Scandalo Mps, dopo il calcio trema anche il basket

Nei giorni scorsi abbiamo scritto di quanto rischi di farsi difficile la posizione del Siena Calcio dopo che il Monte dei Paschi, travolto dalle inchieste su Antonveneta e derivati e costretto a limare i suoi budget, ha deciso di non …Leggi tutto

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Un'immagine tratta dal profilo twitter della Montepaschi Siena che, battendo Milano 84-73 in gara 5 delle finali scudetto, si e' aggiudicata per 4-1 il sesto titolo consecutivo, Siena, 17 giugno 2012. ANSA/TWITTER

Nei giorni scorsi abbiamo scritto di quanto rischi di farsi difficile la posizione del Siena Calcio dopo che il Monte dei Paschi, travolto dalle inchieste su Antonveneta e derivati e costretto a limare i suoi budget, ha deciso di non rinnovare gli accordi di sponsorizzazione e partnership con la squadra bianconera. Ma in città c’è anche un’altra realtà sportiva le cui sorti sono legate a doppio filo a quelle della banca nata nel 1472: si tratta della Mens Sana, la squadra di pallacanestro fresca vincitrice della coppa Italia e capace di incamerare  sei scudetti negli ultimi sette anni.

Il quintetto ha unito il suo nome a quello di Mps nel lontano 2000 e l’attuale contratto di sponsorship durerà fino al 2014. A differenza di quanto avverrà con il calcio, Rocca Salimbeni ha dichiarato che non intende rescindere del tutto i legami con il team, ma ha annunciato una robusta sforbiciata ai suoi contributi.

I festeggiamenti per l'ultimo scudetto della Mps, vinto contro l'Armani Milano (credits: Ansa)

Che un po’ di spending review fosse necessaria, peraltro, era evidente già da tempo: nonostante i successi sportivi e la generosità dello sponsor principale, dal 2009 al 2011 la Mens Sana aveva chiuso i conti in rosso, ed era riuscita a licenziare con un risicatissimo utile quello del 2012 solo grazie all’aiuto della stessa banca e a un discutibile, anche se legittimo, artificio contabile.

Tecnicamente si chiama “brand leaseback” e ad inventarlo sono state qualche anno fa le squadre di calcio in affannosa e costante ricerca di liquidità. In pratica la società sportiva cede a un’azienda terza il proprio marchio e i diritti di sfruttamento connessi (in particolare per quanto riguarda il merchandising), pagando poi una fee annuale per usufruirne. In cambio l’azienda formalmente titolare del marchio versa subito l’intera somma concordata dopo essersela fatta prestare da una banca che viene a sua volta risarcita a rate attingendo dalle fee di sfruttamento.

Un giro un po’ tortuoso quasi sempre a somma zero, ma utile a rimpolpare i conti con una ricca – e legale – plusvalenza se, come nel caso di Mps basket, il brand viene valutato 7,86 milioni di euro, vale a dire oltre sei volte il valore iscritto a bilancio appena tre anni prima. Un affarone, soprattutto in tempi di crisi, che “ha consentito il riequilibro economico e ha dotato la Società delle risorse necessarie per mantenere una regolare gestione finanziaria”, come si legge nella nota integrativa al bilancio 2012 della squadra.

A comprare è stata la Brand Management di Rimini, società che all’epoca aveva poco più di un mese di vita e alla fondazione un unico socio, Stefano Sammarini, già consulente del team ed ex sodale del presidente dell’epoca Ferdinando Minucci, a sua volta amico di vecchia data di Giuseppe Mussari, fino allo scorso anno patron di Mps e tifosissimo della Mens Sana. La chiusura ideale del cerchio, visto che a finanziare quasi per intero l’operazione di leaseback che abbiamo appena descritto è stato proprio l’istituto di Rocca Salimbeni, con un prestito ponte da 8 milioni accordato a Brand Management il giorno stesso della compravendita e una comoda restituzione in 18 rate semestrali.

Mussari, insomma, fa un favorone all’amico Minucci. Anzi, l’ultimo favorone, visto che di lì a pochi giorni (siamo alla fine di aprile 2012) l’avvocato catanzarese oggi indagato si dimetterà dalla presidenza di Mps. Ma anche il numero uno di Mens Sana, di lì a poco, dovrà fare i conti con qualche grattacapo giudiziario.Il 17 dicembre scorso, infatti, la Guardia di Finanza ha effettuato una ventina di perquisizioni tra Roma, Milano e Siena alla ricerca di prove circa presunti pagamenti “fuori busta” ai cestisti professionisti. Poco prima di Natale Minucci, indagato dal pm Nardelli (lo stesso che ha in mano il fascicolo Antonveneta) si è dimesso dalla carica. Un mese dopo, la bufera sulla banca ha scatenato il pericoloso effetto domino che potrebbe interessare ulteriormente la redditività del team.

 

 

 

 

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