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Formula 1

Gp Singapore: Vettel riporta la Ferrari in corsa per il Mondiale di F1

Problemi al motore per la Mercedes, alle prese con la crisi più nera nell'era dell'ibrido. A Maranello ci credono, il traguardo non è impossibile

Lo dice il buon senso. Chi ha pazienza, alla lunga, trova soddisfazione. E' capitato alla Ferrari del nuovo corso targato Marchionne-Arrivabene, capace di rimettere in piedi un Cavallino che accusava problemi di postura e perdeva, meglio, straperdeva il confronto con la grande di turno. Prima la Red Bull, poi la Mercedes. Ogni gara, un tormento. Ogni tormento, una freccia che finiva nel torace degli appassionati della Signora in rosso. Fino alla svolta. Che infila l'autostrada della felicità in Malesia e si riempie di significati nella notte di Singapore.

Nel segno di Ayrton
Sul tracciato di Marina Bay, Sebastian Vettel sistema la foto di Ayrton Senna sul volante della sua SF15-T e prende il volo. Nelle qualifiche fa impazzire il cronometro con un tempo da urlo, strappando la pole dalle mani di Lewis Hamilton. In gara, fa pure di più. Vince la corsa a tappe (tre, causa safety car) e spedisce un telegramma alla concorrenza di lingua tedesca: "Occhio, che sto arrivando". 

 

La crisi Mercedes
Perché se è vero che un gran premio non fa primavera e la distanza tra Vettel ed Hamilton in classifica è ancora di tutto rispetto (49 punti), non si può certo negare che la Mercedes stia attraversando la crisi più grave da quando comanda la Formula 1 dell'ibrido. I sette gettoni spesi per aggiornare la terza power unit della stagione hanno prodotto finora più preoccupazioni che vantaggi.

Nico Rosberg si è incartato a Monza, Hamilton ha alzato bandiera bianca a Singapore. Problemi di trazione, manca la potenza necessaria per fare la differenza. In estrema sintesi, il limite grande così si chiama affidabilità. Un guaio mica da ridere per gli ingegneri di Stoccarda, che in questo momento saranno riuniti in seduta plenaria per decidere se chiudere definitivamente nel cassetto il terzo motore, oppure no. L'hanno già fatto per la monoposto di Rosberg, potrebbero fare lo stesso anche per quella di Hamilton. Ammesso e non concesso che la decisione cambi in modo radicale la situazione. Perché con la quarta power unit Rosberg ha tagliato il traguardo di Marina Bay con 25 secondi di ritardo dal Vettel stellare. Insomma, qualcosa non torna in casa Mercedes. 

Ferrari in paradiso?
Alla vigilia della stagione, Arrivabene aveva posto a quota 3 vittorie l'obiettivo della Ferrari per il 2015. "Vincerne quattro - parole sue - sarebbe andare in paradiso". Sepang, Hungaroring, Singapore. Uno, due, tre. Da un trionfo all'altro con la prudenza che fa bene allo spirito e al cuore. Perché il traguardo vero per Maranello era e rimane la conquista del prossimo campionato. Da strappare dalle mani della Mercedes.

Sia chiaro, questo non significa che nelle sei gare che rimangono da qui al rompete le righe di fine anno si debba scendere in pista senza la necessaria determinazione e convinzione. Tutt'altro. La Ferrari ha fame di sorrisi. Come Vettel, che sta dimostrando, se mai ce ne fosse stato bisogno, di essere un Campione con la C maiuscola. Ma come diceva il buon Tito Livio, che di corsi e ricorsi storici ne sapeva come pochi altri, la fretta è sconsiderata e cieca. Meglio procedere con giudizio piuttosto che lasciarsi trasportare dalla frenesia di dover rispondere a stretto giro di posta alle attese dei tifosi. Almeno fino alla prova del nove.

In Giappone la prova del nove
Fra sei giorni la F1 farà tappa in Giappone, a Suzuka, dove lo scorso anno iniziò il drammatico calvario di Jules Bianchi. Prima dello schianto che determinò la fine del gran premio, le Mercedes facevano gara a sé. L'una contro l'altra e tutti gli altri lontanissimi. Per intendersi, Vettel, terzo su Red Bull, era a 29 secondi dal pilota britannico. Le Ferrari? Kimi Raikkonen, dodicesimo, era già stato doppiato, mentre Fernando Alonso era tornato ai box al secondo giro per un problema alla centralina elettronica. Mercedes-resto del mondo 3-0 e tutti a casa, nell'attesa di studiare le contromisure necessarie.

Suzuka è un tracciato meno spigoloso di Singapore, premia la potenza più che l'aerodinamica e per questo è molto più vicino alle logiche della power unit di Stoccarda. Eccola la prova del nove. Se anche in Giappone la Mercedes dovesse steccare, lasciando strada libera all'irruenza di Vettel, be', semaforo verde alla maxi-fornitura di champagne in direzione Maranello. Tra i tormenti da libro Cuore di Fernando Alonso e i trionfi di una scuderia che, comunque vada, ha stravolto in positivo le attese di tutti gli addetti ai lavori. Sì, perché dietro all'autogol della Mercedes c'è anche e soprattutto la rincorsa matta e disperatissima della Ferrari, che ha spinto nell'angolo l'avversario, costringendolo a non dormire sugli allori. Non è ancora paradiso, ma poco ci manca. 

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