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Formula 1

F1, Gp Usa. In Texas il primo match ball Red Bull

Prima gara sul "Circuito delle Americhe", ad Austin. Per la Ferrari di Alonso c'è solo la vittoria

Alonso e Vettel mentre rispondono alle domande dei giornalisti nella sala stampa di Austin (Credits: AP Photo/Luca Bruno)

Il Mondiale della Formula 1 2012 potrebbe decidersi su una pista che non ha mai visto da vicino un bolide da 300 km/h. Proprio così. La prova numero 19 della stagione, la penultima del campionato, si svolgerà in Texas, sul nuovissimo tracciato di Austin, la città che ha dato i natali a Vip del calibro di Lance Armstrong, Sandra Bullock, Tom Ford, Ethan Hawke, Janis Joplin e Andy Roddick, tanto per citarne alcuni.

Il "Circuito delle Americhe", così è stato battezzato dai nobili padri della Federazione internazionale dell'automobile, è figlio del talento dell'architetto tedesco Hermann Tilke, un habitué della F1. Pare infatti che abbia messo la firma su una quindicina di piste in tutto il mondo. Quindici piste in quindici anni. Praticamente, un specialista, un veterano della velocità applicata al cemento e a tutto quello che gli sta intorno. Tilke è stato spesso criticato in passato a causa della sua quasi proverbiale inclinazione a dare forma a circuiti che non offrono grandi possibilità di sorpassi (Yeongam, Sepang e Shangai, vedere per credere).

In realtà, se una macchina ha i numeri per volare, Tilke o non Tilke i risultati si vedono. Sarà pure banale, ma è così, e non da oggi. Nelle qualifiche come in gara, questione di tradizione, alla fine la spunta quasi sempre la vettura migliore per affidabilità e propulsione. Nel frattempo, però, in attesa di seguire le prime prove libere del weekend previste per il pomeriggio(occhio al fuso orario, la gara inizierà alle ore 20 di domenica prossima), è già possibile dire che non sarà una gara come tutte le altre. E non tanto perché ad Austin Sebastian Vettel potrebbe fare il suo il terzo mondiale consecutivo, bensì perché pronti e via e potrebbe accadere il patatrac che non ti aspetti.

Non c'è che dire, questa volta Tilke l'architetto si è proprio divertito. E la ragione è presto detta. Dalla linea di partenza, tempo una manciata di secondi, forse meno, e si arriva in salita a una curva cieca a sinistra. Da nodo in gola. Roba da non sapere dove girare il volante. Poi, tante curve (11 sulle 20 complessive) prima di arrivare all'unico vero rettilineo del circuito dove chi ne avrà l'ardire e la possibilità potrà infilare il diretto avversario per un sorpasso da applausi. Anche perché se non si passa da quelle parti, provarci altrove potrebbe rappresentare un azzardo da mani nei capelli. E qui in ballo c'è un Mondiale, altro che storie.

Come si diceva, in Texas Vettel potrebbe mettere in archivio il terzo titolo iridato della sua breve eppure già straordinaria carriera. Attualmente, il pilota tedesco può vantare nei confronti del diretto inseguitore Alonso, il samurai della Ferrari, 10 punti di vantaggio nella classifica generale. In palio, però, ci sono ancora 50 punti, 25 a prova. Ed è facile fare i conti, chi sbaglia può perdere tutto. Anche se, tra i due fenomeni della F1 2012 quello che rischia di più è inevitabilmente Alonso, che non può permettersi il lusso di non arrivare al traguardo. Se Vettel guadagnasse infatti ad Austin altri 15 punti contro il nulla dello sfidante, la lotta per il Mondiale sarebbe già finita con un gran premio d'anticipo. Regolamento alla mano, a parità di punti finali diventa campione chi ha vinto più gare nel corso della stagione. Fine della storia. Vettel conduce questa specialissima gara per 5 Gp a 3. Ci vorrebbe un miracolo per sperare nel sorpasso. Roba da filosofi.

"Comunque finirà, saremo orgogliosi - ha dichiarato Alonso nella conferenza stampa del giovedì -. Abbiamo ancora tutte le possibilità. Saranno decisivi i dettagli. Il nostro punto di forza è l'esperienza, il loro la velocità della macchina. Ma essere più veloci non significa fare punti la domenica". E' chiaro, lo spagnolo ci crede e pure parecchio. Peccato che si lasci trasportare dall'entusiasmo e dica cose che sono vere fino a un certo punto.  Lo sanno pure i neofiti delle quattro ruote: essere più veloci significa avere molte più possibilità di fare punti in gara. Basta guardare i trionfi della Red Bull da Singapore in poi. Uno spettacolo, una forza della natura. Meglio, un missile.

Altro che storie. Sulla carta, soltanto Vettel e la Red Bull possono perdere questo Mondiale. Con un errore, una disattenzione, una mancanza di quelle da prima pagina. Ad Abu Dhabi hanno fatto il ruzzolone che quasi gli costava un anno di fatiche. Ma in Ferrari non possono sperare sempre nella buona sorte. Ad Austin, la Rossa si gioca le sue ultime chance. E deve correre forte, più forte della Red Bull se vuole annullare il primo match ball che hanno in mano gli avversari. Per chi ci crede, è tempo di preghiere.

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