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Federica Pellegrini: campionessa o nuotatrice?

Pregi e difetti di una campionessa assoluta, con o senza un oro a Londra 2012

Federica Pellegrini ad una serata mondana con il fratello (Credits: LaPresse)

In tanti erano seduti ormai sulla riva di quella piscina che sembra un fiume azzurro. Qualcuno per invidia, altri per una sorta di sottile antipatia verso quelli cui tutto è concesso; la maggior parte perché sanno che lo sport ha le sue regole: rende tanto e costa molto, pretende devozione, vuole il buio più della luce dei riflettori. Per questo erano lì in tanti, sulla riva del fiume, anche quelli che non lo ammetteranno, per veder colare a picco la Regina di Cuori, che cambia allenatori come kleenex, se non fanno come dice lei, quasi per capriccio di quella bambina che giovanissima stupì il mondo con l’argento di Atene. La bimba è poi cresciuta nell’incubatrice dei media, perché è bella e sfacciata, perché vuole essere personaggio per vezzo e per tornaconto.

Non ha mai nascosto niente di sé, Federica Pellegrini, non centimetri di pelle, non inchiostro di tatuaggi, men che meno preferenze sessuali, amori, presi e disfati nel corso delle competizioni internazionali, piccanti reality a bordo vasca, scenate di gelosia e urla negli alberghi pagati dalla federazione in giro per il mondo. Poi tante volte il suo talento così grande ha cancellato tutto, perché per Federica farsi perdonare in fondo è sempre stato facile. Una medaglia d’oro e via, tra crisi d’ansia che l’hanno resa un po’ più umana, mostrando il lato vulnerabile di una ragazza che appartiene alla generazione Balotelli.

Mario è eccessivo in tutto, Federica più sottile, ma non meno ostentata. Hanno voglia di gridare, “Hey, guardatemi. Io sono qui e faccio quello che mi pare, alla faccia vostra comuni mortali che non avete il dono”. Quella bandiera portata in parata? Meglio di no. Devo preservare gambe ed energie, non chiedetemelo neppure. L’arrivo a Londra prima e davanti a tutti gli altri nuotatori, mano nella mano con Filippo Magnini: siamo noi le superstar e noi dobbiamo calpestare per primi il tappeto rosso, avere le telecamere in faccia, dichiarare, esternare. Ma lo sport è bastardo e prima o dopo ti inchioda. Come è successo a Federica in una notte di Londra, naufragata in un 400 metri lento e brutto.

Occhi persi, sotto il caschetto biondo e bagnato: “Smetto per un anno”. Così diverso dalla rabbia di Valentina Vezzali: “’Ste ragazze mi hanno battuto? E io voglio un’altra Olimpiade”. Dichiarazioni in entrambi i casi insensate, figlie della pancia e non del cervello. E nel tuffo senza ritorno dei 400 olimpici stavolta il cervello e i suoi misteri non c’entrano: non è stata l’ansia a rendere pesanti braccia e gambe. Lo stesso suo famoso mental coach Daniele Popolizio lo ha detto, sereno, impietoso: “Non ho nulla a che fare con questa prestazione, niente da aggiungere. Federica è a pezzi fisicamente, non è un problema di testa”.

Adesso i 200, che sono in fondo la sua gara. 200 in batteria nuotati con rabbia e tempo giusto. Una morso di orgoglio: ''La sconfitta di ieri non cancella quello che ho fatto nello sport: almeno non per me, per altri amen''. Anche troppo forte per il momento. E’ vero, una sconfitta non cancella niente. Ma lo sport va veloce e non perdona. Domani sera capiremo se la scialuppa del talento consentirà a Federica Pellegrini di continuare ad interessare il mondo ai suoi tatuaggi, ai suoi amori, alle sue scarpe tacco 12 nascoste nell’armadietto. O se diventerà semplicemente una nuotatrice.

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