Formula 1

F1, Gp Spagna - Il pagellone

La prova di Alonso avrebbe probabilmente meritato una pagella "mononota", tutta dedicata a lui, dalla prima all'ultima riga. Ma sulla pista catalana hanno fatto molto bene anche Raikkonen, Massa e Vettel. Le Mercedes? Non pervenute

Foto di gruppo degli uomini Ferrari a fine gara

Foto di gruppo degli uomini Ferrari a fine gara – Credits: Julian Finney/Getty Images

10 e lode - Fernando Alonso.Roba da raccontare ai nipotini nelle sere d'inverno davanti al camino. "C'era una volta un pilota della Formula 1, un pilota spagnolo, che alla terza curva del Gran premio di Spagna superò all'esterno due macchine due. Come se niente fosse. Come se fosse la cosa più facile che si potesse fare. E invece, no, era complicatissimo, quasi impossibile. Eppure, lui, il pilota spagnolo della Ferrari, ci riuscì". Signore e signori, tutti in piedi per rendere omaggio a uno dei più grandi fuoriclasse che la F1 abbia mai potuto ospitare. Un extraterrestre per quanto dimostra di saper fare sulla pista. Un fenomeno da prendere come riferimento nelle scuole che spiegano come diventare campioni al volante di un bolide da 300 km/h.

Sì, perché oltre al doppio sorpasso da urlo al pronti e via della gara, tra l'altro confezionato a discapito di due campioni del mondo (Hamilton e Raikkonen) di cui tutto si può dire tranne che siano degli sprovveduti, Alonso è stato un maestro nel condurre una corsa che presentava numerose difficoltà. Vero, la F138 del Cavallino va che è una meraviglia - e qui il grande merito è di Stefano Domenicali e del suo gruppo di ingegneri, sempre pronti a dare il massimo per consegnare all'asso spagnolo una monoposto competitiva e affidabile - epperò, ragazzi, Fernando il magnifico non sbaglia un colpo. La scorsa stagione ha firmato imprese da copertina con una macchina che aveva un carico grande così di problemi e oggi è felice come un bambino alle prese con il nuovo giochino, perché le cose non potrebbero andare meglio. Un campione alla guida della macchina migliore della F1. Almeno, per il momento.

9 - Kimi Raikkonen.Alla voce "piloti da amarcord" non può mancare lui, il finlandese di ghiaccio, che gira e rigira è sempre lì, sul podio, a dispensare emozioni con il contagocce perché altro non potrebbe fare, perché altro non ha mai fatto. Quarto podio in cinque gare. E una classifica che dice che la testa del Mondiale, vedi Vettel, è a meno quattro. Raikkonen è un po' come Totò Di Natale, il funambolo che la Udine del calcio celebra da anni come uno dei più grandi calciatori che abbiamo mai messo le radici dalle parti dello stadio Friuli. Per entrambi, vale la regola non scritta del "faccio tutto io". Datemi una macchina (o un pallone), che poi ci penso io a scrivere la storia. Detto, fatto.

Raikkonen guida una Lotus. E meno male. Perché se avesse tra le mani una Red Bull, sarebbero dolori per gli appassionati del Cavallino, che pure un tempo lo applaudirono per le prodezze del Mondiale in tuta rossa. Il finlandese che sorride con la stessa frequenza di Clint Eastwood in "Il buono, il brutto e il cattivo" è un concentrato di classe, talento ed esperienza. Nessuno come lui, Alonso compreso, riesce ad addomesticare le gomme Pirelli tanto da saltare un passaggio ai box per il pit stop. In più, e qui nasce e prende forma la più grande preoccupazione per gli uomini Ferrari, non manca un traguardo. Può capitare il finimondo, ma lui arriva. Spesso tra i primi tre, altrimenti tra i primi dieci. A raccogliere punti come se piovesse. Punti che fanno classifica e morale. Va bene Vettel, ma attenzione a non perdere di vista mister Kimi, potrebbe essere un errore imperdonabile.

8 - Felipe Massa.Quando ci vuole, ci vuole. Il brasiliano che tutti (noi compresi) davano per spacciato a metà della stagione 2012 è tornato a far vedere che, ma sì, tutto sommato, non è proprio un pilota di serie B. Sulla pista catalana, ha compiuto anche lui una piccola grande impresa. Partito al nono posto per via di una penalizzazione che non è ancora riuscito a digerire, ha approfittato di una Ferrari super per scalare posizioni su posizioni fino ad arrivare a un passo dal cielo. Quando mancavano una quindicina di giri al traguardo, sembrava fosse possibile anche l'aggancio a Raikkonen per un secondo posto che avrebbe trasformato in straordinaria una giornata che ha dispensato sorrisi un po' a tutti dalle parti di Maranello. Bene così. Gara da veterano. Che non poteva fallire.  

7,5 - Sebastian Vettel.Lo diceva ieri anche il collega e amico Leo Turrini, guai a prendere sottogamba il tedesco della lattina. Perché se è vero che al Montmelò ha pagato un distacco stellare da Alonso (si parla di una quarantina di secondi, che in F1, come nel ciclismo, sono un'enormità), è altrettanto vero che alla fine è arrivato quarto. Con una Red Bull in evidenti difficoltà con le gomme Pirelli e non più imprendibile come quella della parte finale del Mondiale 2012. Come il predatore che attende paziente che la preda gli finisca a portata di mandibola, Vettel sta difendendo quanto di buono fatto finora in attesa che Adrian Newey gli metta a disposizione una macchina capace di lottare ad armi pari con la Ferrari. Quindi, va bene che oggi si festeggia e che tutto pare bellissimo, ma guai a pensare che il tre volte campione del mondo sia cotto e fuori gioco.

7 - Paul Di Resta.Alzi la mano chi avrebbe scommesso a inizio stagione un solo euro sul settimo posto in classifica generale dopo cinque gare del britannico della Force India. Altro che Perez, Hulkenberg, Button e Grosjean. E' lui l'uomo nuovo del Mondiale 2013, il pilota che dimostra di avere i numeri per fare benissimo con una macchina che è lontana anni luce dal quartetto (Ferrari, Mercedes, Lotus e Red Bull) che la fa da padrone in F1. Ieri poco ci mancava che Paul l'indiano riuscisse a mettere dietro anche Rosberg il tedesco, che pure si è fermato ai box una volta in meno. Insomma, tanta roba. Se in casa Ferrari dovessero decidere di accompagnare alla porta Felipe Massa, be', forse varrebbe la pena di pensare anche al 26enne di Uphall.

7 - Esteban Gutierrez.Ventunenne alla quinta gara nella Formula 1. Alle prese con una macchina, la Sauber, che pare la sorella bruttina di quella vista all'opera lo scorso anno. Eppure, per un paio di giri, forse tre, c'è stato lui al comando della corsa. Vero, non si era ancora fermato per il cambio gomme, ma non può essere un caso. Se poi, a tutto questo, aggiungiamo che è stato proprio del giovane messicano di Monterrey il giro più veloce della corsa, be', giù il cappello e tanti applausi. E' nata una stella?

6,5 - Mark Webber.C'è stato un momento in gara in cui di lui si erano perse le tracce. Dopo la solita partenza da incubo, perché ormai gli indizi sono così tanti che la prova esiste ed è sotto gli occhi di tutti, il pilota che in Red Bull ha le ore contate ha deciso di fare sul serio. Era 18° ed è arrivato quinto. Che non sarà il risultato della vita, tuttavia rende merito di una gara combattuta in salita dalla prima all'ultima curva. Certo, si dirà, con una macchina così era difficile fare peggio, ma i problemi per l'australiano sono così tanti, fuori e dentro la pista, che tutto quello che arriva è oro.

5 - Mercedes.Quasi da non credere. Dopo un venerdì da "io speriamo che me la cavo", un sabato da leoni, con una qualifica da applausi a scena aperta, è arrivata una domenica da "mamma mia, forse era meglio non fossimo nemmeno partiti". Ma come è possibile? Rosberg ed Hamilton partivano dalla prima fila e sono arrivati quinto e dodicesimo. E poteva andare decisamente peggio. Perché c'è stato un momento in casa Mercedes in cui sembrava che tutto fosse possibile, anche che Grosjean superasse le Frecce d'argento. Ma a piedi, perché si era ritirato e stava correndo dalle parti dei box. Pare che la scuderia tedesca non gradisca le gomme Pirelli, che sulla monoposto di Ross Brawn fanno l'effetto delle sottilette nel toast, si squagliano in un amen. Ma non può essere tutto qui.

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