inattività e chiude al quarto posto senza mai riuscire a rimanere nella scia dello spagnolo Contador.

C'è però chi è tornato ed è anche riuscito a vincere. Su tutti la tennista Martina Navratilova che lasciò nel '94 per poi rivincere il doppio misto (in Australia e negli Usa) nel 2006, e il pugile statunitense George Foreman che 10 anni dopo il suo ritiro riuscì a riconquistare il titolo mondiale. E poi c'è Magic Johnson: ritiratosi nel 1991 per aver contratto il virus Hiv partecipa alle Olimpiadi dell'anno successivo vincendo la medaglia d'oro con il primo vero Dream Team.

Il basket in effetti sembra essere il teatro dei ritorni eccellenti. Tornando in casa nostra, il 75enne Dan Peterson, allenatore storico degli anni 70 e 80, tornò sulla panchina dell'Olimpia Milano a 24 anni dal suo ritiro. Poche vittorie e poca gloria per il mitico Dan che però con il suo carisma riuscirà a rinfiammare i cuori spenti dei tifosi milanesi.

Insomma, la verita è che ritorni e vittorie raramente vanno di pari passo e spesso si rischia, se non di rovinare, quantomeno di "sporcare" carriere immacolate. D'altra parte le gesta dei campioni alla Schumacher rimangono nella mente e nel cuore dei tifosi. E allora diciamo che sarà comunque suggestivo ammirare il pilota più vincente di sempre nelle ultime gare della sua vita, anche se magari dovremo cercarlo nelle retrovie.

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