Riforma LegaPro: fair play o campionato riserve?

Qualcuno l’ha dipinta come avanguardia pura del fair play finanziario, sul quale serie A e B continuano a nicchiare. Molti addetti ai lavori la considerano una misurta improcrastinabile, dettata dalla necessità di sopravvivenza. Qualcun altro ci vede infine la lunga …Leggi tutto

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MARIO MACALLI LEGA PRO

Il presidente della LegaPro Mario Macalli (credits: Paola Onofri/Imagoeconomica)

Qualcuno l’ha dipinta come avanguardia pura del fair play finanziario, sul quale serie A e B continuano a nicchiare. Molti addetti ai lavori la considerano una misurta improcrastinabile, dettata dalla necessità di sopravvivenza. Qualcun altro ci vede infine la lunga mano dei club più ricchi (o almeno più nobili) per raggiungere un obiettivo disvelato da tempo: il campionato riserve. Qualunque sia la realtà delle cose, la riforma della LegaPro (varata lo scorso novembre, definita nei dettagli la scorsa settimana e pienamente operativa a partire dalla stagione 2014/2015) è destinata a lasciare il segno.

La riforma prevede la riduzione delle squadre e l’abolizione della seconda divisione (l’ex C2), con il passaggio ad un campionato unico. Ma, soprattutto, introduce una serie di paletti economici ben definiti, che i club dovranno rispettare pena la loro esclusione, e spinge all’autofinanziamento quasi integrale riducendo di molto le risorse erogate alle singole squadre. Il paragone con l’austerity contabile voluta da Michel Platini, diunque, non è poi così azzardato. Vediamo qualche dettaglio economico.

Dal prossimo anno per potersi iscrivere al campionato bisognerà aver assolto il pagamento degli emolumenti di tutti i tesserati fino al termine della stagione precedente, e non più soltanto fino al 30 aprile. Occorrerà inoltre depositare una fideiussione di garanzia, che potrà essere esclusivamente bancaria. L’importo fissato è per il prossimo anno di 400 mila euro per la seconda divisione e di 600 mila per la prima. Poi dal 2014/2015 (con il passaggio al campionato unico) diventerà 600 mila euro per tutti. A spanne, considerando che il budget medio di una squadra di terza serie si aggira sui 2,9 milioni di euro l’anno, tra mensilità aggiuntive e garanzie maggiorate ogni squadra dovrà racimolare quasi un milione in più solo per presentarsi ai nastri di partenza.

Non è finita: i bilanci delle società dovranno essere sempre in regola, nel corso di tutta la stagione. I club, infatti, saranno obbligati a presentare un vero e proprio business plan: entrate e uscite non dovranno essere necessariamente in pari su base annua ma per ciascuna voce di spesa, propro come avviene con le leggi finanziarie, andranno individuate coperture al centesimo. I trasferimenti assegnati alle società, invece, ammonteranno complessivamente a 50 milioni di euro: il direttore generale della LegaPro Francesco Ghirelli ha parlato di dotazione importante, ma a conti fatti si tratta di poco più di 800 mila euro a team. Il resto dovrà essere trovato internamente, e se i presidenti non sono disposti a iniezioni di capitale “a perdere” dovranno per forza trovare modelli di redditività alternativi. A cominciare dagli stadi, per i quali sono previste nuove normative di sicurezza e una capienza minima di 3 mila posti. Ultimo aspetto, ma non per questo secondario: multe e sospensione delle erogazioni – che scattano per i club inadempienti – verranno dirottati in un fondo con il quale pagare gli stipendi in sospeso.

Basterà a ridare fiato a un campionato che, per stessa ammissione dei suoi dirigenti, viaggia perennemente sull’orlo del default? Un campionato dove la media raggiunge a malapena i mille spettatori a partita, i fallimenti sono stati 63 negli ultimi tre anni e i punti di penalizzazione per irregolarità (disciplinari, fiscali, contributive, fideiussorie) sono stati complessivamente 145? Basterà a rendere sostenibile un business dove, come in serie A, i fatturati ammontano in media a due terzi delle spese sostenute e la forza lavoro assorbe l’85% di queste ultime ma, a differenza del massimo campionato, i diritti televisioni valgono solo pochi spiccioli? Difficile dirlo, anche perchè dopo l’anno di transizione si ridurrà anche il bacino di squadre professionistiche, con tutto quel che ne consegue pure in termini di appeal contrattuale della categoria.

In caso di insostenibilità, tuttavia, sarebbe già pronto un piano B che può contare, almeno stando a quanto riportato da alcuni quotidiani nei giorni scorsi, sulla benedizione di mezzo gotha calcistico, in testa Claudio Lotito e Adriano Galliani: trasformare la LegaPro in una sorta di campionato riserve delle squadre maggiori, sull’esempio di quanto accade in Spagna. Qualche settimana fa la Lega Calcio avrebbe inviato a tutti i club di A un questionario per chiedere la disponibilità ad abbracciare un’opzione fra diverse proposte: seguire la strada di Lotito che ha perseguito la politica della multiproprietà (Lazio-Salernitana, strada peraltro abbozzata anche dal sampdoriano Garrone che aveva messo nel mirino il Portogruaro); puntare su un campionato riserve autonomo; creare una squadra B ma legata a un campionato vero e proprio, cioè quello della LegaPro.Il Milan crede alla seconda proposta tanto che ha già individuato nello stadio della Pro Sesto la sede naturale per le gare in casa. Il format è ancora da studiare, ma otto-nove squadre, tra le quali Inter e Juventus, si sono già mostrate disponibili ad aderire al progetto.

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