Questo sito contribuisce alla audience di TGCOM24
Formula 1

F1, Gp delle Americhe: le pagelle

Hamilton e Vettel danno spettacolo in testa alla corsa. Alonso rimane aggrappato al Mondiale grazie a un Massa rigenerato

Vettel e Hamilton sul podio a fine gara (Credits: AP Photo/Luca Bruno)

9 - Lewis Hamilton. Nei giorni scorsi aveva organizzato una grande festa per salutare tutti gli uomini dello staff McLaren, la scuderia che è stata la sua casa da quando ha iniziato a battagliare in F1. Poi, sotto con la penultima prova del Mondiale per chiudere al meglio una stagione che ha regalato meno del possibile e del preventivabile per un campione del mondo del suo calibro. Hamilton è stato velocissimo sin dalle qualifiche, che avevano visto prevalere sua maestà Vettel di uno sbadiglio o poco meno. E in gara, il colpo da maestro.

Per 40 giri, il pilota tedesco della Red Bull si gode il paesaggio in solitaria, davanti a tutti, convinto o quasi che l'ennesima vittoria sia a portata di mano. Ma Hamilton fa sul serio e lo dimostra con un sorpasso da manuale sul rettilineo che premia la maggiore velocità della McLaren. Vettel vede passare un missile e gli lascia strada per evitare guai. Non si poteva proprio fare altrimenti. Ad Austin, Hamilton non ha sbagliato una virgola. Eccezionale veramente. Come sempre, quando la macchina glielo consente. E chissà cosa riuscirà a fare alla Mercedes del dopo Schumacher. Una sfida nella sfida.

8,5 - Sebastian Vettel. "Chi sa ridere è padrone del mondo", disse un certo Giacomo Leopardi nella notte dei tempi. Guardi Vettel e capisci che tutto torna. Sì, perché il due volte campione iridato, il vero e unico erede della tradizione a cinque stelle di Michael Schumacher, ci mette sempre il sorriso, anche quando la tensione raggiunge le nuvole e le cose non vanno come dovrebbero andare. Sarà l'entusiasmo della giovane età, sarà la consapevolezza di un talento che ha raggiunto la piena maturità e ora punta al divino.

Sarà pure, inutile negarlo, che avere in squadra fuoriclasse come Adrian Newey e Chris Horner rende tutto più facile. Eppure, Vettel corre e si batte come un leone, con un ottimismo e una determinazione da mettere i brividi anche ad Alonso, che infatti fa del suo meglio per arginare la sua baldanza, con risultati così così. A una gara dalla conclusione del Mondiale, Vettel segna un +13 sul diretto rivale in rosso. Soltanto un imprevisto dell'ultima ora potrebbe strappargli il terzo titolo consecutivo. Straripante.  

8,5 - Felipe Massa. Ora possiamo dirlo. Ecco le ragioni della conferma in Ferrari del "soldatino" brasiliano. Massa è un uomo spogliatoio. Quello che tutte le squadre di livello vorrebbero con loro per rasserenare l'ambiente e rendere tutto più semplice. Più veloce di Alonso nelle qualifiche, quasi più veloce di Alonso in gara. Una rivoluzione. Massa ha trovato il modo di fare il fenomeno nelle fasi finali della stagione.

E non poteva scegliere momento più adatto. Sì, perché con la retrocessione in griglia di partenza per ordine di scuderia, Massa ha fatto un favorone al suo compagno di team, che se domenica prossima in Brasile dovesse mettere le mani sul Mondiale, beh, dovrebbe dire grazie anche a lui. Che non c'è stato per mesi, con prove al limite dell'accettabile e poi si è improvvisamente svegliato a contratto rinnovato. Per la serie, meglio tardi, che mai. Rigenerato.

7 - Fernando Alonso. 13, poi 10, quindi ancora 13. Il distacco in classifica da Vettel invece di diminuire, aumenta. E manca soltanto una corsa per il verdetto finale, quello che vale una stagione. La differenza di prestazioni (e di capacità di intervenire sulla macchina nel corso dell'anno) tra la Red Bull e la Ferrari è grande come una casa. Roba da altro pianeta. E se a fine novembre i tifosi della Rossa sono ancora aggrappati alla speranza che l'impossibile diventi realtà, il merito è anche e soprattutto del pilota made in Spain, che ha centrato traguardi che tantissimi altri al suo posto non sarebbero riusciti nemmeno ad avvicinare. Alonso è uno dei migliori piloti di sempre della Formula 1, questo non è un segreto.

In Texas ha dimostrato ancora una volta che se avesse avuto un sostegno più sostanzioso del team di Maranello, ora le cose avrebbero tutta un'altra piega. Sì, perché ad Austin, i 40 secondi da Hamilton spiegano tante, tantissime cose. Fra 7 giorni c'è il Brasile. Pioggia o non pioggia, è iniziato il conto alla rovescia. Ma con una certezza: Alonso, il suo personalissimo Mondiale l'ha già vinto.

7 - Jenson Button. Diamo a Cesare ciò che gli appartiene. Button non è un pilota qualunque, tutt'altro. Si dovesse stilare una classifica dei migliori piloti del Circus, lui ne farebbe parte senza dubbio. E la prova di ieri spiega che nell'animo della guida inglese qualcosa ancora si muove. Qualifiche da dimenticare per l'ennesimo problema della sua monoposto, poi la gara. Che è stata confezionata quasi interamente in volata con Massa. Il brasiliano spingeva, lui lo seguiva. Partito 12°, è arrivato 5°. Per carità, per la gloria meglio aspettare tempi migliori, ma poteva andare decisamente peggio.  

7 - Mark Webber. "Ma che colpa abbiamo noi", come cantavano i Rokes nei Settanta. Alla Red Bull non va sempre tutto bene, anzi. E questa volta a farne le spese è stato il pilota che meno aveva da perdere per via di una classifica che non può più regalargli particolari soddisfazioni. Webber parte per fare una gara da protagonista dietro alla lepre Vettel, ma poi è costretto a lasciare strada ai colleghi per un problema all'alternatore della sua macchina. Un'altra volta. Appunto, ma che colpa abbiamo noi...

6 - Kimi Raikkonen. La terza forza del Mondiale 2012 si prende una domenica di pausa dopo l'exploit da nove colonne ad Abu Dhabi. Il finlandese dagli occhi di ghiaccio, l'unico ad andare sempre a punti nel corso della stagione, dimostrando una continuità impressionante di prestazioni, questa volta non ha i mezzi per giocarsela alla pari con i piloti che lo precedono. Dalla sua, un paio di sorpassi da applausi. Poi, l'attesa della bandiera a scacchi, che meglio non si può fare. E' sempre tra i migliori e non è poco se si considera che la Lotus non è la Red Bull, la McLaren e nemmeno la Ferrari.

© Riproduzione Riservata

Commenti

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>