Formula 1

F1, Gp Belgio - Le pagelle

Vettel domina la gara dall'inizio alla fine, mentre Alonso firma un recupero da fuoriclasse che si spegne contro lo strapotere della Red Bull del rivale. Raikkonen, fine del primato

Sebastian Vettel, sempre più leader del mondiale (Credits: Mark Thompson/Getty Images)

9 - Sebastian Vettel. Diceva Leonardo da Vinci: "I dettagli fanno la perfezione e la perfezione non è un dettaglio". Vettel non lascia alcunché al caso. Al suo arrivo a Spa, il tempo di consegnare i bagagli a chi di dovere ed è subito in pista. A piedi. Per toccare con mano (non è una metafora) i sette chilometri della pista. Per capire con il suo ingegnere i se e i come della nuova impresa. Che riesce. Un'altra volta. Perché la Red Bull è un missile e lui, il caro vecchio Seb, è un fuoriclasse. Nei giri finali, dai box gli vengono recapitate le suppliche per andare più piano, ché non c'è fretta e tutto è sotto controllo. Lui no, accelera. Perché è fatto così. Perché non gli basta vincere. Vettel vuole stravincere. Sempre. E ora il quarto titolo consecutivo è più vicino.

9 - Fernando Alonso. Dopo tante parole, i fatti. Che dimostrano che lo spagnolo della Ferrari non ha ancora alzato la bandiera bianca e che tutte le chiacchiere sul suo futuro vanno messe da parte fino alla fine della stagione. La sfortuna, la nemica numero uno di tutti gli sportivi. Alonso partiva nono a causa di una serie di piccoli grandi intoppi nelle qualifiche. La sua F138 finalmente ruggiva come mai dall'inizio dell'anno e i tempi sembravano maturi per raccogliere un risultato importante pure sulla griglia di partenza. Invece, no. Bisognava dare il tutto per tutto in gara. Detto, fatto. Alonso parte benissimo e da metà gara si batte come un leone per raggiungere Vettel, che però è sempre più lontano. A fine gara, le parole che chiudono il cerchio: "Contento di come sono andate le cose, ma oggi sarei arrivato secondo pure se fossi partito in prima fila". Il tedesco della Red Bull oggi è imprendibile. Ma il Mondiale è ancora aperto, chissà.

8 - Lewis Hamilton. Di più, proprio non era possibile. La Mercedes dell'asso del volante inglese, protagonista della quinta pole della stagione, soffre la pista di Spa e si vede. Alla partenza, l'infilzata di Vettel, che viene seguita, una quindicina di giri dopo, dal sorpasso corsaro di Alonso. Hamilton sbuffa e fa del suo meglio ma poco può contro i due colleghi di pista, che all'Università della F1 si dimostrano superiori. Si deve accontentare del terzo posto, che gli consente di raggiungere Niki Lauda nella speciale classifica dei podi conquistati in F1, 54. 

7,5 - Nico Rosberg. Tra alti e bassi, il tedesco delle Frecce d'argento lotta spesso con i migliori. Non ha la classe e il talento di Vettel, Alonso, Raikkonen e Hamilton, ma fa il suo senza tirare in ballo la malasorte o il destino. E poi, difficile vederlo triste e scontroso. Sorride sempre. Anche quando le cose non vanno come avrebbe desiderato. A Spa, parte quarto e taglia il traguardo nella medesima posizione. Messo sotto dall'irruenza di Alonso, è bravo a difendere con le unghie e con i denti la sua posizione dagli assalti di Webber e Button. 

7 - Jenson Button. La sua McLaren non è competitiva. Eppure lui continua a lanciare messaggi alla Ferrari, alle prese con la sostituzione ormai certa di Massa. Per la serie, usato sicuro e potenzialmente vincente. Eccomi, se mi volete, sono qui. Grande protagonista fino a due terzi della gara, controlla finché possibile gli assalti delle Mercedes e della Red Bull di Webber. Al rientro in pista dopo l'ultimo pit stop, non può fare altro che tenere a distanza Grosjean e traghettare la McLaren al sesto posto. Dignitosissimo, considerando le possibilità della macchina a sua disposizione.

6 - Mark Webber. Le partenze non sono mai state il suo forte. In Belgio, l'ennesimo capitombolo. Si fa infilare al via della corsa da tre piloti tre e poi fa a gomitate per la tutta la gara per portare a casa un risultato dignitoso. Si incolla alla ruote di Rosberg e lì rimane fino al traguardo. Con la stessa macchina, Vettel fa il fenomeno. A fine stagione cambierà aria per le note divergenze con il compagno di squadra e con la scuderia. E' stato un grande, Webber, ora lo è un po' meno. 

5 - Kimi Raikkonen. Weekend da dimenticare per il finlandese della Lotus che a Spa ha raccolto quattro vittorie. A cominciare dalle qualifiche. Che non gli permettono di partire dalle prime due file e che, per giunta, lo fanno accomodare un gradino indietro alla Lotus del compagno di scuderia, Grosjean. Poi, il destino. La visiera lasciata a spasso di un collega va a ostruire la presa del freno anteriore sinistro. E' l'inizio della fine. Raikkonen resiste quanto può, ma al giro numero 26 è costretto al ritiro dopo un tentativo di sorpasso su Massa. Fine dei giochi dopo 38 gran premi consecutivi in cui era sempre arrivato al traguardo. Kimi non si discute. Kimi c'è e ci sarà. Magari alla Ferrari?

5 - Felipe Massa. Lo scivolone in partenza, che gli fa perdere posizioni importanti. Il guasto alle spie sul volante e al kers, che non gli consentono di fare la voce grossa come avrebbe voluto e potuto. Sempre più alla deriva, sempre più solo. L'impennata di orgoglio nel finale vale il sorpasso a Grosjean e poco altro. La distanza tra lui e Alonso è da mani nei capelli. Domenicali e Montezemolo lavorano da settimane di conseguenza.

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