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ESCLUSIVO - Beretta: "Ma la serie A continua a valere un miliardo"

Parla il presidente della Lega: "I club stanno facendo scelte consapevoli. Più poveri? Restiamo competitivi". La legge sugli stadi "sarà approvata in tempi ragionevolmente brevi" e sul fai play finanziario l'Uefa "vigilerà"

Maurizio Beretta

Il presidente della Lega di Serie A Maurizio Beretta – Credits: La Presse

Club impegnati in una 'spending review' da far invidia al Governo, tifosi perplessi se non arrabbiati e legge sugli stadi che dopo tre anni di stallo finalmente è riuscita a scavallare l'ostacolo della Camera. Sono ore frenetiche per il calcio italiano, stretto nella morsa degli sceicchi e di una crisi che sta colpendo duro anche i magnati che fin qui l'hanno sostenuto ai vertici mondiali. Se anche Berlusconi dopo Moratti alza bandiera bianca - è il pensiero comune e diffuso - significa che siamo condannati a un futuro di povertà tecnica oltre che economica. "Io invece non ci sto. Sono scelte delicate e consapevoli che andranno giudicate quando tutti i tasselli saranno stati completati" dice Maurizio Beretta, numero uno della Lega di Serie A che in tanti descrivono come irrimediabilmente impoverita dalle strategie di mercato di queste settimane.

Presidente Beretta, siamo davvero all'anno zero del nostro calcio?

"Parliamo di una società (Milan ndr) che è storicamente molto ben gestita e ha un ruolo da protagonista in Italia e in Europa. E' ovvio che sono scelte delicate e consapevoli che aprono a un rinnovamento sportivo e che andranno giudicate quando tutti i tasselli saranno stati completati. Però ricordo che già in passato, quando grandi club italiani si sono privati di top player, alla fine hanno avuto intuizioni giuste".

Però adesso sembra diverso. E' come se venisse certificata la nostra debolezza...

"Per il bene del sistema le scelte manageriali devono convivere con quelle tecniche. Aggiungo che ci sono giocatori molto importanti ma il valore più radicato è il marchio della società che ha una sua storia ed è accompagnato dalla passione e dal tifo della gente. Un valore che sopravvive anche alla partenza di un singolo campione".

I tifosi sono confusi. Rischiamo che il nostro campionato perda in qualità tanto da diventare di retroguardia?

"Noi abbiamo perso posizioni nel ranking Uefa a causa di un'anomalia del regolamento che equipara l'Europa League alla Champions League dove, invece, negli ultimi anni non si può dire che i nostri club siano andati male. Non penso che ci sia un rischio di impoverirci. Sottolineo anche che il nostro campionato mantiene il valore fondamentale dell'equilibrio. Poi ci sono scelte che andavano fatte per impostare programmi futuri e garantirsi la sostenibilità economica".

Qual è il modello?

"La Bundesliga tedesca, ad esempio. Un modello che ha fatto crescere progressivamente sia le società che i giocatori aumentando qualità e introiti insieme".

Possiamo paragonarci alla Bundesliga che dieci anni fa era sull'orlo della bancarotta?

"Eviterei luoghi comuni anche perché il nostro calcio, malgrado tutto, resta vitale e molto seguito. E' giusto che si cerchi di far convivere le ragioni dei bilanci con quelle tecniche, però posso dire che noi oggi siamo meglio del movimento tedesco di dieci anni fa".

Avete appena venduto al meglio i diritti tv incassando circa un miliardo di euro. Teme che le televisioni possano chiedervi conto della fuga di tanti campioni?

"Io sono certo che il valore del nostro campionato rimane intatto. A fine agosto faremo anche il conto degli arrivi oltre che delle partenze e comunque la valorizzazione dei nostri diritti tv è adeguata. Lo dimostrano anche i numeri: ogni fine settimana ci sono quasi 10 milioni di appassionati che lo seguono e questa è una prerogativa tutta italiana".

Siamo all'avvio del fair play finanziario. Anche questo spinge i club a tagliare i costi eccessivi?

"Il fair play finanziario è una sfida a cui tutti i club europei saranno chiamati perché è logico che ogni attività economica trovi un suo equilibrio nel medio periodo".

Noi tagliamo e gli sceicchi spendono. Non c'è un principio di concorrenza sleale?

"Che il calcio europeo attragga investimenti da fuori è un elemento che va guardato con interesse. Poi bisogna anche osservare le regole, l'Uefa vigilerà e di questo siamo sicuri. Le norme del fair play hanno un loro percorso di avvicinamento alla completa applicazione che verrà rispettato da tutti".

L'approvazione da parte della Camera del testo della legge sugli stadi è la svolta che attendevate da anni?

"Sicuramente è una svolta importante. Era ferma lì dal 2009 dopo essere stata licenziata dal Senato e i tempi cominciavano a essere lunghi. Il testo approvato dalla Camera ha tanti punti di grande qualità e altri che andranno valutati nell'applicazione pratica in modo da consentire la massima valorizzazione per i club".

Però è un passo avanti necessario...

"E' il punto di partenza irrinunciabile per avviare il percorso per colmare il gap competitivo che ci divide dal resto dell'Europa".

Tra pochi mesi saremo in campagna elettorale con alle viste le elezioni della prossima primavera. Teme che possa mancare il tempo per l'approvazione definitiva?

"Sono convinto che il percorso al Senato sarà concluso nei tempi giusti. Già nel 2009 era stata mostrata attenzione e prodotto un testo di grande valore. Sono ottimista e certo che arriveremo all'approvazione in tempi ragionevolmente brevi".

Anche il presidente del Coni Petrucci per una volta non vi ha bacchettati e ha applaudito alle scelte di questi giorni...

"Ripeto quello che ha detto Agnelli l'altro giorno: club e Lega hanno lavorato molto per garantire un futuro al calcio italiano. Abbiamo modificato in maniera innovativa l'accordo collettivo con i calciatori, aperto la discussione per rinnovare la convenzione promo-pubblicitaria e sperimentato l'applicazione della legge Melandri sulla vendita collettiva dei diritti. Abbiamo fatto un gran lavoro nella direzione giusta. Quanto accade in queste settimane lo conferma e la legge sugli stadi è il tassello che manca".

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