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Campionato al via, con la Juve davanti chi lotta per il secondo posto?

Il mercato low cost del campionato si avvia alla chiusura. Tra chi resta (De Rossi) e chi va (tutti i top player) ecco gli scenari della serie A

Daniele De Rossi (Credits: La Presse)

De Rossi sta dicendo che la storia di lui al City è tutta una invenzione dei giornalisti. Mamma mia che fantasia. Del resto ce ne vuole e ce ne vorrà tanta per immaginare un campionato pieno di colori, dopo una diaspora senza precedenti. Immaginatevi un bambino cui hanno portato via la Playstation e gli hanno messo in mano una bella scatola di acquarelli: divertiti adesso, bimbo bello. Pane (duro), amore e fantasia appunto. Anche perché i colori sembrano solo due, quelli neutri, il bianco e il nero.

Ai cancelli del campionato chi ha in mente di sfidare la Juventus può giusto appoggiarsi alla scaramanzia: domenica hanno sollevato il Trofeo Berlusconi, il gatto nero di fine estate, l’anno scorso toccato al Milan. E vedete un po’ come è finita. Fuori dallo scherzo (scherzo, poi?) c’è luce, come avrebbe detto Galeazzi, tra la barca campione d’Italia e tutte le altre, luce scavata dal mercato.

Basta leggere: la Juventus ha rubato il cuore del centrocampo dell’Udinese, Asamoah e Isla, non stelle ma supergiocatori; si è messa in mezzo alla difesa Lucio, e qui non è detto sia un gran vantaggio, dato che preferiamo mille volte il Bonucci della passata stagione e dell’Europeo, graziato dalla giustizia sportiva e molto meno farfallone del sopravvalutato brasiliano. Ha infilato idealmente a Giovinco la maglia di Del Piero, ovviamente non con l’idea di farlo marcire in panchina come il capitano dell’ultimo anno, ma con quella di creargli una rampa di lancio. Insomma, tutto giusto.

Lì si è sognato e straparlato di top players, ma è inutile oggi fare la corsa con gli arabi e contro gli ingaggi che questi pigliano in Inghilterra e in Spagna. E poi sarebbero serviti davvero Van Persie, o Dzeko, o Llorente oltre che per riempirsi un po’ la bocca?

Nessuno di questi avrebbe trasformato la Signora in una superpotenza europea: le classiche tre o quattro sono ancora troppo lontane. Nessuno di questi avrebbe aggiunto molto a una supremazia interna evidente. Per meriti propri e demeriti altrui. L’Inter è più o meno la stessa che è rimasta fuori dalla Champions e non saranno Palacio o Pulcinella Cassano a cambiare le cose più di tanto. Il Milan partiva con Nesta e Thiago Silva al centro della difesa e Ibra in attacco, ora arriva con Acerbi e Bonera dietro, Pazzini e Pato con la salute di un nonno davanti. Fate voi. Interessante può essere semmai il mischione che si può creare alle spalle di Madama, al momento qualcosa di molto confuso.

Perché non siamo così convinti che il Napoli formichina sia molto più debole delle due di Milano, con quel ragazzetto di Insigne che non è Lavezzi ma può diventare qualcosa di importante. La Roma di Zeman somiglia alla Gioconda, cioè ha la faccia impossibile da leggere del suo allenatore: se ci credono e lo spogliatoio non si incendia, si può pensare a qualsiasi cosa, meno una che si chiama scudetto. Non raccontiamoci frottole almeno ora che i cancelli non si sono ancora aperti: si corre per il secondo posto e da sabato faremo finta di divertirci lo stesso e litigheremo sul serio. Al solito.

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