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Formula 1

Alonso-McLaren, le verità nascoste

Il pilota spagnolo ha detto la sua sull'incidente del Montmelò, indicando un problema tecnico. I dubbi? Ancora tantissimi

Alonso-Dennis, c'eravamo tanto odiati. Da Sepang, sede del Gran premio della Malesia (clicca qui per consultare la guida alla gara), l'ex pilota spagnolo della Ferrari ha restituito vigore a una contesa che nel 2007 assunse la forma (e i toni) di una sfida senza ritorno. Chiamato a gran voce a prendere parte alla consueta conferenza stampa della vigilia dopo aver incassato il definitivo e attesissimo semaforo verde dei medici della Fia per la corsa di domenica, Alonso ha detto la sua sull'incidente del Montmelò (clicca qui per leggere l'articolo). Un'uscita di pista stranissima, quella del nuovo alfiere della McLaren-Honda, colma ancora oggi di punti interrogativi e di lati oscuri. “Ricordo l'incidente, è stata colpa dello sterzo, che era bloccato verso destra. Il vento non c'entra, nemmeno un uragano potrebbe spostare la monoposto. I dati della macchina però non hanno fornito indicazioni utili. È chiaro che è stato un problema della macchina ma non ci sono dati a supporto”. Altro che vento e corrente elettrica. Alonso ha messo da parte in un sol colpo i sospetti circa il presunto malore che l'avrebbe colpito prima del tonfo contro le protezioni esterne e ha scaricato tutta la responsabilità dell'accaduto sulle spalle della monoposto. Al contrario di quanto sostiene dalla prima ora la McLaren, che per voce del suo uomo d'ordine Ron Dennis ha spiegato più volte che la macchina non ha avuto alcun problema. Ieri come oggi.

 

Il malore? Se c'è stato, non è sicuramente la causa dell'uscita di pista. Alonso riavvolge il nastro: “Credo di aver perso coscienza in ambulanza o forse già in clinica, ma i medici mi hanno detto che è normale per i farmaci che mi sono stati dati. Comunque la risonanza necessita di questi farmaci, è un protocollo normale. Abbiamo lavorato molto da vicino con la Fia, la squadra e le equipe mediche, sono stati tutti in costante contatto. Non mi sono svegliato pensando di essere nel '95 o parlando italiano, o cose del genere. Ricordo l'incidente e ricordo le cose del giorno successivo. Ma è normale dopo un impatto del genere”. Proprio così. Il due volte campione del mondo sostiene di essere stato cosciente e consapevole fino all'impatto contro le protezioni del Montmelò. Impatto che, secondo la sua ricostruzione, sarebbe stato tale da suggerire ai medici della Fia accorsi sul luogo dell'incidente di sedarlo con farmaci tutt'altro che blandi, a giudicare dall'effetto che avrebbero provocato sul pilota, vedi la perdita di conoscenza. Alonso giustifica inoltre il vuoto di memoria come diretta e prevedibile conseguenza dell'urto ricevuto. La McLaren però non sembrava così ammaccata da far pensare a un incidente di tale gravità. Sul tema era intervenuto qualche giorno fa anche l'ex riserva di Kimi Raikkonen alla Lotus, Davide Valsecchi, che a panorama.it aveva dichiarato: “I commissari l'hanno trovato svenuto e un pilota come Alonso non può perdere conoscenza per un impatto simile”. Dunque, dove sta la verità?

La parola di Alonso contro quella della McLaren. In un momento già complicatissimo per la scuderia britannica, alle prese con una macchina che a Melbourne ha mostrato falle difficili da tappare anche per un colosso come la Honda. Il ritorno del pilota spagnolo alla corte di Ron Dennis, con il quale nel 2007 erano volati gli stracci per via della Spy Story che travolse la Formula 1 come un fiume in piena, rischia dunque di naufragare nel fango dopo pochi mesi. Per colpa di chi? Probabilmente, di entrambe le parti. Insinuano i più maliziosi: Alonso ha tutto l'interesse di scaricare la responsabilità dell'incidente sulle spalle della McLaren, perché soltanto se venisse comprovato il guasto della vettura il pilota asturiano avrebbe il diritto di incassare un bonifico (si parla di poco meno di 2 milioni di euro) da parte dell'assicurazione del team. Senza contare che se i medici dell'ospedale di Barcellona avessero diffuso un bollettino (invero mai diramato per richiesta della famiglia) nel quale si fosse fatto chiaro riferimento a un malore del pilota, la carriera dell'ex ferrarista sarebbe stata seriamente compromessa. Al limite del ritiro. La McLaren, da parte sua, si è arrampicata sugli specchi, girando le ragioni dello schianto prima al vento, poi allo stesso Alonso, “distratto” per ragioni diverse. Di male, in peggio. Con la Honda che prova a sistemare la faccenda per il bene di tutti. Nell'attesa di conoscere l'esito delle indagini disposte dalla Fia per accertare le dinamiche dell'incidente, nel box McLaren tira già aria di divorzio. 

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