Marketing, sport, toga e ciambelle. Ecco chi è Italo Zanzi, il nuovo Ceo della Roma

Come si conviene al neo amministratore delegato di qualsiasi società quotata in Borsa, prima di esultare ha aspettato la chiusura dei listini e  la nota ufficiale trasmessa dai proprietari a stampa e analisti di settore. Poi, alle 6 e 35 …Leggi tutto

8370654x347_italo_zanzi.jpg

Italo Zanzi (credits: As Roma)

Come si conviene al neo amministratore delegato di qualsiasi società quotata in Borsa, prima di esultare ha aspettato la chiusura dei listini e  la nota ufficiale trasmessa dai proprietari a stampa e analisti di settore. Poi, alle 6 e 35 di questa mattina, ha affidato il suo primo commento a un tweet. In inglese, la sua lingua madre, anche se in realtà raccontano che conosca bene pure l’italiano: “Honored to be named as Ceo of As Roma”.

L’autore del tweet si chiama Italo Zanzi, ha 38 anni ed è nato a New York sotto il segno del Toro (18 maggio 1974). Ma nome e cognome ne tradiscono le chiare origini tricolori. Il dna, insomma, è simile a quello dei proprietari del club giallorosso James Pallotta e Tom Di Benedetto, che dopo lunghe esitazioni si sono accorti di non potere fare a meno di una figura forte e stabile, costantemente piazzata a Trigoria a seguire il business mentre loro fanno la spola tra la Capitale e gli States dove hanno (anche) altri interessi da coltivare.

Il cinguettio all’inizio ha avuto poca eco, visto che da questa parte dell’oceano il nome di Zanzi era sconosciuto ai più. Ma sono bastate poche ore, e soprattutto il comunicato ufficiale diffuso dalla società, perchè la sua notorietà schizzasse in alto: mentre scriviamo il manager ha già quasi raggiunto i 700 followers, più del doppio di questa mattina, e quasi tutti i nuovi adepti sono italiani.

Schermata-2012-12-18-a-16.45.39.png

Zanzi, che da alcuni anni vive a Miami, sta già cercando casa a Roma dove forse gli mancheranno il caffé di Starbucks e le donuts, le tipiche ciambelle americane: due passioni rivelate dai suoi (pochi) tweet più recenti, insieme a quella per la politica. Nel 2006 il nuovo numero uno giallorosso aveva tentato una sfida impossibile, candidandosi per il partito repubblicano alle elezioni di medio termine per il Congresso nel distretto di New York. Totalizzò il 38% dei voti, un ottimo risultato considerata la fedeltà democrat dell’area, ma non sufficiente a farlo entrare in Campidoglio.

Poco male, perchè la sua vera passione, che si trattasse di viverla dal campo o dietro a una scrivania, è sempre stata un altra: lo sport. Fino al 2011 Zanzi è stato Vicesegretario generale della Concacaf, la federazione calcistica centroamericana, ed è a lui che si devono tra l’altro la nascita della Champions’ League in quell’area e l’ingresso della squadra campione nel redditizio Mondiale per club. Bocconi redditizi per un calcio fino ad allora considerato minore. Ma l’uomo conosce bene il valore del marketing, visto che in precedenza si era occupato dei diritti di merchandising per la potentissima Mlb, la lega statunitense professionistica di baseball di cui in seguito era stato nominato vicepresidente. Durante questo mandato, Zanzi ha gestito tre delle funzioni business della Major League Baseball: vendita dei diritti radiofonici e televisivi sul mercato internazionale, marketing e sponsorizzazioni in America Latina, e iniziative di marketing in area ispanoamericana.

Nel corso della sua esperienza con la Major League Baseball, Zanzi ha negoziato numerosi cospicui contratti di cessione dei diritti media in America Latina, Asia, Europa, Canada e Oceania: nel 2006, come ricorda anche il comunicato ufficiale della Roma, “ha avuto un ruolo fondamentale nell’organizzazione del primo World Baseball Classic. Oltre a supervisionare la vendita dei diritti media per questo evento, Italo è stato il principale intermediario per le federazioni latinoamericane di baseball e ha gestito in prima persona le operazioni nella sede di San Juan, a Porto Rico”. Prima della chiamata di Pallotta, infine, il suo ultimo datore di lavoro era stato l’America’s Cup di vela, che gli aveva affidato la cessione dei diritti televisivi e di sfruttamento dei marchi.

Dal punto di vista agonistico invece, Zanzi è stato un buon giocatore di calcio giovanile (al titolo di miglior college football player nel 1995 seguì un provino nella serie A cilena), prima di sfondare come portiere nella pallamano. Con la maglia della nazionale a stelle e strisce ha disputato 75 partite dal 1997 al 2007 e vinto la medaglia di bronzo nel 2003 ai Giochi Panamericani. Il curriculum non si ferma qui, visto che mentre giocava ha avuto il tempo di laurearsi in storia dell’arte, poi di frequentare un master in legge e infine di ottenere l’abilitazione alla professione forense. Al curriculum non manca un tocco buonista, d’obbligo nelle biografie american dream come la sua: l’avvocato Zanzi siede nel board del South Bronx United, un progetto del municipio di New York per recuperare i giovani delle periferie difficili attraverso il calcio, e nel 2005 ha vinto l’ambitissimo El Diario Award, assegnato ogni anno dalla comunità ispanica ai volti emergenti di politica, sport e spettacolo.

Insomma, il New York Times pare averci visto giusto quando nel 2006, commentando la sua proibitiva candidatura, scrisse: «Questo Zanzi non passerà inosservato. È carismatico, istruito, combattivo e anche glamour. Ha un potenziale enorme, può affrontare qualsiasi sfida». Da domani le nuove sfide non gli mancheranno di certo: Zanzi dovrà fare le veci del presidente, mettendoci la faccia quando serve (leggi calciomercato e assemblee di Lega) ma anche, se necessario, operando dietro le quinte. Come dicono che si appresti a fare per il progetto del nuovo stadio, ma soprattutto per portare al più presto sulle maglie giallorosse il marchio di Adidas, un partner che conosce bene.

© Riproduzione Riservata

Commenti