Formula 1

F1: 8 ragioni a favore di Monza

Ecclestone non intende rinnovare l'accordo che consente alla pista brianzola di ospitare il Gran premio d'Italia della Formula 1. Ecco perché sbaglia

Montezemolo e Schumacher sulla pista di Monza in occasione del Ferrari Days dell'ottobre 2006 – Credits: FABRIZIO RADAELLI / ANSA / PAL

Dopo la stoccata di fioretto firmata dal presidente della Ferrari, Luca di Montezemolo, che sul palco dell'assemblea di Confindustria Firenze ha fatto sapere che sarebbe felice di vedere la Formula 1 fare tappa al circuito “amico” del Mugello, il colpo di sciabola assestato dal “grande vecchio” del Circus, Bernie Ecclestone, che alla Gazzetta dello Sport ha dichiarato che non ha alcuna intenzione di rinnovare l'accordo con la pista di Monza perché il precedente contratto è stato “un disastro dal punto di vista commerciale”. Per il tracciato brianzolo è notte fonda, colpito ma non ancora affondato da due protagonisti di prima fila della F1, che in un modo o nell'altro hanno espresso l'intenzione di girare pagina e guardare altrove. Eppure, sono tante le ragioni per cui l'appuntamento di Monza non dovrebbe essere messo in discussione. Ecco le 8 principali.

1. Monza è una delle sedi storiche della Formula 1. Con Spa e Montecarlo, è stata protagonista di alcune delle pagine più esaltanti del romanzo popolare a quattro ruote. Senza Monza, la F1 è quasi un altro sport.

2. Ecclestone lo sa: l'Italia fa bene alla F1, per questione di immagine e di numeri. Se la Fom non trovasse l'accordo con Monza, tornerebbe d'attualità il circuito del Mugello, che però al momento non è ancora pronto per ospitare una prova del calendario mondiale perché mancano le infrastrutture adeguate.

3. La pista di Monza è una delle più veloci al mondo (da qui il nome, “il tempio della velocità”). A differenza degli altri tracciati della F1, prevede un basso carico aerodinamico e una grande potenza del motore. Monza è l'eccezione che rende più gradevole la regola.

4. Il bagno di folla di Monza è unico e inimitabile. Se Ecclestone vuole continuare a fare affari con i miliardari dei Paesi asiatici, spesso distanti per tradizione e cultura ai bolidi della F1, non può prescindere dai colori e dall'entusiasmo del tracciato brianzolo, che fa da traino e copertina a tutto il movimento.

5. Ecclestone non può permettersi di entrare in guerra con la Fia, con la quale va a braccetto da tempo per cambiare le logiche della F1. E finché a capo della Fia ci sarà l'ex ferrarista Jean Todt, che considera Monza una delle piste più importanti del calendario, il padre padrone del Circus ci penserà due volte prima di chiudere i ponti con il circuito lombardo.

6. Il numero 1 della Fom è prossimo a tagliare il traguardo delle 84 primavere ed è sotto processo a Monaco per corruzione e istigazione alla frode. Ha costruito un impero a colpi di frusta e offrendo patti e pattucci al miglior offerente. Vorrebbe ripetere l'operazione con Monza: più soldi o chiude il rubinetto della F1. Le sue minacce non possono (e non devono) colpire uno dei circuiti che hanno raccolto le imprese sportive dei fuoriclasse della monoposto.

7. Se la F1 può fare a meno di Monza, Monza non può fare a meno della F1. Lo dicono i bilanci delle tante, tantissime aziende che operano in quella zona. Se scompare la settimana del gran premio, è destinato a finire a gambe all'aria un pezzo di Brianza.

8. Con il Gran premio d'Italia della MotoGp, che dal 1994 viene ospitato sulle colline del Mugello, l'appuntamento di Monza è uno dei pochissimi eventi sportivi internazionali consolidati del nostro Paese. Lo sport italiano non può permettersi altre distrazioni.

Twitter: @dario_pelizzari

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