Formula 1

Gp Monaco, il pagellone

Nel giorno del rilancio della Mercedes, il doppio harakiri della Ferrari, che torna da Montecarlo con le ossa rotte. Rosberg due la vendetta. Perez il pilota della domenica

Nico Rosberg, l'assoluto protagonista del weekend monegasco (Credits: Clive Mason/Getty Images)

8 - Nico Rosberg. Dopo tanti tentativi, il trionfo. Che arriva sulle strade di casa, quelle che percorreva sulla macchina del papà per andare a scuola. Papà che non era certo uno qualsiasi. Keke Rosberg, una fotocopia di Nico con i baffi, era un pilota di prima categoria. Un protagonista, non una comparsa. Nel 1982 vinse addirittura il Mondiale al volante di una Williams. Anche se con soltanto una vittoria all'attivo. L'anno successivo, Keke si ripete. Non fa il bis al Mondiale (arriverà 5°), ma sale sul gradino più alto del podio. In una gara, una sola. Sapete quale? Quella di Monaco. Era il 1983. Trent'anni dopo, l'ideale passaggio di consegne. Keke applaude Nico e il cerchio si chiude. 

La pole in Bahrein, in Spagna e a Monaco. Tanti sorrisi, eppure poche soddisfazioni. Perché la Mercedes velocissima sul giro secco si sgonfiava a gara in corso per colpa delle gomme. A Montecarlo, le cose vanno diversamente. Vuoi perché la pista lo consente, vuoi perché la Pirelli fa l'occhiolino alla casa tedesca e sistema (forse) involontariamente il problema che Ross Brown non era riuscito a risolvere. Vuoi perché, e questo è un dato di fatto, Rosberg junior ha raggiunto una maturità che ora spaventa tutti. A inizio stagione doveva essere il "secondo" di Hamilton. L'aveva fatto con sua maestà Michael Schumacher, avrebbe dovuto ripetersi. Invece, niente da fare.  Nico è diventato grande e ora balla da solo. 

7,5 - Sebastian Vettel. Gira e rigira, lui è sempre lì. Sul podio oppure appena sotto. A Montecarlo, vince chi parte davanti. Bene, Sebastian la volpe prende atto e si muove di conseguenza. In attesa del momento opportuno per fare lo sgambetto ad Hamilton e rosicchiare qualche punto in più, giusto per fare classifica e salire sempre più in alto. Se poi i due concorrenti più fastidiosi, vedi Raikkonen e Alonso, si fanno da parte con autogol da cineteca, be', via al brindisi e tanti saluti a tutti. Vettel non sbaglia un colpo. La Red Bull non è ancora la macchina schiacciasassi delle scorse stagioni, ma per dominare c'è sempre tempo. Gara senza sbavature e con un sorpasso, quello ai danni di Hamilton, che sorpasso non è. Ma fa classifica. E morale. 

7,5 - Mark Webber. E' il segreto di Pulcinella. Tutti sanno che a fine stagione il pilota australiano lascerà la lattina volante per andare chissà dove. Colpa di un sorpasso (subìto) tra compagni di squadra. E di uno scambio di cortesie che per poco non si trasformava in rissa a due passi dal podio. Webber fa il separato in casa e manda giù bocconi amari perché altro non potrebbe fare. In attesa di sapere cosa ne sarà di lui e del suo talento, Mark l'australiano fa il suo dovere. E a Montecarlo porta la sua Red Bull a uno sbuffo da quella di Vettel. Avesse potuto superarlo, l'avrebbe fatto con un sorriso grande così. Non gli è capitato. 

7,5 - Sergio Perez. Tu chiamale, se vuoi, emozioni. Un po' criminale, un po' eroe. Sergio Speedy Gonzales ne combina un paio delle sue e che rumore. Quando tutti temono di premere sull'acceleratore più del necessario perché a Montecarlo non si sa mai, lui, Perez, fa il pirata. E prova a infilare chi lo precede nei punti in cui non passerebbe nemmeno uno spillo. Gli va bene con Alonso, che stava sfogliando il giornale della domenica. Gli va meno bene con Raikkonen, che non può sopportare di farsi passare da lui e lo butta fuori con una manovra da codice penale. Avercene di piloti così. Senza di lui e i fuori pista, Montecarlo sarebbe stata da sbadigli. 

7 - Adrian Sutil. E quando ricapita. Il 30enne pilota tedesco della Force India ha i numeri del campione sbocciato troppo tardi. Una vita da mediano, a raccogliere soddisfazioni qui e là con una macchina che certo non è un missile, poi l'occasione per fare festa. E lasciarsi andare alle riflessioni di taglio filosofico circa le possibili deviazioni della vita. Sutil raccoglie a Monaco uno dei suoi migliori risultati della carriera in F1. Quinto posto, come in Malesia e in Belgio nel 2010. Un gradino sotto il quarto posto conquistato in Italia nel 2009. Cosa resterà di questa sua avventura a Montecarlo? L'infilzata ad Alonso, che fa l'offeso e poi diventa rosso per l'imbarazzo.

6,5 - Lewis Hamilton. Che ti succede, Lewis? Da primo della classe a ultimo dei ripetenti. Nel giro di due gare, disgraziatissime e sfortunate. E con una macchina che finalmente gira come dovrebbe. Rosberg raccoglie le corone di fiori dal pubblico che lo reclama in delirio e lui, Hamilton, si fa scuro in volto e maledice la malasorte, che anche a Montecarlo gli ha fatto lo sgambetto quando meno se lo aspettava. Partiva in prima fila, un passo indietro al compagno di squadra, e finisce quarto per un doppio sorpasso avvenuto mentre cambiava le gomme e in pista c'era la safety car. Ora che la Mercedes fila che è un piacere, non ci sono più scuse. Chi è il più bello del reame nella scuderia della stella a tre punte? 

4 - Felipe Massa. Roba da non credere. Due capitomboli a distanza di 24 ore. E nello stesso punto. Come fosse una maledizione. Oppure un errore grande come una casa a cui non si riesce a porre rimedio. Che il pilota brasiliano non amasse il circuito cittadino di Montecarlo era cosa nota a tutti. Pure al Principe Alberto. Ma chi poteva aspettarsi un doppio ruzzolone del genere? Massa fuori dai giochi prima ancora di cominciare. E con le ossa doloranti. Due, meglio tre passi indietro rispetto alla buona prova in terra spagnola. Ma è pur vero che Monaco fa storia a sé. Fortuna che la vicenda non si trasforma in tragedia. Avviso per i cittadini in papillon di Montecarlo: se vedete Massa girare da quelle parti con un'auto privata, chiamate la polizia e fermatelo prima che sia troppo tardi. 

3 - Fernando Alonso. Qualcuno dirà, con una macchina che proponeva limiti evidenti anche se non meglio definiti l'importante era arrivare fino in fondo e portare a casa dei punti che potrebbero diventare utilissimi ai fini del risultato finale. Tutto vero. Peccato però che a Montecarlo lo spagnolo cada in trance e si faccia passare ("infilzare come un tordo", per l'amico Turrini) pure dal passante che sbagliando strada correva a piedi per prendere l'autobus. Per Alonso il fuoriclasse, la colpa è degli altri, di quelli come Perez "che non hanno nulla da perdere" e che si buttano nella mischia per prendere ciò che capita. Come lui quando sbarcava il lunario nella periferia della F1. Invece, no, caro Fernando. Una Ferrari a Montecarlo non può arrivare a tanto. Nemmeno quando le cose si mettono male. Una delle sue peggiori prove in rosso. Vittima di sé stesso, non degli altri. 

2 - Regolamento Fia. Ovvero, quando cambiare è un piacere, quando cambiare è un'abitudine. Quando cambiare è possibile. Basta fare una telefonata e spedire un fax e tutto si può fare. Cosa dire della marmellata ai lamponi preparata a quattro mani da Mercedes e Pirelli? Possibile che nessuno abbia pensato che qualcuno avrebbe potuto risentirsi per una "vaccata" che non ha precedenti nella storia della F1? Mille chilometri mille a braccetto. Pirelli e Mercedes. Perché gli uomini delle gomme volevano provare nuove mescole e perché le frecce d'argento hanno detto sì, volentieri, con i due piloti ufficiali e con la macchina del Mondiale in corso. Caso vuole che a Montecarlo il problema che aveva fatto penare per settimane Brown e soci sia risolto. Ma dai, non fate i maliziosi. Colpa di Alfredo. Se me lo dicevi prima...

0 - Gp Monaco. In un circus dominato dai sorpassi, dal drs, dalle emozioni, sarebbe ora di abolire il gran premio più inutile e noioso del mondo. Attualmente serve solo per far vedere chi ha lo yacht più lungo e le donne più belle. E vincono sempre gli stessi. Fortuna loro. 

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