Sport

Calcioscommesse: in arrivo nuovi arresti

La seconda fase dell'inchiesta di Cremona tra caccia al denaro ed alle persone

Il pm di Cremona, Roberto Di Martino, che guida l'inchiesta sul calcioscommesse – Credits: Raffaele Rastelli/Ansa

Conti cifrati. Intermediari senza volto. Valigette stipate di contanti. Agenti dell’Interpol sotto copertura. Regolamenti di conti interni alla mafia asiatica. La tanto attesa “fase 2” dell’inchiesta della Procura di Cremona sul calcioscommesse, con l’incedere dei giorni e dei riscontri investigativi, assomiglia sempre di più a una spy story. Allontanandosi dai prati verdi per mettere nel mirino i meccanismi finanziari dell’operazione, che poi del resto è ciò a cui gli inquirenti avevano dichiaratamente puntato dall’inizio, scegliendo non a caso di perseguire la frode sportiva consumata tra serie A, B e LegaPro non come un reato qualunque, ma come fine di un’associazione a delinquere.
ALTRI SEI MESI - Che gli investigatori al lavoro fossero vicini a decifrare il flusso settimanale di soldi e informazioni tra l’Italia, il resto d’Europa e i bookmaker asiatici era diventato evidente già alla fine di novembre, con la richiesta di proroga delle indagini preliminari avanzata dal gip di Cremona Guido Salvini, titolare del fascicolo assieme al procuratore capo Roberto Di Martino. Gli indagati dalla piccola procura ormai sono oltre 130 (tra loro, contrariamente a quanto sostenuto dai suoi difensori in estate, dovrebbe esserci anche lo juventino Leonardo Bonucci) e, esauriti gli ulteriori 6 mesi di tempo concessi, i magistrati sono intenzionati a chiudere la vicenda con le richieste di rinvio a giudizio.
IL SECONDO LIVELLO - Entro il prossimo giugno, che segnerà tra l’altro il secondo compleanno dell’inchiesta, magistrati e forze dell’ordine dovranno quindi trovare risposta alle numerose domande ancora in sospeso sul secondo livello dell’organizzazione: qual è la reale disponibilità economica della cupola? Da dove arrivano (e soprattutto, dove sostano) i capitali necessari a trasformare ogni soffiata sui risultati in una puntata milionaria? Quali sono i canali e chi sono le figure di contatto con la criminalità organizzata italiana e straniera? Quesiti che i calciatori italiani non hanno saputo soddisfare: i loro contatti, infatti, erano limitati alla banda degli slavi, capitanata secondo le accuse da Almir Gegic che si è costituito lo scorso 26 novembre. Neppure gli interrogatori dell’ex centrocampista del Chiasso, però, sono serviti a raccogliere materiale utile.
CACCIA A MISTER X - I nuovi elementi sui quali in questi giorni si lavora a Cremona arrivano dunque da altri fronti. Quali? In primo luogo ci sono gli accertamenti su “Mister X”, l’intermediario senza volto che secondo diversi testimoni si aggirava nella hall dell’hotel Una Tocq di corso Como a Milano offrendo dritte sicure sui match combinati in serie A in cambio di una parcella da 600 mila euro. Sarebbe lui l’anello di congiunzione tra il mondo del calcio, gli “zingari” e i capitali che le mafie italiane (in primis la camorra) hanno deciso di investire nel business delle partite truccate. Gegic, che prima di consegnarsi alle autorità italiane ne aveva parlato in un’intervista alla Gazzetta dello Sport, non l’ha riconosciuto tra le persone che gli sono state mostrate in fotografia, ma gli investigatori, grazie ad altre due testimonianze definite “importanti, se non decisive” sono convinti di averlo ormai individuato. È un uomo siciliano, sulla sessantina, con un’attività regolare e distante dal mondo del pallone ma tuttavia ben introdotto nel calcio minore e in quello giovanile (non solo dell’isola) dove ha contatti frequenti con dirigenti, allenatori e giocatori. Il suo arresto, come hanno spiegato a Panorama.it tre differenti fonti investigative, potrebbe non essere lontano.
I LATITANTI - Il resto del quadro probatorio potrebbe arrivare, nei desiderata degli inquirenti, dal racconto di altre due figure-chiave di questa inchiesta infinita che ancora mancano all’appello.  
Il primo è il macedone Hrystian Ilievski, vero numero uno della banda, che dal suo buen retiro macedone ha fatto sapere di essere pronto a costituirsi. I giudici hanno trattato i termini della resa con il suo avvocato mentre gli uomini dell’Interpol, che sanno esattamente dove si trova, hanno lavorato per recidere i legami tra lui e la sua organizzazione: un centinaio di bodyguards ed ex paramilitari che hanno costituito la sua rete di supporto durante la lunga latitanza, ma soprattutto avrebbero continuato ad applicare il “modello Scommessopoli” nei Paesi dell’Est Europa. Primo fra tutti la Bulgaria, dove la settimana scorsa la polizia ha arrestato 12 calciatori per un giro di puntate illegali che coinvolgeva le prime due serie del campionato locale. Le analogie con l’Italia? Infinite: dalle collette nel chiuso degli spogliatoi alle conversazioni intercettate su Skype (alcune di quelle trascrizioni potrebbero essere giudicate interessanti anche dagli investigatori italiani), dalla fuga di notizie sugli arresti imminenti al ruolo chiave avuto nell’inchiesta dagli “sceriffi” dell’organizzazione  SportRadar e dalla società di scommesse SkySport365. Otto mesi fa Yordan Dinov, responsabile locale del brand, è stato freddato con cinque colpi di pistola sotto la sede della sua agenzia.
L’altro latitante sul quale il cerchio è pronto a chiudersi, secondo quanto ricostrtuito da Panorama.it, è un membro di vertice dell’organizzazione asiatica che fa capo al ricercato Tan Seet Eng. A differenza del suo capo, però, non vivrebbe a Singapore ma in un altro Paese della cintura Sudest, dove il business criminale di Tan si è riorganizzato su base federativa (non senza qualche frizione tra i membri della prima linea) e continua a combinare incontri di calcio. Quello che non sa è che nel Paese dove si trova, che Panorama conosce, le autorità sono pronte a concedere l’estradizione a quelle italiane, ufficialmente sulla base di una richiesta di rogatoria per motivi fiscali.
I CONTI SVIZZERI - Un altro Stato dove le richieste di rogatoria spiccate dalla procura cremonese abbondano è certamente la Svizzera. Qui i magistrati stanno cercando di ricostruire l’ultimo passaggio finanziario, l’assist attraverso il quale i proventi delle scommesse azzeccate ritornano nelle tasche dei tesserati italiani coinvolti. Gli indizi, ormai quasi certezze, in questo caso conducono ancora verso la prima tappa dell’indagine patrimoniale: il Canton Ticino. Qui, per la precisione a Lugano, risiedevano Gegic e molti altri indagati.
Rispondendo il 2 settembre 2011 all’unico interrogatorio precedente il suo arresto, l’ex calciatore aveva spiegato al procuratore ticinese Nicola Corti: “È vero che ho molti soldi in banca, ma è dovuto soltanto al fatto che io e i miei familiari siamo capaci di vivere con un’austerità che forse non è così usuale per gli svizzeri”. Naturalmente i magistrati italiani la pensano diversamente, ma finora sul punto Gegic, fanno sapere dal tribunale cremonese, non si è certo dimostrato collaborativo.
Sempre a Lugano, durante la “fase 1 dell’inchiesta”, era stata scoperta la prima importante pezza d’appoggio bancaria: un conto legato alla fiduciaria Clever Overseas riconducibile, secondo l’accusa, a Giuseppe Sartor, Beppe Signori e al cosiddetto “gruppo dei bolognesi”. E, ancora qui, sono stati individuati altri depositi, utilizzati per far transitare una parte del monte ingaggi e sponsorizzazioni percepita in nero da alcuni calciatori della serie A italiana. Pratica più diffusa di quanto si pensi, tanto che anche questo filone d’inchiesta potrebbe presto allargarsi visto il coinvolgimento di un paio di nomi importanti della gestione patrimoniale italo-elevetica. Ma la connessione è un’altra: alcuni di questi conti, intestati o riconducibili a calciatori già coinvolti in Scommessopoli (o a loro prestanome) sarebbero stati alimentati negli anni scorsi anche con i proventi delle puntate. Nelle prossime settimane il quadro potrebbe chiarirsi.

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Commenti