Mondiali 2018, per la Russia non sarà una nuova Sochi. Parola di ministro

Sarà l’effetto Sochi, con le polemiche a strascico su sicurezza, costi fuori portata e devastazione ambientale. Sarà il combinato infernale tra Brasile e Qatar, dove l’erezione dei nuovi stadi si porta dietro le stesse accuse e lo stesso …Leggi tutto

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Sarà l’effetto Sochi, con le polemiche a strascico su sicurezza, costi fuori portata e devastazione ambientale. Sarà il combinato infernale tra Brasile e Qatar, dove l’erezione dei nuovi stadi si porta dietro le stesse accuse e lo stesso contorno di proteste e scandali. Fatto sta che a una settimana dal termine delle Olimpiadi invernali e a poco più di quattro anni dai “suoi” mondiali di calcio, la macchina organizzativa russa questa volta si dice intenzionata a fare le cose per bene.

Niente tempi dilatati, nessuno sforamento del budget, nessun cambio di sede rispetto a quanto comunicato con largo anticipo alla Fifa lo scorso dicembre. A meno che, naturalmente, lo scenario geopolitico non finisca per regalare nei prossimi mesi a Mosca una nuova regione autonoma come la Crimea: a quel punto, con la Federcalcio locale che al pari degli altri organi sportivi è imbottita di ultranazionalisti (lo è anche il ministro dello sport Vitaly Mutko, putiniano di ferro) nulla vieterebbe di aggiungere una location o di scambiarla in corsa con una delle città russe dove i lavori non sono ancora iniziati. La “scartata”, nel caso, secondo indiscrezioni pubblicate dalla stampa russa, potrebbe essere Yekaterinemburg.

I lavori in corso al Luzhniki Stadium di Mosca (credits: Russia Sport)

Intanto, però, con una nota congiunta Mutko e Federcalcio hanno comunicato proprio ieri che entro la fine di quest’anno partirà l’iter necessario alla costruzione o all’adeguamento degli impianti dove si svolgeranno le partite della Coppa del mondo 2018. Che le somme preventivate, questa volta, non saranno oltrepassate e che una speciale commissione vigilerà sulla regolarità di tempistiche, appalti e rispetto delle norme sul lavoro e sulla corruzione. Rientrare nel budget previsto, in ogni caso, non dovrebbe essere difficile, se si considera che per organizzare l’evento la Russia ipotizza di spendere poco meno di 663 miliardi di rubli, pari a circa 14 miliardi di euro: quasi un terzo in meno di quanto investito in Sochi 2014, comunque.

Oltre la metà della somma, secondo i piani, arriverà da fondi federali e sarà destinata ai nuovi stadi. Al momento sette impianti su dodici sono da costruire ex novo e ancora fermi alla fase progettuale, due dovranno subire un restyling quasi integrale e solo tre sono già pronti. C’è naturalmente l’Olimpico di Sochi, inaugurato proprio con la cerimonia di apertura dei Giochi invernali. E poi ci sono la Kazan Arena, dove gioca il Rubin, e il Luzhniki Stadium di mosca, che sarà consegnato ad agosto e ospiterà la finale.

Mutko si è detto soddisfatto dell’iter, assicurando che tutto procederà regolarmente e che gli stadi rispetteranno anche criteri di ecosostenibilità e funzionalità che avranno ricadute positive sulle località ospitanti anche dopo la fine della manifestazione. Molti critici hanno sottolineato che il presunto “impatto zero” dei nuovi impianti al momento è solo sulla carta, e che le uniche strutture a essere pronte o quasi sono quelle fuori budget generale (Sochi rientrava nell’investimento olimpico, Mosca e Kazan sono realizzati in project financing con l’aiuto delle squadre di casa e degli sponsor privati che vogliono assicurarsi i naming rights).

Le perplessità, insomma, non mancano. Ma se pensiamo a quale punto erano i lavori per Italia90 nel 1986 non possiamo non dirci ottimisti.

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