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E adesso Palazzi potrebbe aprire un fasciolo su Juve-Parma del '97. Malgrado la prescrizione

Nessun rischio per società e tesserati, però ci sono i precedenti di Calciopoli-bis e Doni. Vale la pena perdere tempo per vicende non processabili? Rimosso il video dell'intervista a Bravo

L'ex giocatore del Parma Daniel Bravo

Un fermo immagine dell'intervista di Daniel Bravo al canale francese Yahoo

Le confessioni choc di Daniel Bravo su una presunta combine in Juventus-Parma del maggio 1997 rischiano di mettere la Figc davanti a un bivio di difficile soluzione. Non esiste alcuna possibilità che le accuse - peraltro tutte da dimostrare - portino ad alcun strascico in sede di giustizia penale. Copre tutto la prescrizione essendo trascorsi quindici anni dai fatti raccontati dall'ex parmense in un'intervista al canale francese di Yahoo. Quindi niente penalizzazioni e niente squalifiche. Nulla di nulla.

Eppure i ritagli di giornale che raccontano le parole del francese e ricostruiscono quanto avvenuto allo stadio Delle Alpi quel 18 maggio 1997 rischiano comunque di finire sul tavolo del procuratore federale Palazzi chiamato a decidere sull'opportunità o meno di un intervento. E' la seconda volta nel giro di pochi mesi che accade. Già a gennaio la questione si era posta dopo l'intervista-confessione rilasciata da Cristiano Doni a 'La Gazzetta dello Sport' nella quale l'ex capitano bergamasco finito nella bufera offriva rivelazioni su Atalanta-Pistoiese di Coppa Italia dell'agosto 2000.

Storia vecchia di dodici anni sulla quale la giustizia sportiva aveva tentato di fare luce con squalifiche in primo grado (un anno per Gallo, Zauri, Siviglia, Aglietti e l'attuale tecnico del Milan Allegri, sei mesi per Banchelli) e proscioglimenti davanti alla corte d'Appello. "Il risultato fu concordato? Sì, è così. Non posso continuare a dire diversamente. E se qualcuno vorrà altre spiegazioni sono pronto a darle" rispondeva Doni al giornalista.

Era il 28 gennaio scorso. Seguirono smentite seccate da parte di Allegri e degli altri protagonisti tirati nuovamente in ballo e una domanda fuori verbale nell'interrogatorio reso da Doni il 29 febbraio. "Lei sarebbe disposto a parlare anche di Atalanta-Pistoiese del 2000?" la richiesta degli investigatori della Figc: "Perché? Non è prescritta?" la risposta di Doni. Poi non se ne è saputo più nulla. Allegri e gli altri non sono stati chiamati come ipotizzato in quesi giorni e la Procura federale è stata travolta dalle carte provenienti da Cremona.

Del resto sarebbe stato tempo perso essendo caduto tutto in prescrizione esattamente come lo sarebbe convocare Bravo per parlare di Juventus-Parma del 1997 e farsi chiarire alcuni punti oscuri di una partita che, come ricostruito da 'La Gazzetta dello Sport' visse in realtà solo un tempo prima di scivolare via nella noia e con qualche fischio alla presenza - a bordo campo - di Moggi e Sogliano. Gara finita 1-1 (autorete Zidane e rigore Amoruso tutto nel primo tempo) e che lasciò la Juventus a +6 sul Parma di Ancelotti a due giornate dal termine in una classifica che alla fine vide trionfare i bianconeri con due lunghezze di vantaggio sulla squadra di Ancelotti.

Circostanze che appaiono sospette solo oggi alla luce delle rivelazioni dell'ex centrocampista del Parma ("All'intervallo ci siamo accordati per un pareggio... Dissi ai miei compagni 'Siete mattia, possiamo vincere'. Mi risposero: 'Sta buono, in Italia si fa così'") e che potrebbero al massimo finire in un libro di storia non avendo la giustizia sportiva alcuna possibilità di perseguire gli eventuli responsabili.

Il bivio, però, si propone davanti a Palazzi perché dall'estate scorsa esiste il precedente della relazione del pm sportivo sulle telefonate di Facchetti e gli atti emersi nel processo di Napoli nel cosiddetto filone di Calciopoli-bis. Allora Palazzi scelse di sentire Moratti e gli altri e alla fine scrisse le 72 pagine che rappresentano il caposaldo delle rivendicazioni juventino sullo scudetto 2006. Ipotizzò per l'Inter il deferimento (impossibile per avvenuta prescrizione) per illecito sportivo chiarendo anche come nell'estate 2006 l'analoga richiesta era caduta per tutti i club coinvolti. Si augurò che l'Inter rinunciasse alla prescrizione e vergò un documento di rara durezza su Facchetti.

Qualcuno già all'epoca obiettò che si trattava di tempo sprecato e di un'indagine che non avrebbe dovuto nemmeno iniziare perché evidentemente destinata a chiudersi con la prescrizione. L'avvocato Catalanotti, legale del Brescia, arrivò addirittura ad impugnare il documento davanti all'Alta Corte del Coni chiedendone l'annullamento perché "abnorme". Chi aveva ragione? Palazzi a ricostruire comunque una vicenda evidentemente non più processabile o chi lo riteneva un lavoro inutile? Il problema si ripropone oggi con Bravo e le sue rivelazioni.

Se vale il principio dell'etica che "non cade in prescrizione" come vuole Abete l'approfondimento è d'obbligo. Ma il tempo stringe e i processi sul calcioscommesse da istruire (forse anche un quarto in autunno) non permettono distrazioni. Ultima annotazione: il video dell'intervista a Bravo è stato rimosso poche ore dopo la pubblicazione.

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